Aquadorsa

Cloudlands

2009 (Glacial Movements) | electro-acoustic, ambient-drone

Nella sua nuova uscita, la Glacial Movements – etichetta curata da Alessandro “Netherwold” Tedeschi e improntata all’isolazionismo ambientale – conferma l’alternanza delle sue produzioni tra illustri “ospitate” di artisti ben rinomati (basti ricordare Lull e Rapoon) e occasioni per dare spazio e risalto a giovani italiani che perseguono con passione le loro esplorazioni di territori sonori tanto impervi quanto affascinanti.
Quest’ultimo è proprio il caso del progetto AquaDorsa, che sancisce sotto unica denominazione l’incontro tra le profonde immersioni nei drone da parte di Oophoi e le soluzioni elettroacustiche dell’artista veneziano Enrico Coniglio.

Due mondi diversi, ancorché affini, stabiliscono in “Cloudlands” un contatto che restituisce le esperienze dei suoi due artefici rielaborate in ben oltre un’ora di musica, ispirata dall’ormai abituale immaginario “ghiacciato”, ma stavolta caratterizzata da variazioni strumentali e persino ritmiche finora quasi del tutto sconosciute alle produzioni dell’etichetta romana.
Benché i rispettivi percorsi d’origine dei due artisti siano chiaramente distinguibili, l’album tutto sembra fuorché una loro sommatoria meccanica, inteso com’è a creare una sorta di tertium genus tra l’uniformità stratiforme di drone evanescenti e puntelli elettroacustici percorsi da fremiti irregolari.
Loop e iterazioni ondeggianti si rincorrono, soprattutto nella prima parte dell’album, scolorando spesso in raffinatezze ambientali non aliene da un sottile romanticismo (“A Pillow Of Clouds”) e pervase da uno spirito cosmico più spesso denso e incantato che non ottundente.

È ben vero che, in particolare nelle lunghe “Zero Gravity” e “Alone In The Risng Fog”, riaffiorano ibernati paesaggi dark-ambient, pennellati da modulazioni avviluppate da una nebbia inestricabile; tuttavia, le note salienti che connotano “Cloudlands” quale opera significativa nella stessa discografia della Glacial Movements, sono rappresentate dalla miriade di battiti e crepitii che in pezzi quali “Daylight Fading Into Evening Silence”, “The Pond Reflected Her Smile” e “Syhan” (quest’ultima si segnala anche per una sorprendente citazione dalla Penguin Café Orchestra) deviano verso quello stile compositivo screziato e volutamente discontinuo che riecheggia numerose produzioni elettroacustiche giapponesi, quali ad esempio quelle dell’etichetta Audio Dregs.
Allo stesso modo, anche il finale dell’album sembra dischiudere nuovi e più accessibili orizzonti alla stasi di flussi sonori costanti, attraverso più espliciti accenti su arrangiamenti che sanno tanto di esito liberatorio di un’ora abbondante di lavorio sul dialogo tra synth e chitarre, tra pianoforte, theremin e un’infinta costellazione di samples ed effetti.

Realizzato con la cura indispensabile per opere di tale natura, “Cloudlands” delinea con sostanziale successo una propria interpretazione del bilanciamento tra oscure texture ambientali e irregolari screziature elettroacustiche; pregevole dal primo punto di vista, vagamente più standardizzato dal secondo, l’album riesce comunque a coniugare i suoi elementi secondo uno stile che desta ancora piacevole sorpresa veder realizzato da parte di artisti italiani.

(02/07/2009)

  • Tracklist
  1. A Pillow Of Clouds
  2. Daylight Fading Into Evening Silence
  3. The Pond Reflected Her Smile
  4. Zero Gravity
  5. Syhan
  6. Alone In The Risng Fog
  7. Night Of Trembling Stars


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