Calla

Strength In Numbers

2007 (Beggars Banquet) | alt-rock, wave

Scavano lentamente, goccia dopo goccia, e il solco che ne deriva è di quelli indelebili, difficilmente rimarginabili, a dispetto di tante meteore che troppo presto si disintegrano nel nulla o scompaiono risucchiate in giganteschi buchi neri.
La galassia musicale del nuovo millennio ha visto sbocciare un fiore, elegante e fiero, che orgogliosamente si staglia nella perpetua oscurità ove giungono solo poche schegge luminose che quasi feriscono l’occhio per quanto son taglienti. Ma ci si deve abituare alla luce, pian piano occorre uscir fuori dal bozzolo, diventare crisalide, e poi farfalla, e tentare un timido volo, non ancora consapevoli della brevità della propria esistenza.

C’è chi dirà che li preferiva negli insicuri e caotici esordi di "Calla" e "Scavengers", chi sosterrà che "Televise" resta l’insuperato capolavoro, chi difenderà a spada tratta la perfezione dark-pop di "Collisions", chi riterrà che tutto sommato le derive electro della raccolta di remix "Custom" diedero loro il maggior non plus ultra.
Prendete posizione come meglio preferite, ma di certo questo nuovo "Strenght In Numbers", fa sì che dalla finestra semichiusa entri un briciolo di luce in questo 2007 ancora giovane, che speriamo possa essere l’anno della rivincita per troppi appassionati di musica a secco di emozioni.

I Calla si confermano essere la band che più di ogni altra rischia di mandare definitivamente in soffitta la vostra raccolta completa di dischi dei Cure, si confermano essere il gruppo che più di ogni altro può farvi gridare "finalmente una canzone che riesce a darmi vibrazioni vere", si confermano essere il gruppo che più di ogni altro può cullarvi, portarvi alle stelle, ridurvi in pezzi, lasciarvi inermi sul vostro letto di spine.
I corsi e ricorsi storici sono sempre più frequenti nella musica dei nostri giorni e la band texano/newyorkese continua quel filone post-wave fatto di dolore, disperazione, rabbia e vana speranza di rinascita.
Inutile star qui a rivangare un passato fatto di Siouxsie, Bauhaus, Ian Curtis smarrito troppo presto e Robert Smith impegnato in continui rimescolamenti di formazione.

Oggi, se esistono entità in grado di rappresentare la dark-wave più attualizzata e ricontestualizzata, questi sono i Calla; se esiste un disco che può degnamente e gloriosamente riassumere il tutto in espressioni musicali vive e pulsanti questo è "Strenght In Numbers".
Suoni sospesi, atmosfere ora dense ora rarefatte, a volte oscure, spesso misteriose e pericolosamente drammatiche, tappeti acustici squarciati da liberatorie incursioni elettriche. Ammaliano e confondono in lenti, sinuosi e delicati crescendo dove il pathos esplode senza deflagrare e trascina tutto con sé, moderni divulgatori dello straniamento, dell’introspezione, della malinconia, del puro e totale coinvolgimento fisico e psichico, quasi filmici nello sviluppo delle proprie composizioni, con qualche spruzzatina di elettronica mai scontata.

Aurelio Valle si conferma frontman carismatico, calato magnificamente nella parte, una voce perfettamente calzante e una chitarra che produce gli effetti più appropriati, il tutto ben rappresentato da titoli che più programmatici non si potrebbe, quali "Stand Paralyzed", "A Sure Shot", "Dancers In The Dust", e soprattutto "Defenses Down", con una rotondità sonora che conquista, una canzone che definire perfetta corrisponde a sminuirla.
Se devo consigliarvi un disco su cui cullare gli ultimi desideri di un inverno che volge al termine, nella dolce attesa della rinascita primaverile, questo non può essere che "Strenght In Numbers".
La desolazione dei moderni ambienti metropolitani che è al tempo stesso la desolazione dei nostri ambienti interiori.

(20/02/2007)

  • Tracklist

1. Sanctify
2. Defenses Down
3. Sylvia’s Song
4. Sleep In Splendor
5. Rise
6. Stand Paralyzed
7. Bronson
8. Malo
9. Malicious Manner
10. A Sure Shot
11. Le Gusta El Fuego
12. Simone
13. Dancers In the Dust

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