Dalla Danimarca si rinnova l’alleanza tra Lust For Youth e Croatian Amor, due nomi che nell’underground elettronico degli anni Dieci hanno lasciato tracce precise: il minimal-synth claustrofobico e malinconico dei primi, gli arabeschi ambientali sospesi tra riduzionismo etereo e allucinazioni d’avanguardia del secondo. Un sodalizio con radici profonde, nato con l’agonia post-synth di “Pomegranate” nel 2013, quando Loke Rahbek militava ancora nel trio.
“All Worlds”, pubblicato su Sacred Bones, segna una svolta future garage venata di sentimentalismo pop, che in realtà non sorprende più di tanto: il progressivo avvicinamento a un garage-gothic brumoso era nell’aria. Il disco cattura il battito sfasato del 2-step e ne mescola i vapori con l’eco lontana dei New Order, modellando la darkwave su schemi da gitarella in auto, spogliandola della sua sofferenza e lasciandone solo l’idea.
La pulsazione è frammentata e a tratti ubriaca, ma i contorni restano sempre levigati. Più che malvagio, è una elevator music dotata di ritmo: chitarre annebbiate, riverberi e sintetizzatori levigati dal retrogusto pubblicitario che raramente impressionano. Il limite più evidente è l’eccesso di rifinitura: un tocco di ruvidità non avrebbe guastato. Forse è tempo di mandare in pensione le vocine stridule di “All Worlds” per riscoprire la sensualità lo-fi di quell’esordio.
29/04/2025