29/04/2016

Moderat

Spazio 900, Roma


di Giulia Quaranta
Moderat

La delusione è di quelle che non ti aspetti. I Moderat sono tra le novità musicali più fresche e interessanti dell'ultima decade, pertanto logica vuole che andare a un loro live non possa che essere piacevole. E invece l'esperienza inizia male e si conclude peggio.
Con l'apertura dei cancelli fissata alle 20.30, bisogna attendere le 19 perché si inizi a vedere qualcuno arrivare. L'area antistante al locale, che è stata transennata per ospitare la fila, rimane misteriosamente chiusa al pubblico e di fatto la fila si forma a casaccio in mezzo alla strada, con l'imbarazzante risultato di bloccare il traffico. Al momento di entrare, intorno alle 20.30, sorgono problemi con i biglietti, causa disorganizzazione. Il locale, però, è molto bello e con un impianto audio potente. Ma è una grama consolazione.

Shed entra un po' in ritardo, intorno alle 21.45, e propone un dj set che inizia strizzando l'occhio all'Idm da club e confluisce in una minimal techno che fatica a decollare e a coinvolgere. Dopo una mezz'ora, finalmente, fanno il loro ingresso i Moderat. La scaletta è scarnissima, con i pezzi dell'ultimo disco, "III", ben in evidenza ovviamente, e i grandi classici pronti a riscaldare gli animi dei fedelissimi: "A New Error", "Rusty Nails" e "Last Time". Il punto è che la maggior parte dei brani viene disgregata, ampliata, logorata e trasformata in un dj-set spigoloso, pungente e lunghissimo. Una scelta tragica, perché la location non era esattamente la più adatta a quel tipo di spettacolo, che invece sarebbe stato perfetto in spazi grandi e all'aperto, come ad esempio il Parco Gondar.

A un concerto dei Moderat sarebbe stato bello sentire i Moderat, ciò che li ha resi interessanti e peculiari, ossia la perfetta simmetria tra la spigolosità dei Modeselektor e la dolcezza di Apparat. Questo equilibrio nel live è venuto totalmente a mancare, con una totale preponderanza della componente Modeselektor. La voce di Apparat si è sentita molto poco. Chiaro che i tre siano perfettamente in grado di maneggiare la materia musicale a loro piacimento, ma la sensazione è che spesso e volentieri abbiano perso la rotta, a vantaggio di suoni duri, martellanti e poco coesi, che guardano a una free techno generica e affatto caratteristica. Ecco spiegato il perché di un pubblico un po' "casuale" ed esuberante (i proprietari avevano dato come previsione 2.500 persone, ma alle 20.30 in coda non ce ne erano più di 200). Quelli che conoscevano appena "A New Error", o neanche quella, quelli che facevano foto e video con il flash nonostante prima che entrassero gli artisti sia passata la scritta sullo schermo di non usare flash, costringendo i nostri, a un certo punto, a dire al pubblico di riporre il cellulare in tasca perché "we don't need this fucking shit".

Questo live, dunque, non può che essere bocciato: pessima scaletta, costituita da poche canzoni, scelte musicali da festival anziché da concerto ma, soprattutto, un ambiente degradato a fare da contorno, che ha disturbato più del dovuto.



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