Jim Thirlwell, l'uomo dietro il
wagneriano Foetus, vara l'ennesima sigla Xordox per il debutto lungo "Neospection". Dopo aver sperimentato di tutto, Thirwell approda senza vergogna alla retromania delle tastiere analogiche e ai toni da film di fantascienza
vintage, trasportata lungo gli anni 10 e conclamata a livello globale con la colonna sonora della serie "
Stranger Things" (2016).
L'iniziale "Diamonds" sostanzialmente fa l'appello; e non manca nessuno: crepitio frenetico
Philip Glass-iano, pulsazione alla
Jean-Michel Jarre, droni agrodolci stile
Vangelis e a corredo il battito "autostradale" dei
Kraftwerk. "Antidote" riporta genuinamente ai climi mitologico-futuribili dei film di
John Carpenter. La traversata più epica è quella di "Asteroid Dust", quattordici minuti, sulla cadenza di synth presa dalla "I Feel Love" di
Moroder.
Fortunatamente, però, non c'è solo competente oleografia. A parte la fascinosa ma indecisa "Deep Shelter", ancora alle prese con increspature elettroniche e vocoder, la frenesia supersonica alla
Underworld di "Alto Velocidad", con vocalizzi di soprano, riporta ai suoi Manorexia. Ancor più autentici e personali sono i ricami horror, i contrasti brutali, i tonfi elettronici che irrorano "Pink Eye".
Vuoi per la densità e l'elevato ritmo, per la maturità e la mano sapiente nel montaggio sonico, oltre che nello studio di registrazione (aiuti di Al Carlson, già con
Oneohtrix Point Never), e, al contempo, per la classe nelle rifiniture, queste cineserie d'antiquariato mutano - anche illusoriamente - in sonate d'avanguardia. Alto esperimento di laboratorio basato su scarti: pur nell'incanutimento, v'è sempre la natura del Thirlwell compositore, nonostante l'aura compromissoria, decadente dell'operazione. Cameo di chitarra riprocessata di
Noveller in tre brani.