Le partiture consistono tutte in variazioni di note arie classiche (Schubert, Chopin, Bach, Satie e Debussy tra i tanti compositori selezionati) e l'aspetto prettamente musicale è sicuramente quello più riuscito, con arrangiamenti eleganti e perfettamente cesellati che creano quasi un lungo continuum, un piacevole ma a tratti narcotizzante flusso sonoro in cui però le nuove melodie della Amos, stavolta troppo lente e mutevoli, quasi inafferrabili ai primi ascolti, finiscono col perdersi un po', diluendo inevitabilmente la loro tensione emotiva (succede nelle comunque affascinanti "Battle Of Trees" e "Star Whisperer" o nella vibrante apertura di "Shattering Sea").
Non è assolutamente il caso però degli squarci emotivi di "Fearlessness", di diritto tra le sue composizioni migliori, o di altri brani che resistono al confronto col passato come la dondolante "Nautical Twilight", "The Edge Of The Moon" e l'agrodolce "Your Ghost".
Completamente fuori luogo, invece, la scelta di lasciar cantare la figlia nemmeno adolescente in ben quattro brani: forse per troppo amore materno, la Amos non si rende conto che quella voce è ancora troppo acerba e infantile per sposarsi adeguatamente con un progetto così serioso e, in fin dei conti, secchione. Il risultato così, più che alleggerire il tutto, com'era forse nelle intenzioni, finisce col suonare un po' goffo e comico, e ci si ritrova immediatamente retrocessi dal conservatorio al saggio scolastico di fine anno. Eppure uno dei brani in questione, l'orecchiabile "Job's Coffin" (unico brano interamente originale, tra l'altro), nel quale Natashya si atteggia a novella Adele, vanta una delle melodie più leggiadre: quanto sarebbe stato meglio sentirla dalla sola voce di Tori ora che sembra aver ritrovato persino la maliarda espressività interpretativa di un tempo.
"Night Of Hunters" è un disco più importante che bello, perché dietro c'è comunque più mestiere che istinto, perché forse necessitava di qualche sussulto in più, perché a volte pecca di presunzione e non sempre regala canzoni davvero memorabili, però ci restituisce un'artista che sembrava ormai svanita e che adesso ritroviamo, sì, più adulta e addomesticata, ma ancora capace, fortunatamente, di regalare qualche brivido.
13/09/2011