Bjork

Medulla

2004 (Elektra) | avant-pop

Finalmente, dopo una lunga attesa, dopo la marea di gossip e notizie ufficiose riguardanti la natura del disco e altrettante smentite, ecco "Medulla", quinto album solista del folletto islandese, opera che sancisce definitivamente la maturità e la personalità unica di un'artista che, se già in passato difficilmente era scesa a compromessi, stavolta supera se stessa mettendosi in gioco come mai aveva fatto prima, forte di una straordinaria esperienza e alla ricerca di una primigenia e assoluta purezza. Protagonista assoluta di "Medulla" è la voce, quella voce che assieme alla raffinatezza e modernità degli arrangiamenti e a una particolarissima poetica ha sempre rappresentato il punto di forza della nostra; e a scongiurare il pericolo di un album eccessivamente autocelebrativo ci pensano le "altre" voci presenti, quelle soavi dell'Icelandic Choir, quella di un altro che sulla sua ugola ci ha costruito una carriera - Mike Patton -, quella della straordinaria Tagaq, in cui tecnica ed espressivita' si fondono alla perfezione, quelle delle drum machine umane Rahzel e Dokaka e, dulcis in fundo, quella baciata da sempiterna grazia dell'arcangelo Robert Wyatt.

Nello specifico, l'album non rinuncia alla peculiarità "cinematica" cui Bjork ci ha abituati in passato, come nel pezzo d'apertura "Pleasure Is All Mine", in cui la voce della nostra sale e scende, cullata dalle onde di un tappeto vocale che sottolinea con enfasi i momenti topici delle liriche, ancora nella sublime "Vokuro", originariamente composta per pianoforte dal compositore islandese Jorunn Vidar, che, riarrangiata da Bjork per l'occasione, diventa una maestosa fusione tra musica sacra e musica profana, e soprattutto in "Oceania", uno dei capolavori assoluti dell'album, in cui lascia a bocca aperta il lavoro del coro, che pare guizzare fuori e dentro l'acqua attirando l'ascoltatore, con la malefica soavità delle sirene.
Altamente evocative anche "Sonnets/Unrealities XI", ancora per solo coro e voce, il cui testo è mutuato dall'omonima opera di E.E.Cummings, la delicata "Show Me Forgivness" in cui Bjork fa tutto da sola e "Submarine", in coppia con Robert Wyatt, che se non è un perfetto pezzo stile Canterbury poco ci manca.

Vi sono poi episodi in cui è messa maggiormente in risalto l'inusuale "sezione ritmica" costruita completamente con le voci di Mike Patton, Dokaka e Rahzel: "Where Is The Line", cupa e violenta invettiva con un Patton in forma smagliante che contemporaneamente disegna ritmica e bassi, "Who Is It", l'unico pezzo propriamente pop dell'album con tanto di ritornello accattivante, e la conclusiva, sfrenata e "dancey" "Triumph Of The Heart", condita da stratosferici beat di fischi e pernacchi e da tromboni umani. Ma la chicca del disco, assieme alla già citata "Oceania", è "Desired Constellation", struggente canzone d'amore dal testo intimo e surreale, la straordinaria e drammatica voce di Bjork e piccoli tocchi di elettronica ad accompagnarla, in un gioco di intensità a cui si possono paragonare forse solo "Unravel" da "Homogenic" e "The Ancho Song" da "Debut".

E' interessante notare, per concludere, come "Medulla" presenti, a livello di liriche, una poetica estremamente differente da quella tipica bjorkiana . Se nelle precedenti opere, anch'esse tutte incentrate sull'amore, i testi mostravano una atipica forma di coinvolgimento nel rapporto a due, in cui l'amore cantato e' prima di tutto verso se stessi e di riflesso verso l'altro da sé, in modo tale da crearsi una sorta di barriera nella quale aprire spiragli quando si tratta di ricevere emozioni positive, e da lasciare chiusa per ammortizzare qualunque sfumatura negative della relazione, in "Medulla", con le recriminazioni verso il partner di "Pleasure Is All Mine" e "Where Is The Line", l'accorato appello a prendere coscienza dell'amore ricevuto in "Who Is It" o la malinconica tristezza di "Desired Constellation", Bjork appare enormemente più coinvolta, o quanto meno, coinvolta in modo differente rispetto al passato.

"Medulla" è in definitiva un disco sicuramente non facile, che non piacerà a chi non ha mai sopportato Bjork, che certamente non avvicinerà nessuno all'universo musicale della nostra, che forse scontenterà qualche fan appassionato dei suoi tipici raffinati arrangiamenti elettronici, ma è disco che cresce pian piano, incompromissorio, profondo e ispirato.

(16/11/2006)

  • Tracklist
  1. Pleasure Is All Mine
  2. Show Me Forgiveness
  3. Where Is The Line
  4. Vökuró
  5. öll Birtan
  6. Who Is It
  7. Submarine
  8. Desired Constellation
  9. Oceania
  10. Sonnets / Unrealities XI
  11. Ancestors
  12. Mouth's Cradle
  13. Miôvikudags
  14. Triumph Of A Heart
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