"The Inevitable End" del 2014 sembrava aver posto fine per sempre alla storia dei
Royksopp, o perlomeno alla loro discografia - dato che negli anni successivi il celebre duo di
Tromsø (Norvegia) avrebbe pubblicato qualche singolo e qualche remix tirato fuori dal baule. Così, quando dopo otto anni di silenzio discografico Svein Berge e Torbjørn Brundtland hanno annunciato che un loro nuovo disco avrebbe visto la luce lo scorso aprile, molti appassionati di elettronica nordica sono saltati dalla sedia.
L'operazione era invero rischiosa: rispolverare una sigla che ha letteralmente segnato i primi anni 00 con le sue melodie briose, gli avvolgenti
beat downtempo e gli iconici
featuring con il meglio del meglio delle
vocalist scandinave. Una ragione sociale che ha fatto scuola, che però non era mai riuscita a mantenere il livello, invero apicale, di un esordio col botto (il capolavoro del 2001 "
Melody A.M.") e un seguito di assoluto livello ("
The Understanding" del 2005) e che ha registrato anche dei vistosi cali di ispirazione ("
Senior" del 2010) e, in parte, quello che credevamo il loro commiato (il succitato "
The Inevitable End").
Che la situazione fosse buona e tutt'altro che improvvisata o un semplice tuffo nella nostalgia è apparso però chiaro sin dal lancio dei primi singoli, che sono anche i brani che dopo una breve introduzione danno il La a "Profound Mysteries", sesto disco dei norvegesi. Prima uno strumentale intitolato "The Ladder", ipnotico e fiabesco, che sgancia dei bassi gracchianti tra gli intrecci a spirale dei synth, poi una ammiccante e ritmata "Impossibile", con la
guest star Alison Goldfrapp a lanciare i suoi gorgheggi
dance nell'etere, hanno messo subito in chiaro che la magia fosse ancora nelle mani e nelle manopole di Svein e Torbjørn.
Il numero
uptempo, invero un po' caciarone, è la sfrenata "This Time, This Place", affidata alla voce di Beki Mari; mentre le successive "How The Flowers Grow" con Pixx e "If You Want Me" con
Susanne Sundfor rallentano fermamente i battiti. Quest'ultima è un saggio di misura in cui le delicate architetture elettroniche dei Royksopp valorizzano la potenza evocativa della
vocalist norvegese.
"There, Beyond The Trees" mette temporaneamente da parte le ospiti e vede il duo alle prese con una misteriosa
pièce che lambisce tanto l'ambient quanto gli incubi nordici dei
Knife. Cantata con fare sbarazzino da Astrid S, l'effervescente "Breathe" farà gongolare tutti i nostalgici di "Melody A.M." e in particolare di "Eple".
"Profound Mysteries" non aggiunge un dettaglio che sia uno all'estetica sfoggiata dai Royksopp nel corso della carriera, ma riesce a elettrizzare grazie a numerosi episodi che non avrebbero fatto brutta figura nei loro lavori migliori.