NEPTUNIAN MAXIMALISM - Nāgabhūtaṃ

(I, voidhanger)
avant-metal, fusion-metal, prog-metal

I Neptunian Maximalism sono un’estesa drone-orchestra a formazione variabile che ha costruito una carriera di invocazioni cosmiche più o meno oscure. All’attivo hanno almeno un capolavoro, “Éons” (2020). Questo “Nāgabhūtaṃ” (da nāga cioè serpente e bhūtaṃ cioè diventare) è un rituale di magia nera interamente improvvisato, tenutosi sul palco del Botanique di Bruxelles il 9 aprile 2025. La composizione è suddivisa in 11 tracce per 42 minuti totali ed è intitolata “Devānām Madhye Nāgabhūtaṃ Dṛṣṭvā Te Bibhyati”, che possiamo tradurre come “Tra gli dei, alla vista di colui che è diventato un serpente, essi hanno paura”.

Sébastien Schmit (batteria), Dirk Wachtelaer (batteria, gong), Jean Jacques Duerinckx (sassofono baritono e sopranino) e Guillaume Cazalet (chitarra elettrica baritono, otamatone, voce) aprono con un sassofono misterioso e una voce mostruosa. Lentamente il rituale diventa più teso e inquietante, fino a prendere la forma di una danza tribale ipnotica. Nella terza parte un passo zoppicante rende ancora più oscura l’atmosfera, generando un jazz-metal spaventoso e abnorme, reso ancora più alieno nella quarta parte, con impennate di chitarra distorta e infine una lugubre invocazione della voce che continua nella tenebrosa quinta parte. Tra frammenti cacofonici e inquietanti assalti di doppia cassa un canto tibetano si erge come lamento cosmico, voce di un mostro degno di Lovecraft.

La tensione non cala nella sesta parte, costruita su un battere metallico ossessivo, via via più frenetico. I frammenti che seguono all’esplosione sono scorie free-jazz che diventano allucinazioni cosmiche nell’ottava parte, un drone unito a un raga venusiano. Una vivace danza guidata dalle percussioni s’addensa lentamente come una nube temporalesca nella nona parte, portando ai tuoni galattici della decima. L’apparizione mostruosa emerge dalla nebbia, maestosa e asfissiante come suggeriscono i droni distorti e i bassi assordanti. Gli strumenti urlano all’abominio, le percussioni scatenano una tempesta, la voce urla mostruosa e ciclopica. Il finale è un febbrile, scatenato climax infernale, un free-jazz-metal a velocità folle che porta a conclusione il rituale abominevole.

Nāgabhūtaṃ sintetizza il sound della band ma lo evolve in una direzione in parte nuova: le invocazioni al sole dei primi tempi sono diventate rituali galattici e poi si sono unite ai raga trascendenti, generando un linguaggio musicale che ora si è fatto esoterico e oscuro. È la loro composizione più lugubre e spaventosa, affascinante almeno quanto le immagini aberranti che suggerisce.

20/08/2026

Tracklist

  1. 1. XI
  2. 2. XII
  3. 3. XIII
  4. 4. XIV
  5. 5. XV
  6. 6. XVI
  7. 7. XVII
  8. 8. XVIII
  9. 9. XIX
  10. 10. XX
  11. 11. XXI

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