E’ un disco che parla di cambiamento, “Teeth Of Time”, quello causato da eventi imprevisti e in questo caso gioiosi, come la recente nascita del figlio del cantautore, ma è una felicità fugace e non priva di inquietudine, quella che Joshua Burnside racconta in queste nuove canzoni.
I dieci capitoli di “Teeth Of Time” trasudano bellezza e verità, sia quando profumano di vecchi pub dove poter scambiare due chiacchiere (“Marching Round The Ladies”), sia quando il suono straziante del violino e il delicato tocco di un mandolino intercettano glitch e disturbi elettronici in perenne duello con una voce femminile, field recording e suoni carpiti da una radio (“In The Silence Of”).
“Teeth Of Time” è un disco folk inclusivo: la tradizione è rivisitata con intelligenza e azzardo, al punto che un brano come “Sycamore Queen” prende corpo su sonorità noise per evolversi verso un canto corale che profuma d’antico.
Le canzoni sono ricche di riflessioni pungenti e concrete. Già dalle prime note Burnside mette in campo una confessione aspra e vivida sul fallimento di una generazione che ha coltivato la speranza, per poi tradirla in nome della fama e del successo, nelle parole rivolte al figlio c’è l’amara realtà dei giorni correnti: “La verità è che abbiamo rovinato tutto, e ogni centimetro di esso, l’abbiamo venduto a poco prezzo, quindi dovrai combattere per riaverlo”.
Con queste premesse diventa ancor più netta la dicotomia tra poetica folk e manipolazioni a base di drone-music e noise, spesso foriera di splendide ibridazioni creative con banjo e violino che duettano con fragili inserti strumentali (“Ghost Of The Bloomfield Road”), ma anche di ballate dal piglio lirico e armonico limpido e piacevolmente nostalgico (“Good For One Thing”).
Non sorprende che la presentazione dell’album sia stata affidata a “Climb The Tower”, brano decisamente delicato e confortevole, anche se la pagina più intensa di “Teeth Of Time” corrisponde al brano più viscerale e intimo dell’autore, una disarmante confessione di quotidiane difficoltà familiari, che Burnside incornicia con una stratificazione narrativa che funziona sia dal punto di vista lirico che da quello musicale. Un piccolo capolavoro di scrittura che rende ancor più preziosa una delle prime inaspettate perle di questo anno in corso.
29/03/2025