I
Kreidler gettano la maschera. Con la pubblicazione di "Spells And Daubs", il quartetto originario di Düsseldorf, ormai attivo da quasi trent'anni, si affranca dall'etichetta che, forse un po' troppo frettolosamente, l'ha da sempre classificato come formazione dedita a rinverdire le gloriose pagine di quel
kraut-rock che in Germania è nato e proprio nella loro città d'origine ha registrato abbrivi d'incontrovertibile importanza.
La band guidata da Andreas Reihse, Alex Paulick, Detlef Weinrich e Thomas Klein forgia una melodica e radiante interazione sonora che trae, comunque, alcuni spunti dalle sequenze
motorik di
Neu!,
Kraftwerk e La Düsseldorf, sui quali sono infusi ulteriori ingredienti che prevedono inezie di primordiale
new wave e soprattutto fraseggi d'elettronica che strizzano l'occhio alla scuola britannica degli anni 90.
La produzione, affidata al grande
Peter Walsh (
Scott Walker,
Peter Gabriel,
Simple Minds, tra i tanti), ne sdogana, in tal senso, ogni intenzione, aggiungendo alla già ricca ricetta alcune fragranze posizionate tra post-rock e space-rock, per migrare addirittura in flebili
nuance new age e antitetiche pagine ricavate dall'amatissimo abbecedario pop proveniente dalla terra d'Albione.
A questi dieci strumentali non manca certamente l'incalzo, ma è, come dire, musicalizzato in melodie che esplorano sfumati spazi variabili che traslano dai rapidi adattamenti dell'
opener "Tantrum", per poi calare il numero di giri nell'ipnotica perlustrazione disegnata in "Toys I Never Sell".
Nelle eleganti successioni quasi
lounge di "Unframed Drawings" fanno capolino alcuni scorci della seminale tecnica tramandata ai posteri dal
compianto Mick Karn e dal suo basso. Non è un caso se Alex Paulick, per la stesura delle sinuose parti in ruolo, ha optato proprio per l'ostico "senza tasti"
fretless, che trova perfette inclinazioni nella fuga coldwave di "Dirty Laundry", nella glaciale "Freundchen" e nell'ipnotica ripetitività di "Music Follows Suit": tutti episodi dalla sensibilità decisamente dilatata, dove proprio le attenuate partiture del basso elettrico sono il vero anello di congiunzione con il restante scenario.
"Arise Above", con i suoi sintetizzatori svettanti che innescano basso e batteria, "Revery", dotata di una melodia che ricorda alcune
texture Porcupine Tree della prima ora, e "Arena", momento dall'altalenante e sincopato incedere che vede le linee di basso sovrascrivere quelle dei synth, si stagliano dal novero come i passi più vivi in scaletta, dai quali emerge la capacità dei Kreidler di far sfociare le loro metriche strumentali in orecchiabili inserti che intenzionalmente non si spingono mai all'eccesso.
Profondità, autorevolezza e raffinatezza sono gli attributi principali che i Kreidler innestano in "Spells And Daubs", un disco che utilizza un'elettronica strutturata e piacevole per elaborare partiture che si librano tra numerosi ambiti musicali. E se l'enigmatica copertina ideata dall'artista Heinz Emigholz non sprigiona colori che non siano il bianco e il nero, al resto dell'iride è dato ampio spazio tra i solchi di quest'interessante progetto.