Vladislav Delay

Whistleblower

2007 (Huume Recordings) | elettronica

Che Sasu Ripatti sia in gran forma l’avevamo già intuito da diverso tempo, sia con il moniker di Uusitalo, sia quando decide di rendersi più accessibile al pubblico, aderendo a uno strambo modello house (e dintorni) con la sigla Luomo.

Di questo timido finlandese di Oulu ricorderete sicuramente una preziosa collaborazione di qualche anno fa con Antye Greie-Fuchs, aka Agf. Un intarsio electro-dub imploso che catturò parecchi cuori voltaici, sia su questi stessi lidi, sia un po’ in tutto il web musicofilo. L'esploratore elettronico che si nasconde in Ripatti è alla ricerca perenne di nuovissimi anagrammi sintetici, e ha la capacità straordinaria di associare a una rielaborazione costante del beat, frastagliata sulla sfondo, un coagulo armonioso di sibili, piccoli frastuoni amorfi che si insinuano un po’ ovunque, conferendo all’intera struttura quell’aurea magica che non t’aspetti.

Difficilmente accostabile a qualsiasi altro alieno del settore, Delay (ri)propone in “Whistleblower” un fluire bislacco di linee di synth, che si disperdono a getto continuo in quello che potrebbe essere definito uno sciame confuso di pulsazioni dub. Il disco è interamente realizzato seguendo la famosa tecnica del processing digitale, una sorta di patchwork dinamico immerso nel suo lento divenire in un universo di microsuoni a corrente inversa. La vera follia è che in tutta questa virulenta astrazione sonora, è intuibile, ad ogni singolo passaggio, anche un'incantevole sensibilità al laptop.

Il primo impatto potrebbe disorientare, ed è altamente comprensibile, data l’elevata inafferrabilità dei singoli suoni. Dissonanze che scontrano tamburi dalla tela sfibrata, come accade nel binomio iniziale “Whisleblower/ Wanted To (Kill)”, pullulazioni atonali che incrociano frattaglie cosmiche (“Stop Talking”), o tracce da elettrocardiogramma che cercano di seguire quel groove che esiste solo nei sogni (ad occhi aperti) del buon Sasu  (“Lumi”).

I primi sei minuti di “He Live Deeply” sono l’unico momento in cui c’è un effettivo contatto con la realtà, prima che l’ingegno avanguardistico (ri)prenda il sopravvento, sia perché la sezione ritmica mantiene una sua costanza di fondo (?), sia perché gli svolazzi al synth non seguono impalpabili percorsi. Tuffarsi nel magma instabile di “Recovery Idea” potrebbe essere una delle esperienze più insolite per qualsiasi accanito seguace del settore.

In sostanza, era dal trittico “Multila” - Entain” - “Anima” che Delay non raggiungeva picchi cosi elevati di sperimentale candore elettrico. Speriamo con tutto il cuore che questo suo "dottorato" continui ancora per molti anni.

(31/12/2007)

  • Tracklist
  1. Whistleblower
  2. Wanted To (Kill)
  3. Stop Talking
  4. I Saw a Polysexual
  5. Lumi
  6. He Lived Deeply
  7. Recovery IDea
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