Billy Idol

The Cage Ep

2022 (Dark Horse Records) | pop-rock

E sono due: Billy Idol è tornato e per la seconda volta in dodici mesi ha scelto un'oculata strategia-mini. Pur essendo un peso massimo del punk-rock d'alta classifica, la dimensione ridotta sembra calzargli a pennello, vuoi perché induce l'ascoltatore in trepida attesa a divorare le nuove tracce in poco meno di un quarto d'ora, vuoi perché l'astinenza non completamente appagata porta a chiederne sempre di più. Per il cantante di Stanmore si tratta del terzo Ep in assoluto, se teniamo conto di quel “Don't Stop” che nel 1981 ne aveva battezzato l'esordio solista subito dopo lo scioglimento dei Generation X. Le differenze con il “Roadside Ep”, pubblicato lo scorso anno proprio di questi tempi, sono tante, ma il risultato è praticamente identico, cioè un successo annunciato. Allora l'inno semi-acustico di fine estate “Bitter Taste” era la catarsi di un ultra-sessantenne che guardava con tenerezza alle spacconate del passato, in particolare all'incidente motociclistico del febbraio 1990 che per poco non lo lasciava paralizzato, questo “The Cage Ep”, invece, ha un sapore tutt'altro che amaro e riporta anzi in scena l'adorabile faccia da schiaffi cui ci ha abituato in quarant'anni esatti di contorsionismi (l'eponimo Lp di debutto è del 1982).

 

Dalla penitenza al penitenziario, i toni cambiano drasticamente: William Michael Albert Broad non è certo uno nato per stare in gabbia e la camicia di forza che indossa nel video della title track “The Cage” trattiene a stento la rabbia repressa. Musicalmente parlando, la miccia biondo-platino si accende in strofe pop radio-friendly (viene in mente “Maria” dei Blondie) prima di deflagrare in un ritornello a voltaggio hard con potenziale da Top Ten. Del resto, non è una novità che l'innata attitudine trans-genere lo porti a svariare dalle linee scarne del punk alla drammaticità rock da grande schermo. I quattro brani in scaletta, distribuiti via Dark Horse Records, sono stati registrati tra gli studi America e gli MDDN di Los Angeles con contributi alla produzione di Tommy English, Zakk Cervini, Joe Janiak e Butch Walker, ma l'apporto più significativo è ovviamente quello alla chitarra dell'indiavolato Steve Stevens, storico braccio destro e fido partner artistico sin dagli albori.

Il secondo singolo “Running From The Ghost”, come si può facilmente intuire dal titolo, promette di scacciare i demoni personali che lo perseguitano senza dargli tregua: donne, alcol e tossicodipendenza. “Con certe cose sto cercando di smettere”, ha giurato in una recente intervista, ”non sono pulito al 100% ma la strada è quella giusta”. Ci sarà da credergli? Forse, intanto gustiamoci un'altra scarica di adrenalina in salsa power con intro di piano, cornamuse metal e tentazioni goth simil-Nightwish o Evanescence. “Rebel Like You” (sgasate di Harley in sottofondo e riff stonesiani à-la “Start Me Up” o “Love Is Strong”) si arruffiana una nuova fetta di pubblico, gigioneggiando sul marchio sempre attuale del ribelle col dito medio alzato, un po' tamarro un po' cartoon, mentre il pezzo di chiusura “Miss Nobody” è un insolito nu-funk da disco-club newyorkese con voci femminili aggiuntive e groove sintetici.

 

Nel complesso meno chic del “Roadside Ep” ma con un forte gusto contemporaneo. Benvenuto nella nostra epoca Billy, ci farai divertire anche qui.

(28/09/2022)

  • Tracklist
  1. The Cage
  2. Running From The Ghost
  3. Rebel Like You
  4. Miss Nobody
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