Coprodotto da Nils Frahm al Leiter Studio del Funkhaus di Berlino, “Nilam” è uno dei due “doni” che Ganavya ha rilasciato nel 2025. L’altro è un Ep da due tracce realizzato con Sam Amidon e intitolato “Madi”. La cantautrice e polistrumentista, nata a New York e cresciuta nel Tamil Nadu, in “Nilam” dà vita a sette nuove canzoni in cui immerge tutto il suo strano folclore, denso di evocazioni ancestrali, lamenti, gioie, corse verso il selvaggio infinito dell’anima. Insomma, senza alzarsi troppo dalla sedia, si potrebbe dire una sorta di Enya prestata alla world music di matrice indiana. Ma anche (e soprattutto) una vagabonda sfacciata il cui scopo è recuperare racconti e canti tramandati di generazione in generazione dalla sua “tribù”. Cresciuta infatti sui sentieri di pellegrinaggio con le colonne sonore di harikathā in sottofondo, Ganavya Doraiswamy ha vissuto un’infanzia decisamente sui generis che l’ha portata a destreggiarsi anche con alcuni strumenti in parte estinti, inclusi peraltro in “Nilam”, come la yaazh, ovvero l’antica arpa tamil.
Nelle sette canzoni di “Nilam” riaffiora un fortissimo attaccamento alla propria comunità, tant’è che i genitori di Ganavya cantano in “Nine Jeweled Prayer”, mentre “Sees Fire” è un palese inno alla pace universale, con al centro il pianeta Terra da salvare praticamente da ogni male possibile.
L’album è stato composto tra il primo concerto sold-out del 2024 a Berlino di Ganavya e quello tenuto alla Union Chapel di Londra. A balzare subito all’orecchio è una spiccata e costante forma di gratitudine per le grazie concesse dalla natura, che pervade la voce di Ganavya, alle prese per tutto il tempo con una riflessione sulla vita e i suoi talvolta imperscrutabili effluvi.
Se il precedente “Daughter Of A Temple”, registrato nel 2022 alla Moores Opera House con oltre quaranta musicisti, tra cui Esperanza Spalding, Wayne Shorter e Shabaka Hutchings, tendeva ad ampliare lo spettro narrativo di Ganavya, “Nilam” è un ritorno alle origini privato, composto, allestito quindi senza scomodare nessuno, a parte i sopracitati familiari. Tra un canto calibrato su poche note alla yaazh e l’altro, spicca la preghiera “Pasayadan”, che l’ex-Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha addirittura inserito tra le sue canzoni preferite del 2025. La vocazione naif di Ganavya emerge comunque sia nei momenti più concisi dell’album, come la nenia “Sinathavar Mudikkum”, sia tra le lacrime angeliche di “Song For Sad Times”, mentre la cosiddetta ricerca della felicità spazia tra gli accordi sospesi di “Not A Burdem”.
Al netto di un’eccessiva popolarità, che potrebbe tendere a confondere le idee sulla bontà spirituale della musica di Ganavya, “Nilam” conferma lo spessore di una cantautrice ancorata tanto alla cura delle tradizioni canore e strumentali della sua terra quanto a un approccio accademico teso a espandere ulteriormente tali confini. E’ un’inclinazione personale che probabilmente deriva tutta dagli studi universitari di Ganavya, che ha conseguito una laurea in etnomusicologia all’UCLA e un dottorato di ricerca in pratica creativa e indagine critica a Harvard, dove, per giunta, ha pure diretto il Songwrights Apothecary Lab, un laboratorio di ricerca sperimentale ideato da Esperanza Spalding. Non male per una giovane “vagabonda” alla costante ricerca di canzoni che rievochino l’antico spirito delle cantrici tamil.
Il significato di “Nilam” viene da “nil”, la parola tamil che indica la “terra” e, come racconta la stessa musicista, “può essere un comando sia per muoversi che per rimanere fermi”. E ancora: “Per chi è insensatamente silenzioso, è un comando per difendere ciò che è giusto. Per chi è insensatamente rumoroso, è un comando per rimanere fermi. Per me, è equilibrio, il cuore del vero ritmo della vita, del cambiamento, della terra, dell’atterraggio”. Parole che sottintendono al meglio l’anima di un disco curato in ogni dettaglio e nel quale il pericolo di una spiritualità a gettoni e a buon mercato resta sempre alle porte. Il che, in particolare di questi tempi, è un’autentica manna del cielo.
09/01/2026