Alcuni giorni fa si discuteva tra amici sulla tendenza di alcuni cantautori a compiere errori madornali nell’organizzare la sequenza dei brani di un album, questione forse poco interessante per la maggior parte dei lettori, al contrario rilevante per un artista in cerca del giusto riscontro di pubblico.
L’ultimo disco di Cut Worms, “Transmitter”, rientra esattamente in questa categoria di dischi penalizzati da una scaletta non proprio accurata.
Nonostante la presenza dietro il banco di produzione di Jeff Tweedy dei Wilco, manca quella magia che ha finora tenuto alto il livello della produzione discografica di Max Clarke (aka Cut Worms). Bisogna attendere il quinto brano “Windows In The World” per riassaporare tutto il candore e la genuinità emotiva del musicista e compositore americano, e quel che segue è altrettanto valido e incisivo al punto da chiedersi se con una diversa struttura “Transmitter” potesse ambire ad album più completo della ormai quindicinale carriera di Clarke.
A tenere alta la tensione emotiva sono uno strabiliante rock’n’pop degno del miglior Marshall Crenshaw, “Don’t Look Down”, dove la scelta di Jeff Tweedy di associare sonorità più robuste e grintose e una cascata di riff elettro-acustici crea un vortice sonoro di rara potenza e bellezza, e l'ammaliante folk-pop naif della svogliata “Shut In”, che ripristina tutte le migliori caratteristiche dell’autore: rarefazione e una leggera imperfezione.
Quel che non è in discussione è la caratura di Max Clarke come autore. Anche un potenziale mezzo passo falso come “Transmitter” conserva tutte le caratteristiche essenziali per essere archiviato tra gli album da ascoltare e gustare senza problemi, ma è impossibile non notare che l’aver tirato fuori dalla nebbia la voce nasale dell’autore rende a tratti aspre canzoni che dovrebbero scivolare come il burro sul pane.
Il richiamo fin troppo evidente a George Harrison in “Worlds Unknown” non dispiace, ma il rimarcare assonanze, Tom Petty in “Long Weekend” e i Wilco in “Barfly”, e la predilezione per parti strumentali più cospicue e funzionali a una resa live, attenuano il livello delle composizioni, che restano sempre piacevoli (“Evil Twin”, “Walk In An Absent Mind”), ma non incisive e memorabili come in passato.
Ironia della sorte, “Transmitter” potrebbe forse dare a Cut Worms un più rilevante riscontro di pubblico. Dopo tutto sono molti i dettagli strumentali degni di nota – il riff di basso su “Evil Twin”, il suono del marxophone in “Shut In”, l’elegante fingerpicking di “Walk In An Absent Friend” – e se la normalizzazione dell’assetto sonoro, rimarcata dal finale con tanto di piano-ballad (“Dream”), resterà circoscritta ai soli elementi estetici, sarò tra i primi a salutare con entusiasmo il prossimo passo discografico.
04/04/2026