"Ambiguous Desire"

Arlo Parks ci porta sulla pista da ballo

Questo venerdì Arlo Parks pubblicherà il suo terzo disco, “Ambiguous Desire”, e, dopo averlo ascoltato in anteprima, vi posso garantire che si tratta di un lavoro davvero ottimo. La cantautrice ha raccontato di essersi ispirata “all’idea del desiderio come una sorta di motore che spinge all’azione: tutte le persone si sentono vive perché c’è qualcosa o qualcuno che desiderano.” Oltre che nel titolo, però, la parola “desire” ricorre solo una volta all’interno della raccolta, in “Nightswimming”, che si apre con una confessione: “I got this desire in me/ I just wanna leave it all to/ yesterday, yesterday, yesterday”. E non è un caso che il concetto chiave del disco compaia in questa canzone. Il desiderio di cui canta Parks brucia infatti nella notte e sulla pista da ballo. L’intera raccolta vive e vibra di notte, dal crepuscolo all’aurora, ed è intorno al dancefloor irraggiato dalle luci stroboscopiche che si svolge gran parte dell’azione in “Ambiguous Desire”. Al riguardo l’artista ha dichiarato: “Quando mi trovavo in questo tipo di spazi notturni, sentivo che quel desiderio di connessione era qualcosa da cui non potevo sfuggire. C’è qualcosa di davvero speciale nei brevi scorci di intimità che si vivono sulla pista da ballo […]. Credo che il disco possieda una certa fluidità, mutevole e ambigua, che mi ricorda proprio le luci stroboscopiche e i bagliori di quelle stanze notturne in cui mi trovavo”.

Per un disco che parla di pista da ballo e discoteche Parks non poteva non guardare alla musica elettronica e, in particolare, dice, Massive Attack, Tricky, Portishead, Joy Orbison e Burial, ma anche alla rave culture e ai locali storici della vita notturna newyorkese, dove ha trascorso molto tempo. Grande influenza sul processo di scrittura l’ha però esercitata anche il cinema: Wong Kar‑wai, Robert Altman e film taiwanesi e francesi hanno accompagnato quotidianamente Parks mentre lavorava alle canzoni. Non a caso la cantautrice ha poi affermato di aver perseguito uno stile compositivo quasi cinematografico, come se stesse musicando un film non che non era ancora stato girato. E, infatti, l’aspetto visivo di questi incontri ed eventi notturni scaturisce non solo dalle pennellate narrative delle liriche, ma anche dalla corposità sonora in cui esse sono avvolte.



 

L’edonismo dei party e delle notti nei locali si mescola in “Ambiguous Desire” a un dolore indefinito, che riaffiora e viene condiviso, sudato, tra raggi luminescenti, radiazioni sintetiche e beat energizzanti. Durante le pause, il tabacco viene rollato e fumato fuori dal locale al chiarore lunare e conversazioni con sconosciuti vengono intavolate mentre dall’altra parte della parete o sottoterra i bassi continuano a rombare. “Si tratta di un album ricco di contrasti”, rivela Parks, “perché ho cercato davvero, in modo intenzionale, di creare un’atmosfera dolceamara, con luci e ombre, nella composizione della musica. Penso che ci sia sempre una certa dolcezza o tenerezza nella mia voce, ma anche nella mia poesia, ma volevo realizzare una discrepanza tra i temi e i suoni di batteria grandiosi e muscolosi, i synth più abrasivi e un ritmo diverso nella musica”.

“Ambiguous Desire” non è però solo un disco di contrasti, ma anche una raccolta che svela la complessità delle emozioni e delle relazioni anche quando queste si intrecciano fra loro in una scenografia in apparenza più libera e liberatoria. Fin dal primo brano, “Blue Disco”, il desiderio coesiste con le difficoltà – amorose o quotidiane – e sprigiona un’energia vitale che si rispecchia in un cosmo sonoro ricco, avvolgente e dannatamente addictive. Una volta scesi in pista non c’è infatti modo di smettere di ballare: “Heaven”, “Nightswimming”, “2SIDED” potrebbero durare fino all’alba e noi non ci fermeremmo mai.

29/03/2026