Deerhunter

Halcyon Digest

2010 (4AD) | psych-pop, dream-pop

Non ho mai visto nella scrittura di Bradford Cox il lampo del genio. Qualche buon amico ha tentato, a più riprese, di mostrarmi la strada, ma con scarsi risultati. Certo, i dischi dei Deerhunter contengono, qua e là, momenti interessanti ma, alla fine, ritengo che la sua cosa migliore Cox l'abbia registrata a nome Atlas Sound e porta il nome di "Logos". Invece, "Cryptograms" e soprattutto "Microcastle/Weird Era Cont." (il primo, con la sua anima bifronte, il secondo con i suoi numerosi svarioni) continuano a darmi l'impressione di dischi incompiuti, soprattutto oggi che "Halcyon Digest" riesce, con la sua diade di linearità e sincerità, a imporsi come l'opera migliore della band di Atlanta, pur se non esente da qualche amnesia (dai, Brad, prima o poi riuscirai a sorprendermi senza riserve!).

Il lavoro sul suono è, se possibile, ancora più accurato, come dimostra lo slow-core in tinta shoegaze di "Earthquake" (ritmica secca e incisiva, chitarre diamantine e trasfigurate in svolazzi paradisiaci, oniriche stratificazioni elettroniche, voce effettata). E se, ahimè!, l'ispirazione è soggetta a un paio di cali di tensione purtroppo decisivi ai fini della riuscita dell'opera (veramente indigesti quelli della anemica ballata di "Sailing", accettabili ma comunque fastidiosi quelli della sonnolenta "Basement Scene"), i redivivi Byrds di "Memory Boy", la scorza wave e la grande coda psichedelica di "Desire Lines" (scritta e cantata dal chitarrista Lockett Pundt e memore di "Nothing Ever Happened", oltre che introdotta da una progressione di accordi che richiama la "Rebellion (Lies)" degli Arcade Fire), l'acquatico deliquio dreamy di "Helicopter" e l'ode-ninnananna a Jay Reatard di "He Would Have Laughed" (con simil-clavicembalo in tensione dissonante sullo sfondo e finale commovente: "Where did my friends go?") sono tra i momenti migliori del catalogo Deerhunter.

Altrove, spunta anche un sax rigoglioso (la ballabile "Coronado"), il garage-rock agita fantasmi psych-pop ("Don't Cry") e filigrane folk in upbeat solleticano rimembranze Rem ("Revival").
Poi, andate di repeat (senza limiti) e, se continua a piacervi, interrogatevi sul mistero della felicità. Così, anche per scherzo.

(22/09/2010)

  • Tracklist
  1. Earthquake
  2. Don't Try
  3. Revival
  4. Sailing
  5. Memory Boy
  6. Desire Lines
  7. Basement Scenes
  8. Helicopter
  9. Foundation Stairs
  10. Coronado
  11. He Would Have Laughed
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