CULT OF DOM KELLER - Unholy Drum

2026 (Fuzz club)
psych-rock

“Unholy Drum” dei Cult Of Dom Keller non è un ritorno ma il risultato di quasi cinque anni di trasformazioni lente, deviazioni, esperimenti condotti lontano dalla superficie. Più che un nuovo capitolo, è la documentazione di una mutazione.
Fin dagli inizi, nel 2007, il gruppo ha operato come una sorta di alchimia sonora, costruendo paesaggi psichedelici disturbati dentro un bunker sonico fatto di feedback, di riverberi e di visioni post-apocalittiche (ancora più accentuate nel valido “Goodbye To The Light” del 2016).

Questo lavoro introduce qualcosa di diverso. Non tanto un cambiamento netto quanto un’apertura improvvisa, come se una parete del loro universo sonoro si fosse incrinata, lasciando entrare aria nuova. Gran parte di questa trasformazione passa dalla collaborazione con Angus Andrew, mente dei Liars, qui coinvolto non tanto come produttore tradizionale quanto come catalizzatore creativo. Andrew sembra aver incoraggiato il trio a smontare completamente le proprie canzoni: tagliarle, ribaltarle, lasciarle fermentare fino a quando non iniziavano quasi a muoversi da sole. È il tipo di processo in cui la struttura smette di essere un punto di partenza e diventa invece qualcosa che emerge lentamente, come un organismo che prende forma nell’oscurità. Il risultato è un disco che mantiene le radici nel cupo psych-noise rock della band, ma lascia filtrare attraverso le crepe una sensibilità più ampia: i brani non procedono sempre come esplosioni psichedeliche incontrollate (una delle cifre storiche del gruppo) ma come strutture instabili, dove synth, chitarre e percussioni sembrano orbitare attorno a un centro magnetico che cambia continuamente posizione (l’imprevedibile “Disappear”).
In parte, questo clima deriva anche dal contesto in cui il disco è nato. Gli anni che separano “Unholy Drum” dal lavoro precedente sono stati segnati da una realtà globale sempre più instabile, e quell’energia nervosa sembra infiltrarsi lentamente nella musica. Non emerge mai come dichiarazione politica diretta, né come manifesto ideologico. Piuttosto come febbre di fondo.

Oggi il trio (Neil Marsden, Ryan DelGaudio e Alistair Burns) sembra muoversi con una libertà nuova. Alcuni passaggi si aprono in spazi più atmosferici, altri assumono una qualità quasi rituale, mentre certe strutture ritmiche sembrano funzionare davvero come quel tamburo evocato dal titolo: un battito ipnotico, a tratti altamente trascinante. Eppure il nucleo visionario dei Cult Of Dom Keller rimane intatto. Le loro canzoni continuano a evocare paesaggi mentali crepuscolari: città svuotate, segnali radio che attraversano cieli tossici, identità che si dissolvono nella statica elettronica. La differenza è che, questa volta, il suono sembra più connesso al presente. L’abbandono dei ruoli rigidi all’interno della band, il rifiuto di strutture troppo definite, la possibilità di seguire un suono ovunque conduca, tutto contribuisce a creare la sensazione che qualsiasi direzione sia ipoteticamente possibile. Ed è proprio questa apertura che rende “Unholy Drum” uno dei lavori più strani e affascinanti della loro discografia. Non la loro vetta, però.

11/04/2026

Tracklist

  1. Live Without Life
  2. Let Me Go, Satan
  3. Disappear
  4. B(o)ing
  5. Leaders With Hooves
  6. Void Horizon
  7. Shoot My Mind
  8. They Cut The Heart From Out Of The Sky
  9. Galaxies SOS

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