Elliott Smith

From A Basement On The Hill

2004 (Anti) | songwriter

Alcune premesse

Accostarsi a un album postumo è sempre molto difficile; vuoi per i nervi scoperti difficilmente sanabili a poco tempo di distanza dalla morte, vuoi per la non compiutezza del prodotto, vuoi per il terribile presentimento che si tratti solamente di un'operazione economica. Ecco, iniziamo subito a sgombrare i primi dubbi, e a costruire le prime certezze.
Quante mamme Buckley o mogli Cobain ci sono state nella storia della musica? Troppe. Inutile quindi nascondersi dietro a un dito; si aveva il dubbio che dietro a "From A Basement On The Hill" si muovessero occhi, menti e mani mercanteggianti volti alla mera ricerca degli ultimi dollaroni da strappare al corpo di un amico, di un figlio, di un amante. E invece, fortunatamente, capita di sbagliarsi.

Elliott Smith aveva iniziato a dedicarsi alla scrittura di questi nuovi brani fin dai tempi dell'uscita di "Figure 8". Si tratta di andare indietro di qualche anno, di rintracciare nei concerti dell'ultimo tour i primi boccioli delle nuove canzoni. Poi, i mesi trascorsi nel suo studio personale, ricavato un lustro prima da un ex ufficio, dove Elliott ha organizzato il lavoro, suonato, cantato, campionato e trasformato idee in progetti ben definiti. E poi attorno a lui si sono fatte vedere, per stargli vicino in un periodo così brutto della sua vita, gli amici di sempre, il fidato produttore, l'amico del cuore della giovinezza (quel Sam Coomes, compagno e gemello negli Heatmiser) e poi l'amata/odiata Joanna Bolme, anche lei presente, per aiutarlo, per soccorrerlo, per amarlo. In fondo, a posteriori, la presenza di così tante persone care nel suo studio e accreditate poi nel suo album è dovuta al tentativo vano di salvare un uomo che stava dando l'addio al mondo. Ormai Elliott Smith pensava solo alla musica, non più a se stesso. Quel se stesso che si era smarrito per strada già da parecchio tempo; anima peregrina in cerca di una pace e di una tranquillità che troverà, drammatica, solo nel suicidio.

L'idea iniziale era questa: un concept-album doppio. I due Lp dovevano uscire a sei mesi di distanza. Di questo progetto è rimasto ben poco, anche perché la fase più importante, quella del mixaggio, non era nemmeno iniziata. Viene meno quindi l'idea ciclica che aveva in mente Elliott a favore di una semplice compilation di quei brani che erano pronti per essere rilasciati.

La musica

L'anima pop. La crescita musicale di Smith va proprio in questa direzione, è volta alla ricerca di una struttura compositiva sì sofisticata, ma facilmente fruibile, interpretabile a più livelli.
I punti di riferimento in questo ambito sono Brian Wilson e Paul McCartney, con una più marcata influenza del secondo, tanto che spesso il suono che Smith propone è molto "British". Tre sono le ballate folk-rock che sono state seminate qua e là con lo scopo di strizzare l'occhio alle orecchie sensibili alla melodia, canzoni pop in grado di rivolgersi a un gruppo molto più vasto e appunto popular: "Pretty (Ugly Before)", "A Fond Farewell" e "Twilight". La prima è tutta giocata sul pianoforte, il cui suono incalzante e ripetitivo è la chiave melodica del pezzo; con l'aiuto di Sam Coomes (coppia ritrovata dai tempi degli Heatmiser) Elliott imbastisce una nenia malinconica su una struttura musicale più gioiosa (rockeggiante) e avvolgente (classicheggiante). "A Fond Farewell" è esattamente la summa perfetta del primo Smith solista: fingerpicking dotto, voce e chitarra acustica, strofe melanconiche e ritornello che ti entra in testa al primo ascolto. Difficile aspettarsi di meglio.
"Twilight" è una ballata acustica tanto notturna, quanto mattineria: found sound a iniziare, che perdurano per tutto il pezzo e una melodia per sola chitarra acustica e voce (qualche sovraincisione e poco altro nella prima parte) che si trasforma in un traditional delicato e bucolico, con tocchi orchestrali.

L'anima rock. Il punto di partenza del Nostro è stato il grunge, o almeno è quella l'aria che respirava, tanto più che Portland non è certo distante anche geograficamente da Seattle. Il punto di partenza e di lancio fu il sodalizio con l'amico Sam negli Heatmiser. In questo album riassuntivo della sua carriera, Smith non poteva certo non dare spazio a quel periodo e a quel suono. Chitarre elettriche e animo rock sono quindi la colonna vertebrale di "Don't Go Now" e "Shooting Star".
L'anima nuova. Dove stava andando Elliott Smith? Che musica aveva in mente, e in quali direzioni avrebbe concentrato le sue attenzioni?

Domande difficili, molto più psicoanalitiche che musicali. Forse qualcosa lo riusciamo a rintracciare nel brano di apertura "Coast To Coast". La canzone è tripartita: un'introduzione di found sound e sample vocali, un prosieguo su una melodia resa incalzante dal crescere orchestrale, dall'uso rollingstoniano della chitarra elettrica e una chiusura di tre sovraincisioni vocali di solo parlato commentate da tocchi di pianoforte. In 5 minuti e mezzo di canzone, Elliott Smith rilascia quello che è il brano più completo e studiato dell'album e forse il manifesto della sua idea di musica, che è poi quella di un cantautorato "moderno", dove trovano spazio tanto gli strumenti acustici tipici del folk, quanto i sample vocali, i found sounds e le field recordings proprie di un approccio musicale indie lo-fi (Microphones, Badly Drawn Boy, Bright Eyes).

I restanti brani si muovono all'interno di queste tre coordinate, mantenendo un livello compositivo/qualitativo fuori dal comune. Se "Strung Out Again" è un omaggio a Brian Wilson, "Little One" non può non far pensare ai Beatles. Esattamente a metà album, spunta "Ostriches & Chirping", un fischiettante fuori programma, ma che potrebbe trovar ragione se si pensa all'idea originaria del concept-album, dove la ciclicità è data anche da questi disimpegni (qui molto beatlesiani à-la "Sgt. Pepper's").

Conclusione

In definitiva, senza girarci troppo intorno, "From A Basement On The Hill" è uno dei migliori album usciti nel 2004. E adesso, ora che Elliott Smith ci ha regalato anche il suo ultimo respiro di vita, che lo si lasci riposare in pace!

(12/12/2006)

  • Tracklist
  1. Coast To Coast
  2. Let's Get Lost
  3. Pretty (Ugly Before)
  4. Don't Go Down
  5. Strung Out Again
  6. A Fond Farewell
  7. King's Crossing
  8. Ostriches & Chirping
  9. Twilight
  10. A Passing Feeling
  11. The Last Hour
  12. Shooting Star
  13. Memory Lane
  14. Little One
  15. A Distorted Reality Is Now A Necessary To Be Free
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