Röyksopp

The Inevitable End

2014 (Dog Triumph) | synth-pop

I giocolieri di Tromso li avevamo lasciati con l'elettrizante Ep "Do It Again", scritto in collaborazione con la ormai fedele Robyn, che insieme ad altri vari singoli distribuiti negli ultimi tre anni ha di gran lunga fatto recuperare smalto al duo, rispetto soprattutto all'ultimo "Senior", album ostico dalle linee più notturne che mal si sposava con il loro personale istinto fresco e goliardico. Con questo "The Inevitable End" i due sfornano la loro opera ultima concludendo la loro esperienza discografica "con la normale concezione di album", per usare le loro stesse, enigmatiche parole.
Lasciati ormai definitivamente alle spalle i suggestivi acquerelli iperborei con cui li avevamo conosciuti e applauditi nei primi album, a metà tra un leggiadro e spensierato ambient e il downtempo dei migliori Air, i due sembrano essere ormai troppo (e definitivamente) sedotti dal synth-pop più divertito e radiofonico per lasciare spazio alle loro fantasticherie nordiche più trasognate.

L'album si apre con le rigide battute di "Skulls", brano che funge da vero e proprio invito per il centro pista, e con le linee elettriche di "Monument", già presente in "Do It Again" e riaggiustata per questa nuova uscita. Le sfumature frizzanti rimangono persistenti tra i dolci ritornelli di "Save Me" - accompagnata dalle limpide note vocali di Susanne Sundfør - nell'irriverente filastrocca "Rong", ma soprattutto nella massiccia cavalcata house di "I Had This Thing", sicuramente la traccia più poderosa dell' intero disco, cantata dal Jamie "Irrepressible" che avevamo conosciuto l'anno scorso con il gioello "Something in My Heart".
Sebbene proseguendo imperterriti sulla scia moroderiana ("Running To The Sea"), Berge e Brundtland riescono a concedersi anche qualche nostalgico tuffo nel passato, rispolverando le loro tipiche leggere melodie con "Sordid Affair" e "You Know I Have To Go". In generale, nell'ultima parte del disco i secchi battiti di drum machine cedono il passo ad atmosfere più soffuse, con il ritmo che rallenta definitivamente nel trittico finale composto dal languido viaggio di "Compulsion" - vero sussurro che va dolcemente affievolendosi - dalla strumentale "Coup de Grace" e dal melanconico saluto "Thank You".

Sebbene nel complesso il disco sembri funzionare egregiamente, sarebbe molto più difficile affermare di trovarsi davanti a un'opera dai tratti commoventi. I cari bei tempi di "Melody AM" sono definitivamente andati e i fan più affezionati potrebbero storcere il naso. Dobbiamo però considerare che i Röyksopp hanno sempre saputo dimostrare una grande maestria nell' usare i loro strampalati sintetizzatori retrò, e questa prova non è un'eccezione. Tutto sommato, quindi, non si può parlare di un disco bello o brutto, ma di una costruzione perfettamente in linea con l'ultimo andamento stilistico intrapreso dai due, frutto della semplice e sincera volontà di chiudere un percorso discografico. Nulla di più. Sarà l'Ep il formato che meglio rappresenterà lo spirito del norvegesi? Chissà. Per ora basta che continuino a fare ciò che sanno fare meglio: divertire.

(01/12/2014)

  • Tracklist
  1. Skulls
  2. Monument
  3. Sordid Affair
  4. You Know I Have To Go
  5. Save Me
  6. I Had This Thing
  7. Rong
  8. Here She Comes Again
  9. Running To The Sea
  10. Compulsion
  11. Coup De Grace
  12. Thank You


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