Billy Idol - Dream Into It

2025 (Dark Horse Records)
pop-rock
Si è fatto desiderare per quasi undici anni, ma tutto sommato ne è valsa la pena. William Michael Albert Broad, al secolo Billy Idol, non pubblicava un full-length di inediti dall'ottobre 2014, erano i giorni di "Kings And Queens Of The Underground" e anche in quel caso era reduce da un lungo silenzio. Oggi come allora il risultato farà magari storcere il naso ai fan della prima ora, ma a livello musicale può considerarsi, per diverse ragioni, un passo in avanti rispetto alle prove altalenanti degli ultimi trent'anni. Niente di trascendentale, sia chiaro, e in fondo lo avevamo messo in preventivo, visto che, spulciando il catalogo, dopo "Cradle Of Love" del 1990 non si ricordano grossi exploit in classifica, complici i reiterati comportamenti tossici da zero in condotta.

Eppure, ridotto ormai sul ciglio dell'autodistruzione, il ribelle di Stanmore ha sempre tirato fuori dal cilindro delle idee stuzzicanti per scongiurare l'anonimato, per quanto talvolta un po' improbabili: era successo ad esempio con la dance e i dreadlocks dell'era cyber, oppure con l'improvviso ritorno - rivelatosi fuori tempo massimo - al punk nudo e crudo di "Devil's Playground". Col senno di poi, vien da rivalutare un paio di graziose ballad semi-acustiche contenute nel tanto bistrattato "Kings And Queens Of The Underground", che aveva partorito per di più anche l'accattivante hit radiofonica "Save Me Now" con l'aiuto di Trevor Horn, ma quelle idee di cui si parlava poc'anzi, purtroppo, si erano tutte spente presto come flebili fiammelle. Adesso, però, con "Dream Into It", prodotto da Tommy English, si intravede qualcosa di più stabile, simile a una luce in fondo al tunnel: per il rocker biondo platino si tratta della nona fatica in studio ed è quella che riesce a centrare meglio di ogni altra le tappe del percorso di guarigione intrapreso, sia sul piano umano che su quello artistico, dopo le grandi abbuffate degli anni Ottanta a base di sesso, droga e Mtv.

Di recente c'erano state alcune avvisaglie di questo ennesimo cambio di pelle, seppur in edizione mini, con l'ispirato "The Roadside Ep" del 2021 e "The Cage Ep" del 2022, cha avevano consegnato alle cronache un uomo senza peccato e libero da certi vizi, con i quali giura di aver chiuso definitivamente: in tal senso, sono stati terapeutici due momenti fondamentali nella sua esistenza, la paternità e il terribile incidente in moto di cui era rimasto vittima nel 1990 per le strade di Hollywood, che hanno contribuito a fargli mettere la testa a posto. Entrambi i temi, già toccati nel "The Roadside Ep", ricorrono ora anche in "Dream Into It", che a dispetto del titolo non è l'album del sogno ma quello del risveglio, alla ricerca di un equilibrio duraturo: a cinquant'anni dall'esordio, la fuga dai demoni è terminata e può cominciare la realtà, con l'intro della title track che in apertura della prima metà di scaletta, denominata "Dying To Live", campiona la tastiera di "Dream Baby Dream" dei Suicide, per poi sciogliersi in un dolce autoritratto pop-rock su perdizione giovanile e consigli da tramandare ai posteri affinché non ripetano i suoi stessi errori.

Il racconto procede in ordine cronologico come un flusso di coscienza a mo' di concept, sostenuto da un team di musicisti navigati: il suo storico alter-ego Steve Stevens alla chitarra è una garanzia, al basso c'è l'ex-Jane's Addiction Chris Chaney, alle tastiere Joe Janiak mentre alla batteria spicca Josh Freese, fresco di addio ai Foo Fighters. I testi sono ovunque maturi e intensi, e nelle intenzioni dovrebbero raggiungere l'apice nei tre duetti organizzati con ospiti di lusso: se da una parte lascia un po' perplessi "77" con Avril Lavigne, dove il cantante si adegua con un po' troppa cavalleria al teen-punk da Disney Channel tipico dei Duemila, tanto che la canzone finisce per sembrare un'opera della canadese (che è presente solo in digitale ma non sulle versioni in vinile e cd, ndr), dall'altra funziona alla grande quello caldo e struggente, dall'accento country, con la sexy-leader dei Kills Alison Mosshart in "John Wayne", che rielabora un vecchio brano pubblicato nel 2008 come uno dei due inediti della compilation "The Very Best Of Billy Idol: Idolize Yourself". Promosso anche quello con la formidabile Joan Jett nel midtempo "Wildside", che al primo ascolto delude un pizzico le aspettative ma solo perché sono ovviamente altissime, dal secondo però le ripaga con gli interessi con un refrain che non esce più dalla testa ("riding in the fast lane, baby, I'm not slowing down, down, down").
Anche "Too Much Fun" è appiccicosa quanto basta, iper-pulita in superficie come il resto dell'album e graffiata al momento giusto dalle schitarrate dell'ottimo Stevens, sempre provvidenziale nel mettere una toppa con i suoi riff appena si rischia di scadere nel banale.

Con "People I Love", che esamina i difetti di Idol come marito e padre, e con la divertente "Gimme The Weight" prende quota quindi la seconda parte della tracklist, denominata invece "I'm Reborn" in omaggio a un verso del rock-blues "I'm Your Hero", che costituisce concettualmente il sequel di "Bitter Taste": i toni si fanno solenni, così tra frammenti a cappella ("in this crazy life I've known so much love, so much light, so much sorrow/ I'm your hero, I'm reborn") e promesse da cowboy all'attuale compagna China Chow, il pezzo si candida a inno da ricordare.
Il discreto singolo di lancio "Still Dancing", dello scorso febbraio, è messo stranamente in chiusura: qui lo stile è affine alla cara new wave e cita chiaramente l'antica hit "Dancing With Myself", anche se nelle melodie ricalca da vicino più "Rebel Yell". Mezzo voto in meno per lo scriteriato posizionamento dei brani forti nella scaletta, che rende l'ascolto un continuo saliscendi, e perché, visto il materiale a disposizione, forse avrebbe potuto osare addirittura di più, ma nel complesso quest'aria da storyteller sopravvissuto ne aumenta il fascino, dato che suona dannatamente naturale e figlia dell'esperienza.
Dai Generation X alle generazioni odierne, alle soglie dei settanta anni Billy Idol non deve dimostrare più nulla: l'unica cosa che si può rimproverare a "Dream Into It" è l'assenza del colpo killer, in compenso si percepisce la sensazione che sia sempre lì in agguato.

Tracklist

  1. Dream Into It
  2. 77 (feat. Avril Lavigne) 
  3. Too Much Fun
  4. John Wayne (feat. Alison Mosshart)
  5. Wildside (feat. Joan Jett)
  6. People I Love
  7. Gimme The Weight
  8. I'm Your Hero
  9. Still Dancing

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