Rap alternativo così ruvido e chirurgico, da noi, non se ne sentiva da un po’. Non altrettanto torbido, storto e vivo almeno. Gli jesini Esseforte arrivano al primo Lp con un approccio anfibio: un piede affondato nell’underground statunitense più di frontiera (Clipping, Kill The Vultures, Death Grips), l’altro ben piantato nel nostro sottobosco, da qualche parte fra jazzcore, noise-rock e derive sorprendentemente progressìve.
I marchigiani – il rapper Matteo Bosi (“boso”) e tre musicisti dal background rock: Riccardo Franconi, Jonathan Iencinella e Tommaso Sampaolesi – si erano già fatti notare con una manciata di singoli a cavallo tra 2023 e 2024, ma è con “Crepa nel buco” che mettono in chiaro le proprie intenzioni: niente compromessi, niente scorciatoie. Fra traiettorie oblique e svolte inaspettate, ogni brano è un labirinto a sé.
“Tic toc” apre con un boom-bap scheletrico, solcato da chitarra lancinante e un violino che pare uscito dall’armadio avant-rock (Residents? Snakefinger?). “Dopo di me” si muove invece tra beat acidi quasi trip-hop e una coda di chitarre crimsoniane, su poliritmo 3-contro-2. “Ferro pieno” evolve da uno sviluppo stagnante e ciclico a un finale filastroccante e cinico – un crescendo su ritmo spezzato, con un inatteso, ascendente sample spiritual a dargli un’aria insieme grandiosa e sferzante.
Ma è “Tarlo”, forse, il pezzo più sorprendente: electro-dub quasi Subsonica, scarti su cassa dritta e synth acid dance, voci che gorgogliano e si sommano, in una ridda di mutazioni imprevedibili.
Ovunque, “sporche” graffianti e delivery tagliente, stratificata. Un flow classico senza risultare old school, lontano tanto da rime con il pilota automatico (apprezzabile la completa assenza di similitudini, altrove onnipresenti in chiusura di barra) quanto da uno swag macchiettitico stile Studio Murena. E se i testi a volte un po’ girano a vuoto, il loro sembrare più esercizio di stile risulta, più che un difetto insormontabile, la misura entusiasmante del potenziale che è ancora da sviluppare.
“Crepa nel buco” è il primo passo di un gruppo che vuole contaminare davvero: elettronica scura, rap viscerale, chitarre slabbrate, ritmi contorti, tutto a servizio di un linguaggio inquieto, tra fotogrammi corrosi e voci fuori campo. Un immaginario irregolare che evoca contrasti, nervi scoperti e una musica che diventa ferina ancora di salvezza. Bentrovati.
20/07/2025