Contornata da un considerevole numero di collaboratori, esce dal tripudio discografico la finlandese Heidi Kilpelainen, ragazza dalla grande avvenenza fisica, in possesso di una voce potente e carismatica. Negli ultimi anni tanti bei faccini sono stati lanciati con operazioni commerciali a metà fra manierismo e speculazione d’immagine, catapultando giovani fanciulle sulle pagine dei più noti rotocalchi alternativi. In alcuni casi anche la componente musicale risulta se non altro trascinante e ben centrata (M.I.A., Santogold, Yelle e altre), nei restanti tentativi il tutto naufraga nella sciatteria modaiola. HK199 non sembra appartenere a quest’ultima categoria, grazie anche alla mirabolante serie di personaggi che l’affiancano per proporre un prodotto dignitoso. In fase di produzione e composizione abbiamo la coppia maschile I Monster, geniale duo di folletti britannici con all’attivo una manciata di ottimi album di trasfigurazione elettronica. Per quanto riguarda gli strumentisti, vanno ricordati Micheal Ward (in arte M. Ward) e Dean Honer, quest’ultimo elemento dei Add N To (X).
“Fast, Cheap And Out Of Control” è un album contenente ottimi passaggi di synth-pop atipico, ma esageratamente prolisso e opulento. Sedici canzoni, cinquanta minuti di musica e molte idee messe sul campo. Questo tipo di proposte, a prescindere dalla caratura finale, necessitano una fruizione immediata e frizzante per riscuotere successo. La presenza contemporanea di cantautorato, pop elettronico, swing e frangenti da cabaret confondono l’ascoltatore stancandolo. Il tentativo di differenziare la proposta è spesso lodevole, in questo caso un taglio sulla durata finale e una decisione sulla strada finale da percorrere avrebbero giovato alla fruizione.
Esaurite le premesse, va detto che i mezzi per sviluppare una carriera proficua ci sono tutti. Qualità di scrittura straripante, cura del suono lodevole, sezione ritmica poliedrica, produzione misurata e capacità di sorprendere con trovate inusuali. Dunque, si può passare senza batter ciglio dal synth-pop che amoreggia con l’electroclash (“Clone”, “Tropikalia”, “What Am I”), a episodi più propriamente legati alla tradizione delle origini (il furore dell’iniziale “Mind”, l’inno robotico “C'Est La Vie”), fino all’esposizione di capacità da musa malata e seducente (la fanfara noir “Celeb”, i due tronconi quasi trip-hop “Space Pt. 1 & 2”).
La coppia centrale evidenzia qualche stanca ripetizione di troppo (“Divine”,“ Cryonics”), mentre ci sono sparsi spunti validi verso la conclusione, come lo stomp elettronico da bar cibernetico di “Super Bug” o i synth spaziali che aprono e sviluppano “Avaruusasema”.
I minimalismi delicati di “Night” ci accompagnano con grazia verso la porta d’uscita, sancendo la conclusione di un itinerario tortuoso ma interessante e proficuo. L’uso di concisione e fermezza stilistica sono gli unici ingredienti che permetteranno a HK199 di rendere la sua neonata carriera davvero compiuta.
28/02/2009