JULIEN RIBOT - Vega

2008 (Ici d'ailleurs/ darla)
pop

La musica francese pur nei suoi modelli più leggeri ha sempre goduto di un sostegno intellettuale e culturale che spesso ha regalato valore aggiunto a progetti discografici in verità trascurabili.

Vero è che, al di là dei pochi grandi nomi che hanno travalicato le frontiere sonore come Jacques Brel, Serge Gainsbourg, o per finire ai giorni nostri gli Air, vi è un immenso panorama di pregevoli artisti che dagli anni 60 hanno contribuito ad arricchire il raffinato panorama della canzone francese, senza dimenticare il contributo di gruppi come i Magma al panorama del rock avantgarde.

Ma quello che evidenzia il nuovo album dell’artista grafico Julien Ribot è l’eccessiva ripetizione dei cliché dei cantautori francesi, che, spesso imbrigliati dalla loro aura artistica, non osano avventurarsi nella ricerca di  nuove soluzioni sonore.

Pur coltivando in verità un’adorazione per alcuni nuovi cantautori francesi come l’incommensurabile Louis Philippe o Julien Baer e Nina Morato, e pur constatando l’enorme quantità di artisti francesi che meriterebbero maggiore attenzione, non provo attrazione per questo nuovo album di Julien Ribot.

Forse stiamo qui a parlarne solo perché questo disco gode di una distribuzione anche in Italia, ma “Vega” non è la punta dell’iceberg della musica francese, basti ascoltare uno qualsiasi degli ottimi ultimi album di Françoise Hardy per comprendere l’inconsistenza di questo lavoro. “Vega” è un eccessivo e mal riuscito tentativo di inserirsi tra le maglie del successo di Yann Tiersen o degli Air, oltre ad apparire una pallida imitazione di Jean Louis Murat, uno dei più intensi e sorprendenti musicisti del cantautorato francese che meriterebbe (lui sì) gli onori della cronaca sulle pagine delle riviste nostrane.

Il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album, ”La Chambre Renversée”, una canzone amabile e originale, le capacità di artista grafico, che in questo album si esprimono attraverso un libro illustrato di 24 pagine, e l’amore di Ribot per il cinema facevano presagire un album più consistente e ispirato.

Certo gli episodi iniziali “Super Aaah” e “Noveau Chimpanze” sono piacevoli esempi di indie-pop di chiara ispirazione sixties, e le due tracce conclusive – ”Vega part 1” e ”Vega part 2” – introducono l’elettronica con risultati originali, mentre le riuscite armonie di “1982″ e “Mon Extraterreste” si fanno ascoltare con piacere, ma tutto ciò non basta ad annullare il tono ripetitivo e prevedibile delle altre composizioni (spezzato solo dall’ibrido sperimentale di “Le Reve De Tokyo” dove il pregevole suono del koto di Mieko Miyazaki non eleva comunque l’inconsistenza del pezzo). Tra tentativi maldestri di sperimentazione in “Coco Keeling” e gli arrangiamenti eccessivi e risibili di “Amour City”, il disco prosegue stanco e sonnacchioso.

La proposta di Julien Ribot non va oltre l’epidermide e difficilmente il suo fragile mondo artistico troverà accoglienza fuori dai confini francesi, gli eccessivi riferimenti agli Air negli arrangiamenti oltretutto infastidiscono e dimostrano che l’artista non ha trovato ancora un percorso musicale autonomo.

31/10/2008

Tracklist

  1. 1. Super Aaah
  2. 2. Nouveau Chimpanzé
  3. 3. Mon Extraterrestre
  4. 4. La Nuit
  5. 5. 1982
  6. 6. Amour City
  7. 7. Les Jardins De Boboli
  8. 8. Interlude Hypnotique (Avec Bruits D'Oiseaux Sur Le Côté)
  9. 9. Le Rêve De Tokyo
  10. 10. La Chambre Renversée
  11. 11. Musique Opour Un Eventail Qui Bat Au Ralenti
  12. 12. Coco Keeling
  13. 13. Vega Part. I
  14. 14. Vega Part. II

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