10,000 Maniacs - Can't Ignore The Train
(1985 - Inclusa nell'album "The Wishing Chair", Elektra, 1985)
Natalie Merchant e compagni c'erano arrivati per gradi. Lei, da studentessa diciassettenne del Jamestown Community College all'esordio, si era già trasformata nel giro di quattro anni in compositrice forbita ed elegante vocalist, al servizio di un folk-pop atmosferico e frugale, costruito sulle tastiere in odor di wave di Dennis Drew e sulle chitarre di Robert Buck (che purtroppo ci lascerà nel 2000, a soli 42 anni, per una grave malattia al fegato) e di John Lombardo, autore anche dei brani. Per tutti, dopo gli esperimenti dell'Ep “Human Conflict Number Five” (contenente la prima hit “Tension”) e del primo Lp “Secrets Of The I Ching”, era giunta l'ora di spiccare il volo. Ma senza pericolosi balzi in avanti. Restando semplicemente seduti sulla Sedia dei desideri: “Sitting in the wishing chair”, come da verso finale di “Can't Ignore The Train”, il passepartout per il successo di questa stravagante combriccola di patiti di b-movie horror (come quello da cui hanno preso il nome, il truculento “2,000 Maniacs” di Herschell Gordon Lewis).
Del resto, a Natalie Merchant gli incantesimi riescono con naturalezza. La stessa con cui questa Emily Dickinson del pop compone i suoi affreschi esistenzialisti: collage di suggestioni e istantanee a tinte tenui di un'America di provincia, sfumata e indefinita, che fugge lontana dallo sguardo dell'ascoltatore, proprio come il paesaggio visto dai finestrini del treno. "Can't Ignore The Train": quel treno che scandisce incessantemente le liriche del brano e che ricorre con il suo passaggio a intercalare una serie di flash, di immagini in sequenza (analogica?) che scorrono veloci nella narrazione di Natalie: la torre idrica (“the water tower”) e il cielo blu; la notte che scende sulla valle silenziosa (“Night walks in the valley silent”) e la corsa a perdifiato sulle rotaie abbandonate (“Ran along side the wasted tracks”); lo specchio del guardaroba che riflette la stanza fredda color beige (“a room so beige and cold”) e i giochi di strada dei bambini, a riempire la routine pomeridiana di un mese interminabile (“the children pick their/ Street games on thirty, thirty, thirty afternoons”). Pannelli di una vita che scivola lentamente, mentre una donna resta seduta a sognare sulla Sedia dei desideri, in attesa di un evento che possa, un giorno, cambiarne il destino. E la mente torna a un altro celebre “sitting”, quello di Otis Redding, immerso nei pensieri sul bagnasciuga di “Sittin' On The Dock Of The Bay”.
Le tintinnanti chitarre jangle (e vagamente smithsiane) dei 10,000 Maniacs sono la cornice ideale di questo dolente bozzetto campestre, di questa campfire song intonata dalla Merchant con tutta la dolcezza del suo limpido contralto. E dietro le quinte, a tessere le trame del puzzle negli studi di Londra, un guru del folk britannico come Joe Boyd, già deus ex machina alla corte di Fairport Convention, Incredible String Band, Nick Drake e John Martyn, nonché artefice, proprio in quello stesso 1985, delle “Favole della ricostruzione” dei Rem, i portabandiera di quel college-rock che stava proliferando in America e che gli stessi Maniacs avrebbero cavalcato con successo, con tanto di suggello live in versione Mtv Unplugged.

Autori: Natalie Merchant, John Lombardo
Produttore: Joe Boys
Etichetta: Elektra
Pubblicazione: settembre 1985
Durata: 2:43
Musicisti:
Robert Buck - electric guitar/devices, acoustic guitar, mandolin, pedal steel
Jerry Augustyniak - drums
Steven Gustafson - bass guitar, electric guitar
John Lombardo - 6 & 12 string guitars, bass guitar
Dennis Drew - organ, piano, accordion
Natalie Merchant - voice
Cover
The Popguns ![]()
(da "XXX Ep", 1991)
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