Quel che ne differenzia ulteriormente l’opera è la costante ricerca di nuove sonorità: Juana Molina, pur non rinunciando alla tradizione musicale argentina, ha sperimentato tecniche e linguaggi moderni, introducendo tecniche come il loop ben prima di altri artisti e addestrando tastiere e altre diavolerie elettroniche con una visione avantgarde, minimalista ma anche prog. Il suo percorso discografico è contrassegnato da continue evoluzioni e approcci inediti con il vasto campionario di synth e modulatori disponibili. Trent’anni di irrequiete e avvincenti sequenze di drone-music, loop, trasfigurazioni chitarristiche e vocalità ammalianti come il canto delle sirene, un crescendo che non trova sosta e che in “Doga” va ben oltre le premesse.
Quasi cento ore di registrazione hanno preceduto la realizzazione di questo nuovo album. C’è voluta la mano sapiente del giovane produttore Emilio Haro per poter mettere ordine in una marea di idee, prima ridotte a 30 ore e poi rimaneggiate nella forma definitiva, consistente in soli 55 minuti di pura alchimia sonora.
Ambizione e innovazione sono due termini ricorrenti nelle cronache della critica contemporanea, escamotage lessicali spesso sinonimi di mancanza di idee o di eccessiva autoindulgenza creativa, ma per Molina sono solo due parole di uso comune che ben poco hanno a che fare con l’intensa e pura bellezza di queste dieci composizioni. La sua musica è ambigua e seducente, solenne, maestosa e ultraterrena senza mai volerlo ostentare (le due enigmatiche e complesse tracce che aprono e chiudono l’album, “Uno Es Árbol” e “Rina Soi”), carezzevole e affabile anche quando il suono resta algido e scarno come in un vecchio album dei Cluster – “La Paradoja”.
“Doga” è un insieme di canzoni che non disdegnano oblique strategie pop (“Desinhumano”), che dialogano con il romanticismo fino a stravolgerne l’essenza con una melodia tanto semplice quanto perfetta (“Siestas Ahì”), ed è oltretutto un continuo rigoglio di idee e soluzioni strumentali ardite: dal jazz-glitch della pulsante e ibrida “Indignan A Un Zorzàl” al graffio chitarristico che importuna il crescendo di “Va Rara” e al florilegio di chitarre che suona come una sezione archi nella suggestiva e anarchica “Miro Todo”, una traccia che sembra uscire da una delle prime incisioni dei Faust.
Con “Doga” Juana Molina si conferma come una delle artiste più innovative e stimolanti della scena musicale contemporanea. Nelle mani della musicista argentina l’avanguardia diventa materia musicale accessibile e non forzatamente colta e intellettuale: niente trucchi o annunci trionfali, solo pura creazione come forma d’arte destinata a durare nel tempo.
22/11/2025