MON LAFERTE - Femme fatale

2025 (Sony latin)
canción melódica, vocal-jazz

Altro album, altro cambio d’abito. Fermamente decisa a non ripetersi mai, a reinventarsi e spingersi un passo più in là, anche fosse solo per sorprendersi di quanto i limiti possano essere un costrutto fragilissimo, a poco più di due anni dal notevole “Autopoiética” la pasionaria del pop latinoamericano Mon Laferte torna con “Femme Fatale”, un album totalmente diverso, sicuramente sospinto da uno slancio emotivo analogo a quello che ha ispirato tutta la carriera della musicista di Viña del Mar, ma spostato indietro di parecchi decenni rispetto alle sue recenti esplorazioni. Calandosi nei panni di una sciantosa jazz, l’autrice trasporta il suo appassionato bagaglio interpretativo in una cornice creata su misura per esaltarlo in tutte le sue sfaccettature, nel dramma e nel tedio, nel tormento e nel rimpianto. Mai come adesso nella sua carriera, personaggio e interprete diventano un insieme inseparabile.

Anche se trucco e parrucco tradiscono la finzione messa in atto, l’intensità vocale di Laferte è tale da farti dimenticare l’ombretto e la parrucca, il fumo e gli anacronismi, trascinandoti nel suo mondo di lacrime e abbandoni, di fuoco vivo e memorie algide. Nel continuum latino che ha animato tutte le varie ere discografiche della musicista si inserisce naturalmente anche quest’ultima: il jazz della cilena viene fuori da un crogiolo in cui coesistono gli spunti della canción melodica classica, le forme più romantiche della cebolla che tanto animò la striscia di dischi di metà anni Dieci, la raffinatezza del bolero. Tutto quello che serve perché Laferte tessa la sua tela, ammaliante nella forza delle confessioni che sa trattenere: dal tono fumoso della title track, canto alla luna dove la musicista si definisce “experta en el arte del sabotear”, passando per le chitarre bluesy del violento ritratto d’uomo di “Mi hombre” e la viva passione di “Eso es amor” (primo di tanti featuring che appaiono in scaletta), il fuoco della musicista arroventa anche gli scenari più cupi, impersona il trasporto emotivo con una potenza che non ammette prigionieri.

Siamo ben lontani dall’affettata ironia, dal distacco galante di altri nomi-simbolo del jazz vocale contemporaneo, qui si parla piuttosto di amore come rivoluzione, di città vissute con la forza dell’epica interiore (l’eleganza elettrica, un po’ Cécile McLorin Salvant, di “Veracruz”), tratta, a passo rallentato di cumbia, “El gran señor” come lo squallido abusatore che è, spezza il ritmo irrompendo con uno serrato spoken-word, dove pianoforte e contrabbasso avvolgono il racconto come una brutale performance di slam-poetry. E se l’amore è tirannia, tanto vale trovare un’amica fidata con cui condividere i mali di tale giogo: assieme a una Nathy Peluso che qui dona una delle interpretazioni della sua carriera, l’arrembante cha-cha-cha di “La tirana” tira fuori tutto il desiderio, tutta la consapevolezza insita in un problema senza apparente soluzione, legato a una figura troppo sfuggente per essere vera.

Si procede quindi a idealizzare vecchi jazz-club, finché la solitudine non ci presenta il conto (“Hasta que nos despierta la soledad”), a insinuarsi nei locali del fu Brill Building (“Melancolía”), fino ad arrivare al compimento ideale di tanta tribolazione, un matrimonio inscenato come romanza folk-pop, in compagnia di due pesi massimi della canzone messicana quali Natalia Lafourcade e Silvana Estrada (“My One And Only Love”).

Quello che conta, dopo tante lacrime e tante sigarette, è arrivare finalmente ad accettarsi nelle proprie rughe, a ritrovare il bandolo della matassa, a cercare di essere la madre che ha sempre voluto essere. Dismessi i panni da drama queen, le pose del personaggio calzato per tutto il disco, rimane un volto corrucciato, un’ansia strisciante, a permeare la struggente spinta a una “Vida normal”. Che sia l’arrangiamento più carico a denotare tale impulso non deve sorprendere: anche in un brano liricamente più piano, la showgirl non manca di far valere tutto il suo peso. Vita e arte, dietro tonnellate di ombretto.

05/02/2026

Tracklist

  1. 1. Femme fatale
  2. 2. Mi hombre
  3. 3. Otra noche de llorar
  4. 4. Esto es amor (ft. Conociendo Rusia)
  5. 5. Veracruz
  6. 6. El gran señor
  7. 7. Las flores que dejaste en la mesa
  8. 8. 1:30
  9. 9. La Tirana (ft. Nathy Peluso)
  10. 10. Hasta que nos despierte la soledad (ft. Tiago Iorc)
  11. 11. Melancolía
  12. 12. Ocupa mi piel
  13. 13. My One And Only Love (ft. Natalia Lafourcade & Silvana Estrada)
  14. 14. Vida normal

MON LAFERTE sul web