Mettiamo caso che qualcuno si sia fatto ibernare nei favolosi Eighties e si risvegli nell'anno del Signore 2005, cosa facciamo per attenuare il possibile shock derivante dallo scarto temporale? Gli somministriamo questo dischetto di HK 119, che per inteso è tra le cose più inutili che possiate oggi trovare in commercio, e al tizio in questione sembrerà di aver dormito solo pochi giorni.
Scusate la boutade, ma a volte viene da chiedersi perché la gente dovrebbe buttare soldi in un prodotto del genere, che sia poi artistico mettere su disco il trillo di un telefono di un fax o il tentativo di connessione di un modem… è da vedere. C'è di tutto e di più in HK 119, dai Kraftwerk liofilizzati, alla dance più bieca e perfino qualche girotondo esistenziale che sa di Orchestral Manoeuvres In The Dark, ma senza esagerare. Se poi avete bisogno del brano movimentato per una bell'oretta di ginnastica nella vostra camera, eccovi servito il quasi Ebm di "Neurotica".
Come ogni revival che si rispetti, quello degli anni 80 sta arrivando ad assumere caratteri davvero grotteschi, portando alla luce prodotti che "odorano" di referenzialismo passatista lontano un miglio. A questo punto sta al buonsenso degli addetti ai lavori, ma soprattutto dei consumatori decretarne la fine, almeno nelle sue rappresentazioni più citazioniste e deleterie.
Sia chiaro, niente contro il personaggio, che è anche simpatico nel suo apparire ibrido improbabile tra Madonna, Nina Hagen e Gina X, ma abbiamo proprio bisogno del pop sintetico di "Last Nation" o di "23.45"? Niente da fare, HK 119 è una puttanata di disco, e se qualcuno proverà a spacciarvelo per l'ultima figata da dancefloor alternativo, rifilategli (un pugno mi verrebbe da dire) Ramazzotti come esempio supremo di romanticismo decadente.


