Won James Won

Corpus Unhearmeticum

2010 (R. A. I. G.) | art noise-rock, sperimentale

Come già successo per “Les 120 Minuetes De Sadomasonodoraemono Cuporamenosodom”, anche “Corpus Unhearmeticum” nasce dal ripescaggio di vecchie tracce inedite (qui, comunque, remixate).  Orientato prevalentemente verso un art-noise dai connotati industriali devastato e gloriosamente informale, il nuovo disco dei Won James Won ritorna agli inquietanti pandemoni di “Tol’s Toy” e "The Hollow Grail".

Difficile e scostante, anche se relativamente meno isterica delle prove precedenti, l’opera (che vanta numerose tracce scritte per installazioni artistiche presentate nelle gallerie moscovite) ruota attorno al concetto dell’unlistenability (“inascoltabilità”) e, infatti, fatta eccezione per qualche sporadico momento, in questi scarsi ottanta minuti di musica sono davvero pochi i momenti "accattivanti".

Confermandosi tra i massimi visionari del caos degli ultimi anni, i ragazzi prendono di petto la materia sonora, in preda a una vena creativa sempre rispettabile, anche se qualcosa in termini di compattezza è venuta meno. Ritmo pulsante, piano jazzy in perlustrazione e frizzi&lazzi elettronici: “Lodin” apre e lascia il campo a “Lodva”, sorta di ballata oscura, inghiottita da una bolgia annichilente. Sempre in bilico tra fisicità e astrazione (anche grazie all’uso sapiente di sample per lo più cinematografici), i Won James Won indagano la concretezza di un disastro prossimo venturo per il tramite di un suono onnivoro, essenzialmente post-moderno.

Così, omaggiando lo scrittore e poeta cileno Roberto Bolaño, in “2666 Years of Fear“ compongono una dissertazione chitarristica di matrice post-rock, tesa verso stroboscopici climax jazz-metropolitani. Se i primi tre “Midget Slave” scartabellano con fare terroristico tra Idm e digitalismo androide e i restanti, insieme con “Pensioner’s Song (The Institute of Night)”, confondono tensione collagista, squarci post-industriali e cupe trame operistiche, "QuaQua at the Gates Of Moonlight" tesse filigrane soul-jazz dentro groove corpulenti, “Mandville, Texas” e “Karuzel Retorno” ricordano la grande scuola cacofonica del Lone Star State, mentre “Sisterslicer VIII “ sfodera disco-soul per un party rinfrescante.

“The World History”, terrificante hip-hop dal flow inviperito che faceva bella mostra di sé sul capolavoro assoluto “Theorist Attack”, viene qui traghettata dai LebensXXX (già Lebenswelt) e da WOMBA (quest’ultimo, progetto solista di Tikhon “Hee-Haw” Kubov) dapprima verso gelide lande Infidel?/Castro! e, successivamente, a contatto con una febbrile isteria wave.

Parafrasando le parole dello stesso Tikhon (personaggio tanto adorabile quanto eccentrico), “Corpus Unhearmeticum” (cui è allegata una cassetta-collage di trasmissioni radiofoniche) è un disco che assaggia il disordine perché è innamorato del silenzio. Non sarà riuscito del tutto, ma è l’ennesima dimostrazione che il coraggio, spesso e volentieri, conta più di qualsiasi “buon artigianato”…

(15/03/2010)

  • Tracklist
1. Lodin         
2. Lodva         
3. 2666 Years of Fear (Homage to Roberto Bolaño)
4. Midget Slave #1
5. Midget Slave #2         
6. Midget Slave #3        
7. QuaQua at the Gates Of Moonlight         
8. The World History (Lebenswelt vs WOMBA ZAF-Olsky Remix)         
9. Mandwille, Texas         
10. Karuzel Retorno         
11. Govermental Feelindustry Complex Emanation (feat. Filipp Rukaf and Alexei Taroutz)         
12. Sisterslicer VIII (Murat Tuzku Extended Remix)         
13. Pensioner's Song (The Institute of Night)         
14. The World History (WOMBA Red Annihilator Witness Remix)         
15. Midget Slave #4         
16. Midget Slave #5         
17. Midget Slave #6         
18. DEISIS II
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