LILI REFRAIN - Nagalite

2026 (Subsound)
ritual folk

Nei concerti di Lili Refrain si percepisce immediatamente la fatica – quasi fisica – di gestire in totale solitudine una musica complessa, costruita su una fitta rete di loop che si sovrappongono attraverso l’utilizzo di ben cinque looper: una tecnica che richiede non solo controllo, ma una concentrazione fuori dal comune. Una pratica performativa che diventa parte integrante della poetica, dove la ripetizione – e quindi il minimalismo – si traduce in ritualità, evocando per certi versi le liturgie sonore dei Dead Can Dance e accentuando l’effetto di trance indotto dalla reiterazione.

“Nagalite” arriva a quattro anni da “Mana” (2022), probabilmente la summa ritual-folk della chitarrista romana, e segna un cambiamento tanto evidente quanto misurato, condensato in appena quattro brani. Da una parte Lili Refrain sottrae (meno percussioni e meno elementi folclorici), dall’altra aggiunge (più chitarra e più synth).

Un episodio come “Coil”, con la sua linea di synth sospesa tra Kraftwerk e Arnaud Rebotini, sarebbe stato difficilmente immaginabile in “Mana”, così come la figura chitarristica iterativa di “Nagal” rappresenta una deviazione significativa all’interno della sua discografia. L’elemento di musica tradizionale – nel canto e in alcune linee melodiche – non scompare, ma perde la sua funzione prioritaria, diventando solo uno dei livelli possibili anziché il centro gravitazionale.

“Lithos”, con i suoi dodici minuti, chiude idealmente il cerchio aperto dai tre minuti iniziali di “Exuvia”: una sorta di preghiera laica, un’invocazione al cambiamento che si sviluppa come un lungo rituale pagano di trasformazione. Qui i tappeti di synth costruiscono uno spazio sospeso, mentre la voce assume una centralità quasi liturgica, prima che una coda chitarristica finale rimetta in gioco gli equilibri, suggerendo che la trasformazione sia ancora in atto.

20/04/2026

Tracklist

  1. 1. Exuvia
  2. 2. Nagal
  3. 3. Coil
  4. 4. Lithos

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