La deliziosa arte di alcuni eroi del folk-psichedelico inglese come Robyn Hitchcock, Kevin Ayers, Roy Harper e Syd Barrett ha sempre conservato un insano fascino, un delizioso ibrido di folk, blues sonnolento, litanie infantili, surreali arie malinconiche, suggestioni da banda musicale, riff di organetto e pianola, tutto sorretto da un discontinuo e fiabesco supporto emotivo che rimanda al vaudeville.
Il nuovo millennio non ha ancora espresso un personaggio capace di rinnovare il fascino dei succitati musicisti, forse perché erroneamente lo sguardo viene rivolto alla vecchia Inghilterra; Martin McFaul è uno svedese figlio di un emigrato scozzese e il suo secondo album, “Sha La La”, conferma tutte le ottime impressioni del suo debutto targato 2006, “Pop Mansion”.
Tutto il fascino obliquo e straniante di Syd Barrett rivive nelle sue canzoni, ma non è una emulazione voluta, quanto piuttosto una attitudine dell’autore nel costruire deliziose filastrocche folk dal gusto agrodolce.
Leggere inflessioni elettroniche per “Sha La La” che si inserisce con grazia nel new-acoustic-movement, mentre la brillante filastrocca folk di “Robogirl” sottolinea la vena sixties dell’autore, ma è il blues lisergico di “Surfboard Graveyard” il punto di non ritorno: la sua malsana atmosfera sconfina nell’estasi, tutto assume nuovi contorni e quello che sembra un innocuo album di gradevoli bozzetti folk si trasforma in una celebrazione dell’impossibile.
Atmosfere teatrali e circensi per “Before I Grow Too Old”, tra riff di organetto e pianola infarciti di psichedelia, energiche sferzate di rock-blues per la vibrante e coinvolgente “Doctor Orders”, che insieme al blues-spirituals di “Ready To Rock” tratteggia i momenti più vivaci dell’album.
Quello che sorprende è l’estrema leggerezza armonica dei brani, che non temono suggestioni infantili (il fischiettare della già citata “Ready To Rock”) e la morbidezza del folk da corso di chitarra di “Ocean Of Time”.
Ogni brano esibisce genio e talento, il surf-rock’n’roll di ”Cruisin” si incastra perfettamente tra la malinconica follia di “Rough Read” e la poesia notturna di “You Know Me”, che completano il mosaico sonoro di un album che difficilmente vi lascerà indifferenti.
Martin McFaul è un autore di notevole spessore, capace di equilibrare la semplicità di un Elliott Smith e il fascino di Matt Elliott con un gusto amabilmente retrò che avevamo dimenticato. Una rivelazione.
(15/03/2010)


