Pale Blue Dot - (h)eart(h)

2025 (Autoprodotto)
dream-pop, neo-psychedelia, shoegaze

Lo spazio sognato dal grembo di una casa, il focolare, con tutto il cuore. È la suggestione che nasce togliendo una h o l’altra, o lasciandole entrambe, al titolo dell’esordio dei Pale Blue Dot. Del resto, la formazione di stanza a Bologna (ma per metà ferrarese) ha scelto come nome proprio il titolo della celebre fotografia del pianeta Terra scattata dalla sonda Voyager 1 nell’ormai lontano 1990.
Tanto per completare il quadro, sulla loro pagina di Bandcamp Tommaso Lampronti (voce e chitarra), Enrico Bongiovanni (chitarra), Cosimo Tanzarella (basso) e Francesco D'Astore (batteria) si presentano agghindati come astronauti. Chissà chi è il vecchio cosmonauta che ispira le gesta dei quattro… un sospetto forte risponde al nome di Jason "J. Spaceman" Pierce. Un’influenza senz’altro cruciale, che si mescola ad altre, tutte a base di sogni e iperuranio (Church, Swervedriver, Ride, Cocteau Twins), per generare un sound sfaccettato ma coerente, avvolgente e rapinoso.

I riferimenti della musica dei Pale Blue Dot sono estremamente riconoscibili, uno a uno, ma la mescola è sapiente e organizzata con personalità.
La traccia d’apertura “For The Beauty Of Miranda”, densa di riverberi, indica subito rotte al confine tra pop e shoegaze, ma soprattutto delinea la forte propensione cinematografica del suono del quartetto – manco a farlo apposta è ispirata a “Picnic a Hanging Rock” di Peter Weir. Gli accordi limpidissimi di “(h)eart(h)” puntano invece dritti alla spazione spaziale Souvlaki.
Tanta necessità di sogni, l’urgenza di una fuga germogliano da assenze e latenze terrene, quella di un padre (la malinconica, ad alto tasso sintetico “Rollercoaster”), e talvolta abbisognano di una spinta psicoattiva (l’ode all’assenzio “Green Fairy Tale”, che rugge delle chitarre più spinte del disco).
Si deve aspettare la conclusiva “Star Cloud” per sbattere il muso contro una massa sonora più impervia e assordante.

Nutrita a gran bocconi di new wave, la voce di Tommaso Lampronti si barcamena smarrita e echeggiante in questo mare magnum di shoegaze, neo-psych e rimbombante space rock. Se si è cresciuti con le sue stesse stelle polari, ignorarne il richiamo e non condividerne sogni e tormenti sarà praticamente impossibile.

Tracklist

  1. For the Beauty of Miranda
  2. Destruction or Resurrection
  3. (h)eart(h)
  4. Green Fairy Tale
  5. Rollercoaster
  6. Alone
  7. Star Cloud

Pale Blue Dot sul web