CHAT PILE - Who Loves The Sun

2026 (The flenser)
alternative metal, noise rock

Solo un anno dopo “In The Earth Again”, disco nel quale i Chat Pile esploravano il loro lato acustico in compagnia del fingerpicker Hayden Pendigo, la band di Oklahoma City ritorna in solitaria per un terzo capitolo nuovamente all’insegna del noise rock più devastante e nichilista. “Who Loves The Sun” è un titolo beffardo: se fosse seguito da un punto di domanda, conosceremmo già la risposta di Raygun Bush e compagni: “Noi no!”.
Basta guardare attentamente la copertina, questa volta incorniciata di turchese, per confermare il postulato. In lontananza si intravedono tre grattacieli, sedi di intelligenze artificiali e finanziarie o scrigni di dati globali, tutti e tre baciati dal sole. La foto è scattata però in prossimità di un casone popolare con le porte divelte e le mura sporche di pece. Ancora una volta la formazione osserva lo sfavillante declino dell’Occidente abbarbicata lontano da esso.

Il groove meccanico della batteria di Cap’n Ron, la chitarra che gronda detriti di Luther Manhole e il basso industriale di Stin, ovviamente insieme alle declamazioni ferine di Bush, seminano baccano sin dall’opener “Creatures”, che ci invita a entrare in un disco senza compromessi e senza le concessioni alternative metal e grunge del predecessore, “Cool World” del 2024. “Who Loves The Sun” ha due missioni. La prima è irridere e maledire il mondo moderno, la seconda è raggiungere la statura di beniamini come Jesus Lizard, Godflesh e Scratch Acid.
Se la successiva “Deep Blue” ancora lascia tracce di melodie nel canto, certo malsane e psicotiche, e “Same Rule” è una cupa e dissonante licenza alla new wave, tutto quello che succede a partire dalla successiva, canzonatoria “Pen I S Mall”, è pura devastazione auricolare. Le chitarre di “Intruder” agiscono come unghie sulla lavagna e quando si aprono inondano l’etere di rumore, il basso di “Shrine” è accordato per fare tremare la terra, mentre “Influence” è infiammata da un fuoco incrociato di riff metal. Il singhiozzante passo sludge di “Family Funeral” ci conduce al finale desolante e inesorabile di “October All The Time”.

È la fine di un viaggio nichilista attraverso la violenza e la cultura dell’orrore americani, dei quali i Chat Pile si riconoscono consapevolmente un prodotto. “Who Loves The Sun”, così, centra entrambi i suoi bersagli, perché consacra la formazione di casa The Flenser come una delle realtà noise più minacciose e rinomate del pianeta.

01/09/2026

Tracklist

  1. 1. Creature
  2. 2. Deep Blue
  3. 3. Same Rules
  4. 4. PEN I S MALL
  5. 5. Shrine
  6. 6. Intruder
  7. 7. Christabel '26
  8. 8. Influence
  9. 9. Family Funeral
  10. 10. October All the Time

CHAT PILE sul web