Hermetic Brotherhood Of Lux-Or

Hermetic Brotherhood Of Lux-Or

La Sardegna del suono e dei misteri

intervista di Antonio Ciarletta

Gli Hermetic Brotherhood Of Lux-Or sono una delle migliori formazioni italiane di avant-psichedelia. Il loro è un discorso antropologico prima che musicale, teso a trovare un legame tra il suono, il territorio e la cultura sarda, che con le sue tradizioni millenarie e i suoi riti ancestrali è una terra di miti e misteri. Abbiamo parlato di musica e antropologia con Mirko Santoru, uno dei fondatori del collettivo performativo Trasponsonic nonché componente degli Hermetic Brotherhood Of Lux-Or.

Inizio chiedendoti del nome: sei uno studioso di occultismo e di sette iniziatiche o, più semplicemente, quando l'hai scelto ti piaceva come suonava?

Sono stato iscritto per tre anni alla facoltà di antropologia dell'università di Sassari, mi ha sempre attirato tutto ciò che riguarda l'uomo, i suoi comportamenti, le sue creazioni, le sue tradizioni. L'essere nato in un museo vivente della storia millenaria dell'uomo quale è la Sardegna ha sicuramente facilitato questa passione. Adoro la cultura materiale in tutte le sue espressioni. In questo percorso mi son imbattuto in un libro di Guenon sulla Tradizione che citava l'Hermetic Brotherhood Of Lux-Or, gli unici documenti tradotti in italiano esistenti nel momento in cui li leggevo. Solo nel 2008 è stata stampata in italiano la loro storia. Una parte di un loro manifesto del 1881 dice: nacque 4451 anni fa dalla scissione tra clericalisti e veri adepti, la scissione tra Tebe e Lux-or, attuata dai seguaci del divino Gran Maestro Ermete Trimegisto. Tutto l'occultismo dell'Occidente e i riti religiosi pagani delle antiche nazioni occidentali sono in debito con questo antico ordine. Gli iniziati ermetici non hanno tratto nulla dall'India: l'apparente consonanza fra nomi, dottrine e rituali degli Indù e degli Egizi, lungi dal mostrare che l'Egitto trasse la propria dottrina dall'India, rivela invece come i principali temi delle rispettive dottrine derivino dalla medesima fonte; e questa fonte originaria non è l'India né l'Egitto, bensì L'isola perduta d'occidente. Io penso che, come scrive Sergio Frau ne "Le colonne d'Ercole", questa antica isola sia la Sardegna. Riassume in se tutto il senso della nostra ricerca delle origini. Di raggiungimento della consapevolezza della nostra identità.

In che modo l'esperienza Trasponsonic è stata influenzata dall'humus culturale sardo e dalla sue tradizioni?
Si potrebbe dire influenzata geneticamente. In tutto e per tutto. L'isola. I megaliti. Le fabbriche. Le pietre e l'archeologia industriale. I riti stagionali. Il vino. Arcaico e moderno. Passato e futuro. Tutto intrecciato in uno spazio dove il tempo scorre lento ma inesorabile.

jesus_01Hermetic Brotherhood Of Lux-Or sono "figli" del collettivo/etichetta Trasponsonic, come nacque quell'esperienza e quale era il motivo fondante?

L'esperienza nacque per l'incontro alla fine degli anni 90 di persone appassionate di cinema, teatro, televisione, antropologia, filosofia e con l'urgenza di vivere di chi ha vent'anni e vuole sperimentare tutto e subito... Il nostro obiettivo fu fin da subito quello di riuscire amalgamando in un nuovo golem multiforme tutte le forme d'arte possibili... La musica diventò poi il veicolo privilegiato. Gli 8 Afrodisiaci fatti in Casa, la band madre collettivo che ci conteneva tutti in quegli anni esisteva solo in happening improvvisati a base di teatro off, punk, travestitismo e follia pura... Come tutte le esperienze estreme, giunse all'esplosione e ci proiettò nella nuova creatura Trasponsonic. I trasponsoni sono piccoli segmenti di Dna che stanno entro e tra i cromosomi. Rappresentano il meccanismo di ricombinazione genetica tra elementi che non presentano relazione strutturale o ancestrale. La tecnologia trasponsonica fonde elementi artistici, antropologici e sociologici creando la cultura musicale di nuovi uomini in divenire. Uomini arcaici e futuristici allo stesso tempo.

I progetti usciti sotto l'imprint Trasponsonic erano molto eterogenei (cosa ovviamente positiva). Quali erano le vostre influenze musicali? Cosa ascoltavate?
Avevamo e abbiamo ascolti tra i più disparati. Alcuni di noi provengono dalla scena grind e noisecore di inizio anni 90. Uno dei primi gruppi grind nacque a Macomer, gli Assache. Quindi ascoltavamo Extreme Noise Terror, Anal Cunt, 7 minutes of Nausea etc.. Il ritorno della psichedelia a metà anni 90 ci riporòo indietro ai primi Pink Floyd, 13th Floor Elevators, Subarachnoid Space... poi ci fu la sbandata wave per Joy Division, Virgin Prunes, Butthole Surfers, Einsturzende Neubauten, Diamanda Galas che ci portò infine dentro il jazz di Sun Ra, Art ensemble of Chicago, musica etnica, avanguardie varie, etc. ma si può dire che la maggior influenza è venuta dalle nostre visioni cinematografiche, teatrali, letterarie: Dostoevskij, Pasolini, Gibson, Cronenberg, Artaud, Debord, Burroughs, Bunuel, Steiner, Ballard, Lawrence, Lovecraft, Leary, etnobotanica, archeologia, filosofia etc. e dal modo in cui tutto si rimescolava nelle nostre vite.

Ti faccio una domanda antipatica: quali sono le tue produzioni preferite del collettivo?
Sono tutti documenti di passaggi intensi, non aggiungo altro!

Altra domanda antipatica: come descriveresti la musica degli Hermetic Brotherhood of Lux-Or?
Post World Music!

Il vostro concetto di registrazione attiene all'etnografia. Puoi spiegare ai lettori di OndaRock cosa intendi?

Tutti i lavori della Brotherhood così come il 90% dei lavori prodotti dalla Trasponsonic sono documenti etnografici. Il nostro modo di fare musica attiene strettamente alla nostra vita ed essendo noi abitanti dell'Isola e in particolare di Macomer e dintorni, quando si ascolta un disco degli HBOL equivale ad ascoltare la tradizione musicale di un gruppo circoscritto di persone che hanno prodotto e producono musica nel centro Sardegna a cavallo tra il secondo e il terzo millennio. Le sessioni di registrazione si svolgono ritualmente, in seguito a piacevoli convivi, senza alcuna pianificazione della direzione da seguire. La tecnica di registrazione è sempre la presa diretta. I mezzi variano, negli ultimi tempi abbiamo usato molto una telecamera con un buon microfono stereo. Il risultato è dunque il documento effettivo che fotografa noi stessi e la nostra espressione musicale in quel dato giorno e in quel luogo preciso, senza sovrastrutture o tentativi di patinamento. Pura ricerca sul campo.

Ho come l'impressione che i vostri dischi siano un atto d'accusa al processo di civilizzazione, e quindi il tentativo di dare sfogo a una primitività catartica
.
Piuttosto un'accusa al processo di involuzione umana in atto! Il 90% della popolazione subisce il processo di tecnocratizzazione della società restando all'oscuro dei meccanismi alla base del processo scientifico e tecnico. Questo rappresenta realmente la primitività dell'uomo in quanto compie gesti meccanici ripetitivi come accendere la luce, prendere la macchina, usare un pc, un tablet, un palmare, ma senza possederne la conoscenza reale, né potendo replicare l'esistenza dell'oggetto. Il cammino umano che ci ha portato a queste scoperte è patrimonio di tutti, ma il suo controllo è ridotto in mano a pochi che esercitano il controllo sulle masse. Se per un qualsiasi evento domani all'improvviso ci privassero della tecnologia, pochi di noi sarebbero in grado di sopravvivere, accendere un fuoco ad esempio. Il nostro è quindi un invito a riappropriarci dei nostri saperi antichi, ma allo stesso tempo a cercare di penetrare con attenzione la tecnologia attuale, a non viverla passivamente cercando dentro di noi le risorse mentali e spirituali che hanno permesso il progresso. Avanti nel futuro consapevoli della potenza del sapere che sta dietro di noi.

Allora come si inserisce la tecnologia nel vostro discorso musicale?
La tecnologia è oggi per noi assimilabile ad altri elementi sotto controllo umano, quali il fuoco, l'acqua, l'aria. L'approccio al loro utilizzo rimane arcaico e primitivo. Nonostante l'apparente freddezza del mezzo, esso nasconde invece un qualcosa di non controllabile. E' questo lato che cerchiamo di indagare, cosi come un primitivo che ha da poco scoperto il fuoco apprende la tecnica attraverso lo studio empirico delle sue mille applicazioni. Utilizzare la tecnica come clava, come aratro, come lancia. Questo ci interessa. Scolpire la musica sugli hard disk come graffiti dentro grotte.

Parlando delle vostre uscite precedenti (Saint Lux, Urano 1 e 3, Humungus Fungus), anche quelle sono indagini antropologiche sulla Sardegna o ci sono dietro concept diversi?
La nostra ricerca antropologica non può mai prescindere dalla nostra cultura d'origine, ma le sue caratteristiche più rilevanti sono rintracciabili nelle culture umane più disparate e forse anche presso alcune extra-terrestri. “Saint Lux” è nato come rituale di incubazione all'interno di un muristene (nicchia per pellegrini) della chiesa campestre di San Lussorio a Borore e dedicato alla Dea Bianca. “Umungus Fungus” come rituale micofago ispirato agli alimenti sacri. "Urano1" e “Urano3” come viaggi cosmici portando i suoni sardi come in un'arca spaziale all'esplorazione del nostro pianeta simbolo. Il pianeta dell'Acquario.

zero"Saint Lux", come pure i due volumi delle "Ethnographies", sono stati recensiti da Julian Cope sul suo sito. Come siete arrivati a lui? Ed essendo Cope appassionato di cultura nuragica, hai avuto modo di spiegargli le fondamenta antropologiche del vostro progetto?
Sentii da amici che frequentava spesso la Sardegna per studiare i nostri megaliti, e che scriveva un libro sulla statale 131 con nucleo della storia che si svolgeva proprio a Macomer. In più, conoscevo la sua fama di critico musicale e sciamano. Troppe coincidenze... Allora un giorno ho semplicemente messo il disco in una busta e l'ho spedito. Dopo qualche giorno è uscita la prima entusiastica recensione. Al momento non ho ancora avuto l'onore di scambiare quattro chiacchiere con lui. Ci comunico spedendogli i nostri lavori e fino ad oggi il messaggio è arrivato. Frequentiamo forse gli stessi piani astrali.

Ho visto in rete una vostra performance con Simon Balestrazzi, mi puoi spiegare il significato della stessa e delle maschere?
Era da tempo che lavoravo a un rito da eseguire nel sito archeologico di Tamuli, in cui si trovano tre tombe dei giganti e sei betili di cui tre mammellati. L'ho intitolata Rebirth Invocation.
La tomba dei giganti ha tra le sue grandi valenze sacre quella del significato simbolico e strutturale del grembo materno, che accoglie i suoi figli defunti per il sonno eterno e attraverso l’energia catalizzata dalla terra li restituisce all’universo in un processo naturale di nascita, morte e rinascita fortemente spirituale. La sua forma ricorda sia il toro, simbolo di potenza fecondante che il corpo di una donna nell’atto del parto. Rappresenta una perfetta fusione dei principi maschile e femminile e ricorda agli uomini che ogni fine è sempre un nuovo inizio. Per noi sardi del 21esimo secolo è il monito a ripartire riappropriandoci delle nostre origini millenarie per rifondare sul cadavere della fallita modernità, impostaci più volte lungo la nostra storia, un nuovo percorso di tradizione che crei finalmente un'entità armonica tra profondo passato e immediato futuro. La spiritualità dei nostri avi può darci quello slancio necessario per proiettarci nel mondo che verrà. Alla terra e ai nostri avi, a ciò che ci hanno voluto comunicare attraverso i millenni, dedichiamo la nostra invocazione attraverso quello straordinario mezzo che è la Musica come auspicio di fecondità e rinascita della nostra Madre, della nostra Terra ora così drammaticamente sofferente.
Per quanto riguarda i Boes e Merdules di Ottana sono simbolicamente affini a Mamuthones e Issohadores, ma sono più arcaici perché ci si trova dentro un capovolgimento. Nei Boes e Merdules, i primi rappresentano il mondo animale e i secondi gli umani che cercano di dominarli con la soha (il lazo) ma in un continuo scambio di ruoli. Mamuthones e Issohadores rappresentano un mondo più vicino a noi, quello della dominazione spagnola, in cui gli Issohadores (i padroni vestiti in abiti seicenteschi) hanno dominato i Merdules/Mamuthones che danzano in maniera ordinata e controllata. E' una mutazione del rito originario.

Credo fortemente, per dirla alla Turner, nel Social Drama, ossia nelle pratiche performative atte a una ridefinizione critica del reale. Mi pare che la rottura culturale delle norme sia l’unica forma di conflitto possibile. Come “antropologi della performance” vi sentiti investiti da una funzione che sia in qualche modo politica?
Non è rimasta altra arma politica se non quella dei nostri comportamenti reali. La performance o come preferisco chiamarlo il rituale è quel canovaccio strutturale che ci permette di dire la verità sulle nostre vite in maniera esplicita. E' il mezzo espressivo per eccellenza e lo è sempre stato. Prima del teatro, di qualsivoglia forma d'arte, il rituale è li luogo della trance, della liberazione, della disvelazione. La sua importanza sociale affonda nella notte dei tempi, non è una recita a memoria impolverata, ma la drammatica esposizione della vita reale liberata da ogni sovrastruttura. Solo indossando quotidianamente le nostre maschere rituali possiamo ancora incidere in qualche modo nella grande comunità umana. Lo svelamento identitario attraverso il mezzo del mascheramento rituale è il paradosso politico del cambiamento: la grande arte della contraddizione.

Dopo il secondo volume delle "Ethnographies", cosa bolle in pentola?
Abbiamo materiale per almeno altri due volumi dell'"Ethnographies", personalmente sto per accingermi a registrare il mio primo album solista come MSMiroslaw dedicato al mio sacro teschio di cavallo... con gli HBOL abbiamo registrato con le nostre metodiche una session con Simon Balestrazzi, che è entrato magnificamente nel nostro mondo e noi nel suo, e stiamo valutando se lui sarà d'accordo di farlo uscire prossimamente. In casa Trasponsonic, tanto materiale fermo che conto di far uscire appena avrò un po' di risorse. Ad ogni modo, immersi sempre nel nostro magico mondo. Grazie della splendida chiacchierata. A presto.

Discografia
 Humungus Fungus (Trasponsonic, 2007)

 

 Urano 1 (Trasponsonic, 2008)

 

 Urano 3 (Trasponsonic, 2008)

 

 Saint Lux (Trasponsonic, 2009)

 

 Ethnographies Vol. I - Musèe de l'Homme Hermètique (Trasponsonic, 2010)

 

 Ethnographies Vol. II - Musèe de l'Homme Hermètique (Trasponsonic, 2012)

 

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