Nato come duo e presto diventato il solo universo di Noa Kurzweil, Voice Actor aveva già firmato nel 2022 “Sent From My Telephone”, uno dei lavori più magnetici dell’anno: un mosaico ipnagogico di oltre quattro ore, simile all’universo di Carla Dal Forno ma intriso di collage sonori cupi e onirici. Con “Lust (1)”, costruito insieme al producer gallese Squu, la struttura si riduce a quattordici frammenti sospesi ed essenziali. Sorretto da un corpus ritmico notturno e letargico, si erge la voce quasi evanescente di Kurzweil, come se del pop sbiascicato in dormiveglia venisse immerso nel sogno lucido di un set techno.
Il concept ruota attorno all’agricoltura, intesa non solo come fatica ma come rituale: gesto rurale che, reiterato, diventa danza e complicità, soprattutto se condiviso. Da questa idea di raccolto come piacere nasce una sensualità sottile, viva come un respiro trattenuto: l’atto agricolo come metafora carnale, un ritmo da corpo a corpo. Se Carmen Villain evoca freddezza o distacco, qui il battito è suadente e vibrante, e porta con sé la malinconia lasciva di Dean Blunt e Inga Copeland.
Lungo riflessi dub techno e dissolvenze ambient, il lavoro esplora una gamma emotiva ampia e luminosa nella sua opacità. La voce scivola pigra e sussurrata, come se accarezzasse ogni suono. Niente orpelli: esclusi i riverberi, le drum machine restano secche, i tappeti di sintesi mostrano le loro ombre, e tutto si regge su cicli essenziali dove contano soltanto la vibrazione e il magnetismo della linea melodica. Che si tratti di un 2-step frantumato in stile Burial o di un canto fragile, si percepisce un paesaggio gelido ma vellutato, solitario e invitante: un disco che non smette mai del tutto di sussurrare.
31/10/2025