OndaRock



1 Le Supplice De La Baignoire
2 Dopées
3 Se Flinguer / Piquer Une Porsche
4 Bbraallen
5 Madrague, Retour
6 Perdre
7 Muraille_1
8 Triviana, Nuire!
9 Techniques Du Lexo
10 Muraille_2
11 50actionexpess
12 Muraille_3
13 La Règle
14 Dans Ton Doki
15 Alexia



DORINE MURAILLE

Mani
(Fat Cat Records) 2003
elettronica, avantgarde
Non so chi sia Dorine Muraille (trattasi in realtà della sigla dietro cui si cela il venticinquenne francese Julien Locquet, musicista e manipolatore di suoni, ndr ), mi prestano 'sto disco con la promessa di meraviglie sonore. Forse non sono la persona giusta per recensirlo. All'inizio penso che sia rotto il disco o il lettore ma capisco subito che mi sbaglio, è proprio così la musica incisa, un enorme e a suo modo titanico patchwork lungo 15 brani e 45 minuti di voci, accenni di canto, languide isole orchestrali, rumori trovati, accordi isolati, lampi pianistici, lacune ambient. Il tutto amalgamato in studio e in cui tutti gli elementi costituenti la progressione sonora vengono spezzati, proprio nel senso che vengono rotti nel loro svolgersi, parcellizzati, frantumati, come disincarnati e poi ricomposti. Da qui un assolutamente (almeno per me) inedito e caratteristico andamento discontinuo, saltellante, a strappi, dello svolgersi della musica.

La prima immagine che viene in mente (quando si introducono immagini per raccontare un disco è buon segno o no, boh? Fatemi sapere) è quella di un vetro spezzato da un sasso e poi ricomposto alla meno peggio col nastro adesivo. L'effetto complessivo è spiazzante, molto ambientale, ma non tanto nel senso statico-descrittivo bensì in quello dinamico-interiore: un enorme flusso di coscienza, inconsapevole, inarrestabile, artificiale quanto pulsante.

Questo è uno dei dischi più artificiosi, proprio nel senso di antinaturalistico, che conosca, un gigantesco quanto lieve meccano sonoro costruito a tavolino con leve, bottoni, pulsanti, nastri. E' come ascoltare la versione denaturata e aliena degli Stereolab o dei Tarentel o dei Rachel's. La musica di "Mani" appare come svincolata sia dal concetto di creazione musicale come organizzazione coerente di accordi sia dal concetto di musica, oggi tanto diffuso, come sinergia di suoni e rumori. La musica di "Mani" è un'ipotetica terza via, un utilizzo di ombre musicali coerenti decontestualizzate e usate come suoni, spolpate di energia e di valenza emotiva, e sacrificate sull' altare dell'arrangiamento, che in tal caso diventa un enorme leviatano che costituisce non il fulcro ma il tutto della musica.

Questa non è musica. Sto pensando che forse sono la persona giusta per recensirlo. Questa non è musica, ma è simulacro meccanicistico, ologramma di una musica mai composta.
In teoria, io un disco del genere non dovrei recensirlo, dovrei dilaniarlo con gli occhi iniettati di sangue e calare la mannaia di tutta la forza critica di cui dispongo. Ma la macchina è più forte di me. Ne sono consapevole e mi arrendo. E poi, sapete, dentro la macchina, per usare una frase celebre (e, per inciso, non inventata dai Police) c'è un fantasma. Uno spettro malinconico e struggente, imprigionato nella gigantesca struttura, che mi parla con la voce di una bambina che non vuole rimanere da sola in quel luogo buio, e allora scendo anch'io. A catturare un'altra emozione e a darle un altro inutile voto.