Rock in Onda

Wire

Evoluzioni sul filo del post-punk

di Claudio Fabretti
I Wire sono i protagonisti della nuova puntata di Rock in Onda, il programma condotto da Claudio Fabretti tutti i mercoledì dalle 12 alle 14 sulle web-frequenze di Radio Città Aperta (www.radiocittaperta.it).
Figli atipici del punk, intellettuali dal piglio scostante e sarcastico, i Wire di Colin Newman hanno gettato i semi della stagione new wave al gelo di una Gran Bretagna disillusa e alienata. Con un trittico iniziale al fulmicotone, cui è seguita una lunga carriera in perenne mutazione, tra progetti paralleli, exploit solisti e riavvicinamenti. Un fuoco che non si è ancora spento, come dimostrano i loro ultimi lavori.

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Wire

A determinare la grandezza del punk non sono stati solo i suoi più fedeli interpreti, ma anche (e, in molti casi, soprattutto) quanti se ne sono progressivamente discostati, per elaborare percorsi nuovi, seppur nel rispetto di quelle coordinate stilistiche. Una generazione di ibridi mutanti, capaci di declinare il linguaggio urgente e minimalista della blank generation con le grammatiche sonore più disparate (dal gothic all'elettronica, dall'avanguardia al funk), delineando nuove estetiche e prospettive storiche. Lo chiameranno post-punk o new wave, o entrambe le cose. Di certo, i Wire di Colin Newman ne rappresenteranno una delle esperienze più avanzate.
L'amicizia con Brian Eno, la provenienza dal mondo accademico delle belle arti, gli show astrattisti e sperimentali, sovente ai limiti del dadaismo, la ricerca dell'eleganza e dell'estetismo a tutti i costi, il minimalismo e la rimozione di ogni elemento superfluo in fase di composizione: furono questi i tratti salienti di una proposta unica, alla quale stuoli di musicisti si sono ispirati per anni. Una band che fece della coerenza la propria ragione d'essere, arrivando a pagare per ciò il prezzo della mancata affermazione oltre i circuiti di nicchia. (...)
Alla strepitosa trilogia iniziale è seguita una lunga carriera in perenne mutazione, tra progetti paralleli, exploit solisti e riavvicinamenti. Un fuoco che non si è ancora spento, come testimoniano anche gli ultimi lavori. Oggi sembra quasi che il gruppo, dopo tanto sperimentare, miri a riappropriarsi di quella vena pop che da oltre trent’anni influenza lo scenario indie, riuscendo a convertire perfino la routine in un brivido. Ma a
lla fine dei conti ciò che stupisce davvero è il fatto che, a quarant’anni dagli esordi, i Wire abbiano ancora davvero tante cose da dire. La terza incarnazione di Newman, Lewis e soci prosegue così a gonfie vele il proprio cammino, e i protagonisti di questa avventura si confermano instancabili ricercatori della perfezione formale, pionieri di irrinunciabili rivoluzioni musicali, architetti e propulsori delle migliori avanguardie europee. Non più influenti come nel 1977, ma sempre instancabilmente creativi e ispirati, oggi sempre più esperti e sicuri di sé, alla costante ricerca di strade nuove, sempre con grande autorevolezza e imperturbabile proprietà di mezzi..

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Playlist
Scaletta del programma
  
 
1. Mannequin
2. Reuters
3. Strange
4. 12XU
5. Practice Makes Perfect
6. Marooned
7. Being Sucked In Again
8. I Am The Fly
9. I Should Have Known Better
10. Two People In A Room
11. The 15th
12. On Returning
13. & Jury (Colin Newman)
14. Order For Order (Colin Newman)
15. The Point Of Collapse
16. Kidney Bingos
17. Eardrum Buzz
18. Life In The Manscape
19. Comet
20. Mr Marx's Table
21. Perspex Icon
22. Adapt
23. In Manchester
24. Nocturnal Koreans
25. Playing Harp For The Fishes
26. Cactused


Base strumentale: Colin Newman - Indians!

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