Tori Amos

Scarlet's Walk

2002 (Epic) | songwriter

Tori Amos è stata sempre critica nei confronti della società americana. Lei, che per questo ha preferito a lungo vivere in Irlanda. Lei, che quando ancora nessuno ne parlava scrisse "Me And A Gun", condannando la moda dei ragazzi americani di acquistare prima un cheeseburger da McDonald’s e subito dopo una pistola nel negozio vicino. Questo è stato sempre un carattere distintivo della Tori Amos "donna americana". Non ha mai fatto marcia indietro sulle sue opinioni. La Tori Amos artista, invece, ha sempre preferito concentrarsi sulla musica sorvolando tutto il resto. Il suo percorso musicale è stato uno dei più interessanti degli anni Novanta. Dalle melodie avvolgenti e immediate complici il pianoforte e la sua voce dei primi album, alle strutture complesse e alle influenze più disparate dei lavori seguenti fino al discusso-tributo a soli artisti maschili per "Strange Little Girls". Due percorsi che finora si erano solo "scontrati" reagendo con la creazione di alcuni brani di denuncia. Mai però si erano incontrati pacificamente. Mai, fino al 2002 e al suo settimo album "Scarlet’s Walk", dove la Amos donna e artista si sono incontrati nell’alter ego di Scarlet per un unico percorso che attraversa gli Usa da Ovest ad Est allo scoperta di luoghi sconosciuti. Tutto con l’aiuto di una mappa.

Ma man mano che il viaggio avanza però, diventa anche ricerca personale. Un viaggio alla ricerca di un’identità nazionale che è anche individuale. Unica identità che si riscopre nei valori più veri e nella speranza di una nuova vita nell’ultima tappa proprio a New York per il compleanno della piccola figlia. "Scarlet’s Walk" è un sincero e umano concept album , lontano da certo intellettualismo in voga di questi tempi. Musicalmente, Tori Amos sembra aver ritrovato la freschezza e l’ispirazione dei primi tempi. Colpisce subito il non aver concesso troppo al protagonista dei suoi album precedenti: il pianoforte. Fin dai brani iniziali, "Amber Waves" e "A Sorta Fairytale", infatti, il suo strumento principe viene tenuto a bada per non appesantire la limpida linea melodica e per far risaltare i cori, mai così presenti in un lavoro della Amos.

Da ricordare che questo è un viaggio e quindi musicalmente lo si deve accompagnare. Dalla gioia iniziale dei primi brani, con l’ammiccamento swing di "Wednesday", il tono diventa già cupo in "Strange" e ancor di più in "Carbon" e "Crazy". Man mano che si procede si incontrano varie culture e influenze. Ecco, così, le percussioni e i ritmi in "Don’t Make Me Come To Las Vegas" e in "Sweet Sangria". Poi, le soste rilassanti di "Your Cloud" e "Pancake", prima della drammatica "I Can’t See New York", che risente inevitabilmente del clima post-11 settembre. L’atmosfera è resa dolorosa dal pianoforte in crescendo, che accompagna la sua voce. Necessaria la sosta nella città che deve andare avanti. Ma è lo stesso viaggio di Scarlet che deve andare avanti e non fermarsi alla tragedia.

Il viaggio finisce con il compleanno della figlia di Tori Amos, con il messaggio di speranza che questo comporta. Una speranza resa anche dalla tecnica vocale, che non si concede al virtuosismo, ma è diretta, quasi sottovoce e malinconica. Attenta a tutte le sfumature. E anche dalla scelta della direzione artistica. Da "Boys For Pele" del 1995, colori scurissimi avevano caratterizzato tutti i suoi lavori. Esemplare la copertina dark di "To Venus and Back". La copertina di "Scarlet’s Walk" è invece un bellissimo e gioioso trionfo di colori. Un chiaro massaggio.

(25/10/2006)

  • Tracklist
  1. Amber Waves
  2. A Sorta Fairytale
  3. Wednesday
  4. Strange
  5. Carbon
  6. Crazy
  7. Wampum Prayer
  8. Don't Make Me Come To Las Vegas
  9. Sweet Sangria
  10. Your Cloud
  11. Pancake
  12. I Can't See New York
  13. Mrs. Jesus
  14. Taxi Ride
  15. Another's Girl Paradise
  16. Scarlet's Walk
  17. Virginia
  18. Gold Dust
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