VAURUVÃ - Mar da deriva

2025 (Kaat)
atmospheric black metal, folk-metal

Não há por aqui ou noutro lugar caminho de chão que leve até lá; preciso aprender o segredo das águas, cruzar o vazio no canto do olhar.

Vauruvã è il nome di un curioso progetto musicale brasiliano nato nel 2020, a Rio de Janeiro. I fondatori sono il polistrumentista Caio Lemos (vedi anche Bakt, Bríi, Kaatayra, Serafim, Vestígio) e il cantante Bruno Augusto Ribeiro, anche autore dei testi. Propongono un black-metal atmosferico e progressivo, cantato in portoghese e profondamente ispirato alla natura, con un respiro spirituale e contemplativo.

Il debutto, “Manso queimor dacordado” (2021), ha attirato l’attenzione per la sua intensità emotiva e le atmosfere suggestive, alternate a momenti feroci. Con “Por nós da Ventania” (2022), la band ha sperimentato una scrittura più libera, accentuando la componente folk ma rimanendo ancorata a stilemi di metal estremo tradizionale, persino thrash-metal in alcuni frangenti.

Questo “Mar da deriva” (2025) è ancora più ambizioso: solo tre composizioni estese, che portano il black-metal atmosferico, progressivo e mutante a unirsi profondamente con la tradizione musicale brasiliana in una lunga riflessione sul rapporto tra uomo e natura. “Legado” (9 minuti e mezzo) apre proprio con una danza tradizionale, malinconica e desolante, prima di impennarsi in un black-metal al contempo melodico, feroce e molto elaborato, con un ossessivo lavoro di chitarre, interventi melodici e un drumming bestiale. Dopo 7 minuti una melodia s’insinua più delle altre, aprendo per una coda lirica e tragica, tra percussioni tradizionali e trenodia funebre.

“Os caçadores” (quasi 11 minuti) apre con suoni della natura e dolci interventi melodici, poi trasformati in una solenne marcia black-metal a velocità media, portata avanti per accelerazioni febbrili, spezzata da più dolci e melodici interventi vocali e resa più dinamica dal continuo lavoro chitarristico. Poco prima del settimo minuto rimane solo una soffusa, tensiva danza, ad accompagnare l’ultima strofa del testo e la conclusione del racconto dei due cacciatori del titolo.

C’è tempo per un’altra fiammata black-metal, mentre la coda fluttua eterea negli echi incorporei. “As selvas vermelhas no planeta dos eminentes” è il compimento di questo black-metal atmosferico, ancestrale e spirituale. In 15 minuti e mezzo il duo ha spazio per sviluppare un discorso musicale più compiuto. La trenodia cosmica iniziale diventa un black-metal con spunti progressive prima di partire a rotta di collo. L’afflato cosmico ritorna trasfigurato in una melodia dolente, fragilissima e un cantato liturgico che si amalgama allo scream bestiale. Arrivati alla metà del brano, le varie anime che lo compongono si alternano all’attenzione dell’ascoltatore, finché un’ultima esplosione non riduce tutto quasi al silenzio. Emerge una misteriosa danza da camera, al contempo ancestrale e futuristica, su cui far germogliare un triste ballo per chitarra acustica che riconduce poi al black-metal, per un nuovo spaventoso assalto prima del mistico finale incorporeo, tra melodie idilliache.

Per chi è particolarmente avvezzo al black-metal atmosferico e alle incarnazioni più prog e folk del genere, sarà facile individuare paralleli con altri e più famosi gruppi. Inoltre, già il precedente album e parte della carriera di Caio Lemos esploravano territori sonori non troppo distanti da questo. “Mar da deriva” non è quindi una totale novità, ma dosa con eleganza i suoi ingredienti, piegando il discorso del black-metal verso un messaggio che racconta del legame tra uomo e natura come del cosmo. Rapiti da questi brani, possiamo lasciare che i pensieri vadano dolcemente alla deriva. 

12/09/2025

Tracklist

  1. 1. Legado
  2. 2. Os caçadores
  3. 3. As selvas vermelhas no planeta dos eminentes