Bugo

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2008 (Universal) | pop

Sul conto  di Cristian Bugatti è stato detto praticamente di tutto. Celebrato, sminuito, sintetizzato con fin troppa faciloneria a una copia sbiadita (e nostrana) dell’amatissimo Beck, fino ad arrivare ai recenti accostamenti devianti con tale Rino Gaetano (?). Eppure, questo simpaticissimo cantautore è sempre riuscito a svestirsi da qualsiasi etcihetta, reinventandosi puntualmente, sguazzando con classe nei meandri dell’underground italiano.

Inafferrabile, impulsiva, la sua musica è il riflesso sincero di una personalità tanto sbarazzina quanto meticolosa nell’approccio produttivo, dagli splendidi esordi (seppur confusi e acerbi), “Dal lofai al cisei”, “La prima gatta”, alla realizzazione di quello che è il suo lavoro più completo (“Golia & Melchiorre”), il nostro ha più volte mutato il suo percorso, diluendo la stesura dei testi grazie a un utilizzo meno dadaista, a tratti frastagliato delle lingua italiana, alternando la sua vena più intimista,  mediante un folk dimesso, rassegnato, e il suo spirito più inquieto, sospinto da svolazzi proto hip-hop o anacronismi analogico-sintetici degni (eccoci) del Beck pre-"Mutations".

Ma veniamo al settimo lavoro del Bugo Universalizzato, filtrato quotidianamente dalla mainstream tv (bellissimo il video di “C’è crisi”, diretto da uno straordinario Lorenzo Vignolo).
Fin dall’intro strumentale soul (!) appare ben chiara l’intenzione del Bugatti di dar più colore all’intera struttura. L’attacco organetto flower power di “C’è crisi” focalizza con classe questa nuova esigenza; impossibile poi resistere al ritornello centrale, riflessione globale, scarna e diretta della società odierna.
Stesso dicasi di “Nel giro giusto”, dove il nostro scaraventa, con una serie di focose armonie, tutto quel suo fabbisogno interiore di virar continuamente timbro anche nei rapporti sociali, a conferma della sua anima eclettica, puntualmente disillusa da un circondario privo di carattere. E pensare che i primi venti secondi del brano non sono nient’altro che pura  drum 'n' bass (!).

Il Trittico iniziale è immensamente liberatorio, si passa da una condizione fuggitiva al sentirsi (ora come ora) perseguitato da un invadente e talvolta inutile benessere.
Bugo rivolta i suoi sentori, le sue smanie interiori attraverso un nuovo (?) modello di pop illusionista, ma al tempo stesso riflessivo, proiettato fino al midollo nella realtà urbana.
L’italianissima “Love Boat” sembra scritta da Gaetano Curreri,  mentre “Le Buone maniere” potrebbe tranquillamente essere una b-side della parte elettrica di “Golia & Melchiorre” (“Arriva Golia”).  
Se “La mano mia” diventasse il tormentone dell’estate, non avremmo da meravigliarci, considerata la briosa andatura e quel motivetto ultra-spensierato che ne delinea i bordi.

L’ottima  produzione di Stefano Fontana si fa sentire, anche se il nostro è praticamente tuttofare. One man band (e non solo), Bugo ha recentemente dichiarato di aver comunque posto l'ultimo sigillo a ogni singola traccia. 
Se per molti “Sguardo contemporaneo” è considerato un lavoro stanco e di passaggio, “Contatti” mette a fuoco tutte le sbavature/insicurezze del recente passato, regalandoci l’anima più genuinamente pop del talento novarese.

(24/05/2008)

  • Tracklist
1. Posso Entrare?
2. C’è Crisi
3. Nel Giro Giusto
4. Primitivo
5. Love Boat
6. Le Buone Maniere
7. La Mano Mia
8. Felicità
9. Balliamo Un Altro Mese
10. Sesto Senso
11. Posso Uscire Per Favore?
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