La Paradise Of Bachelors ha abbandonato lo status di semplice marchio stampato su fantomatici prodotti fisici per divenire un'etichetta riconoscibile di successo con il nome di Hiss Golden Messenger (poi anch’egli “passato di livello” alla Merge), e sta ora proseguendo un interessante lavoro di creazione di una scena dai caratteri riconoscibili. Ognuno con la propria impronta sta proponendo una prosecuzione del genere Americana declinato in modo più contemporaneo, ma sempre con l’eleganza e la sensibilità che contraddistinguono quello che è ormai considerabile l’antenato mitico, MC Taylor.
Un lavoro di ricerca confermato dal fatto che i Gun Outfit non sono all’esordio, ma al quarto disco, presentato appunto come il loro più raffinato ed elegante. È in modo non dissimulato (e rispettoso) ma vibrante che sfogano in “Dream All Over” la passione per i Velvet Underground (“Matters To A Head”), ambientandoli non nella New York d’avanguardia, ma nel Missouri più umido, come dimostrano le molli riflessioni di “Only Ever Over”.
Si dipana così un paesaggio di provincia (magari un po’ noir: “Wordly Way” potrebbe essere l’inserto dei Grateful Dead/Black Angels nell’ultima stagione di "True Detective", così come “Angelino” l’immancabile ballata del bar) di grande perizia formale, seppur senza momenti davvero interessanti.
L’unico pezzo con un minimo di tiro compositivo è l’iniziale “Gotta Wanna”, che potrà ricordare l’Americana dronico di War On Drugs e Kurt Vile, così come il minimalismo on the road dell’ultimo AA Bondy, con il suo battito di batteria, le chitarre che sembrano fremere, più che suonare.
Qualche interpretazione più “a braccio” del frontman può portare a pensare a Mac DeMarco (la rilassata “Compromise”), a completare il quadro di un disco che sa essere, nella migliore tradizione Paradise Of Bachelors, tradizionalista “con personalità”.