Won James Won

Won James Won

Un'imprendibile "matrioska sonica"

intervista di Francesco Nunziata

Autori di un demoniaco "montaggio delle attrazioni" nel capolavoro "Theorist Attack", i russi Won James Won si stanno imponendo come una delle realtà musicali più interessanti del panorama europeo. Lontana anche dai sommessi clamori dell'underground, la compagine di stanza tra Mosca e San Pietroburgo ha ancora molto da dire, come dimostra anche l'ultima release targata 2007: "The Hollow Grail". Abbiamo raggiunto via e-mail il cantante Tikhon “Hee-Haw” Kubov, personaggio davvero carismatico e amichevole, con cui abbiamo fatto una lunga chiacchierata, scoprendo, tra le altre cose, quanta sincera passione nutra per la nostra cultura...

Allora, Tikhon, per cominciare, vuoi raccontarci un po’ com’è iniziata l’avventura dei Won James Won?
Dan (Danila “Muscular” Smirnov) e io siamo amici sin dalla fine degli anni 90, quando suonavamo nelle nostre rispettive band, Kirpichi e I.F.K.. Volevamo rompere con le solite convenzioni della “musica giovane”, e soprattutto con quella scena hardcore/heavy. Poi, Mandwill, il mago della chitarra, si unì a noi e scatenammo tutta quella furia post-modernista che avevamo messo su cassetta. Un altro momento cruciale fu l’incontro con la R.A.I.G. e con Zonder Zond (l’artista responsabile della maggior parte degli artwork dei dischi pubblicati dalla suddetta etichetta, ndr), le magnifiche entità che ci hanno enormemente aiutato a plasmare la nostra estetica. Tra l’altro, anche lo spirito ambiguo delle due capitali russe (Mosca e San Pietroburgo, ndr) ha infuso, in maniera indelebile, un particolare tipo di paranoia culturale nel nostro sound.

Paranoia culturale?
Sì, perché la nostra line-up è stata sempre divisa tra due città. E, storicamente, c’è una certa tensione tra Mosca e San Pietroburgo. Mosca è considerata una Babele consumistica, senz’anima, mentre San Pietroburgo è una Mecca culturale, piena di creatività e di anime libere. Certo, si tratta di stereotipi, ma hanno anche il loro fondo di verità. Ecco: ritengo che il nostro sound nasca proprio al confine tra emozioni isteriche e “rilassanti”.

Cosa significa Won James Won?
Ci sono molti significati, naturalmente. Come disse una volta Gary Lucas: “Avete il miglior moniker cinese della storia, ragazzi!”. Attualmente, comunque, lo immaginiamo come il mantra di un fortissimo pesista ossessionato da James Hetfield.

In che modo i WJW definiscono la loro musica?

Non la definiamo. Anche se ogni volta che ci intervistano (il che non capita spesso…) tiriamo fuori qualcosa di nuovo, tipo noise’n’roll, libidimbient [!], zuppa di carne in umido aurale [!!], rhythm’n’bones, etc.. Tuttavia, credo che “matrioska sonica” sia anche più appropriato, perciò ti ringrazio per avercelo suggerito. Anche perché dal vivo tendiamo a essere sia dei freak sia dei terroristi sonici. Il nostro scopo principale è quello di divertirci, il che equivale a una rivoluzione permanente

Approfondiamo un po’ il discorso circa gli altri membri della band?
Inizialmente, eravamo un trio. Don “Muscular” 271 (Danila “Muscular” Smirnov; ndr) è responsabile della produzione e, al momento, è lui che rende le nostre idee “ascoltabili”. Iohann Ludewig era il nostro tuttofare, il nostro velocissimo chitarrista – un flash nella notte con le sue dita rigide. Ed “The King Of Noise” (Alexander "Edward" Telpook; ndr) forniva ulteriori oscillazioni e beat. Altri musicisti, poi, ci aiutavano sia in studio che dal vivo, e sono citati per lo più nelle note di copertina di “The Hollow Grail”. Eravamo davvero degli zingari, quanto a presenza scenica. Negli ultimi due anni, invece, ho lavorato solo con Don. In questo modo, siamo ritornati alle origini: due menti che bruciano come una molotov.

Parlami della ZveZdaZ e della R.A.I.G.

Il movimento della ZveZdaZ comprende i nostri progetti (spesso interconnessi): Won James Won, Mux, Womba, Goon Gun e Konzy Sveta, più ogni possibile manifestazione della nostra potente volontà creatrice. Si tratta solo di una denominazione “acuminata” che usiamo per dare riparo a differenti macchinazioni artistiche. Per quanto concerne l’etichetta R.A.I.G., si tratta di un pantheon unico di talenti che sono alla ricerca di un approccio sempre eclettico. In combinazione con la favolosa energia di Zonder Zond, la R.A.I.G. produce opere la cui somma va ben al di là del semplice, ordinario “catalogo”. Si tratta, infatti, di veri e propri prodotti della passione umana. Siamo davvero fortunati a far parte di questa unione creativa…

In che modo siete venuti in contatto con la R.A.I.G.?
E’ stato grazie a Zonder Zond, mi sembra nel 2003. Venni a sapere che c’era un’opportunità di pubblicare il materiale più stravagante che avevamo registrato. Successivamente, parlammo con Igor, il proprietario della label, e mi resi conto di avere a che fare con un uomo che era davvero in sintonia con la scena musicale più deviata. I primi tre dischi rilasciati dalla R.A.I.G. sono, visivamente parlando, davvero favolosi! E realizzare il packaging per i dischi di Won James Won, Mux e Womba è stato davvero un lavoro di Sisifo. Ma la cosa, a conti fatti, ha pagato!

Quali sono le vostre più importanti influenze (musicali e non)?
Come si evince dal nostro sound, tendiamo a essere imponenti, eccessivi e onnicomprensivi. Abbiamo una considerevole esperienza nella “musica di genere”, con puntatine nel mainstream, sebbene in Russia nozioni del genere spesso tendano a essere distorte. Così, la principale ispirazione ci viene dall’imprevedibilità della stessa esistenza, che ai nostri occhi si presenta come un globale, morfologico collage. Se, in modo violento, mescoli generi differenti, immediatamente vieni paragonato a Zappa o ai Mr. Bungle – il che va bene, perché, dopotutto, siamo cresciuti ascoltando anche quella roba. Ma il trucco sta nel rintracciare il proprio, personalissimo approccio, sia per quanto riguarda le liriche, sia per quanto concerne il contenuto e gli arrangiamenti. Il nostro metodo consiste nel traumatizzare e torturare il suono dopo avergli dato una spruzzatina di profumo di rosa... Dunque, io non scaverei tra le cose che ascoltiamo – anche perché, oggi come oggi, è così facile essere un’enciclopedia (la parola che usa è … encycLOLpedia…, ndr) sonora ambulante (e gratis, per di più!). Siamo ascoltatori avidi, ma film, libri, date storiche, strane teorie cospirative, i Manga più estremi, i locali drunken fights (i combattimenti che avvengono sotto l’effetto dell’alcol, ndr) e il porno ci influenzano più di qualsiasi album o di qualunque oscuro sotto-genere musicale. Ma, comunque, ecco i dieci dischi fondamentali per l’evoluzione musicale dei WJW:

Paul McCartney - Tug of War (1982)
Krzysztof Penderecki - Conducts His Te Deum & Lacrimosa (1983)
Warrant - Dirty Rotten Filthy Stinking Rich (1988)
Bros - The Time (1989)
The Germs - Germicide (1981)
Inxs - Shabooh Shoobah (1982)
Napalm Death - Scum (1987)
New Order - Brotherhood (1986)
Bonnie Tyler & Meat Loaf - Heaven and Hell (1989)
Heino - Südafrika 1984

Uhm, davvero una lista "particolare"...
In verità, non c'è niente da analizzare. Perchè la nostra ispirazione è solleticata dalle più malate e assurde combinazioni...

Quali sono le principali differenze tra “Tol’s Toy”, “Theorist Attack” e “The Hollow Grail”?
“Tol’s Toy” fu un disco nato mediante un processo spontaneo, spartano, molto lo-fi. Alcune tracce le approntai io stesso, servendomi di un bizzarro programma digitale, altre nacquero nel cortile del palazzo dello studio di registrazione e altre, ancora, richiesero una quindicina di minuti circa per essere missate – e, tra l’altro, c’è molto rumore pre-registrato lungo tutto il disco. Sono davvero orgoglioso delle liriche – un buon tentativo di trasformare la nostra lingua madre in qualcosa di insopportabile. Non è necessario imparare il russo – il significato di ogni parola si trova già nel modo con cui suona…
Con “Theorist Attack”, c’è stato, invece, un approccio molto più laborioso ed esaustivo nei confronti del suono, per renderlo più incisivo, frizzante (secondo la nostra ottica, ovviamente) e multisfaccettato. Il materiale di questo disco è venuto fuori in modo veloce e genuino, ma per l’arrangiamento e il missaggio c’è voluto molto tempo. Ma diamine: ne è valsa la pena! La cosa divertente è che per leggere la prima recensione abbiamo dovuto aspettare circa un paio d’anni dalla data di uscita (31 marzo 2006, ndr). Ma la nostra musica viaggia in una capsula del tempo e deve essere spinta verso lo spazio cosmico con i videogame della Nintendo e i cubi di Rubik (!).
Con “The Hollow Grail” cercammo, invece, di registrare un organico disco live, senza programmare nulla e senza la volontà di intrattenere nessuno. E’ il suono della gente che s’incontra sul palco e si prende un po’ di morbido, rumoroso divertimento, o che, forse, odia quel momento di energica improvvisazione. Anche qualcuno dei nostri più fedeli ammiratori trova che questo disco sia un po’ troppo abrasivo ed erratico, ma questo è il bello! Non abbiamo rimorsi per l’"ascoltatore esigente" o gli scopi rispettabili del fare musica. Prova a metterlo su dopo i Genesis o i dischi live della Mahavishnu Orchestra e realizza dove il mondo, alla fine, si è spinto.

“Theorist Attack” può essere considerato un concept-album? Mi spiegheresti, poi, il significato del titolo?
Non si tratta di un “concept” nel senso che è possibile rintracciarvi una storia coerente (il che, per quanto mi riguarda, spesso è anche una strada verso il fallimento – “Trapped in The Closet” di R. Kelly, “Bat Out Of Hell” di Meat Loaf, "Tommy" degli Who) – ma ha sicuramente dei temi prevalenti. Essenzialmente, si tratta di un’opera che parla della capacità di recuperare la forza d’animo dopo una tremenda perdita. Nel periodo in cui adattavo delle sceneggiature americane per il mio lavoro in televisione, iniziai a diventare ossessionato con tutta quella mania per gli Ufo e, soprattutto, con la deprimente storia di Aleshenka. La cosa sfociò in una nuova mitologia, nel culto definitivo di un Messia alieno che discese sul nostro mondo in rovina solo per essere colpito da una bottiglia di vodka… Il brano “The Third Rerich” contiene il protocollo audio dell’autopsia di Aleshenka e delle rivelazioni scioccanti sulla sua “madre” terrena. La piccola creatura aliena fu, infatti, trovata (nel 1996, ndr) da una vecchia, demente signora (Tamara Vasilievna, ndr) in un cimitero (nel villaggio Kaolinovy, vicino alla provincia di Kyshtym nella regione di Chelyabinsk, ndr). Costei era del tutto convinta che quella fosse sua figlia. Comunque, da quanto ne so, questi materiali sono top-secret e potenzialmente pericolosi. Ad ogni modo, ho sentito dire che quella creatura è stata rubata dai giapponesi e che ora è conservata in un cristallo pieno di formaldeide in una villa di un gangster siberiano.
Un’altra grande inspirazione per questo disco arriva dalla novella di Karel Čapek, “La guerra delle salamandre”, scritta nel 1936. Dunque, questi sono i temi – il dualismo umano/alieno, carne/acciaio e la pornografia degli anni Settanta che eclissa i progressi delle ricerche effettuate dalla Nasa. Per quanto concerne, invece, il significato del titolo, si tratta di un grossolano gioco di parole su “Theorist Attack”, ovviamente, anche se c'è qualcosa di più profondo. Nella teorizzazione è possibile, infatti, rintracciare una certa potenza sessuale – da qui, la popolarità della retorica o l’appeal della pornografia. Tutto è teoretico, anche la percezione. Il concetto costruito in modo accurato è come un orgasmo ininterrotto. Possiamo attribuire tutto questo ai miti greci, agli anarchici racconti urbani, alle allusioni della Cabala e, adesso, anche alla musica dei WJW! Si tratta di un attacco prolungato ai vostri sensi, le cui circostanze sorpassano tutti i limiti conosciuti.

Visto che mi sembri molto propenso a parlare della vostra musica, perchè non mi commenti un pò tutti i brani di “Theorist Attack”…
1. Тоby Or Not To Be
Un piccolo furto a Nino Rota. Un “surf” cretino.
2. История Мира (The World History)
Da quando il rap è diventato “hip-hop”, ho incominciato ad odiarlo. E la peggiore merda è l’hip-hop russo. Così, volevo dimostrare di poter essere più passionale e veloce di tutti quegli imbecilli presuntuosi. E’ stato terapeutico. La prima versione suonava un po’ come le cose dei Body Count.
3. Красный Нетопырь (Un Pipistrello Rosso)
Il cantante è Sergei Kagadeev, ex frontman dei Nom, band icona di San Pietroburgo. Contiamo di registrare più tracce con lui per il nostro prossimo album. Penso che la sua voce ci riporti alla “profondità” della vecchia scuola, ma non come quella, per dire, di Leonard Cohen. Volevamo realizzare un video per questo brano, una sorta di opera, ma non abbiamo mai trovato i soldi. Insomma: un bel po’ di velluto rosso, la favolosa aristocrazia e la decapitazione di una ballerina sul palco.
4. Промискуитет (The Promiscuity)
Questa assomiglia ai Residents che vanno fuori di testa in quel di Amsterdam. Una sudicia jam sullo scopare senza limiti.
5. Yumiko-Chan Takes A Lesson In Harmony And Concentration
Un sogno ad occhi aperti indotto da un Hentai. Include anche suoni vocali di tradizione giapponese.
6. In Your Arms I Bleed
L’oscura. Questa ci è stata ispirata dai Coil e dal manga “Ichi The Killer”. Ci sono voluti più di dieci arrangiamenti diversi prima di giungere a quello definitivo.
7. Dawn + Dusk
La cover (!) degli Slapp Happy miscelata con l’indie rock. Sostanzialmente, siamo contro le droghe, ma nei giorni in cui stavamo registrandola eravamo sballati a causa di certi funghi pesantissimi. “Dusk” parla di un feticista dei piede che è ossessionato da un robot dell’FBI.
8.  Hot War Kid Z
Sembra un incrocio tra gli Atari Teenage Riot (come hai giustamente rilevato) e gli Who.
9. Bed For The Scraping (K.V.T.P. Solitude Capsule)  
Be', i Fugazi... E' stata la prima volta che ho chiesto ad un'artista se fosse d'accordo sul fatto che "riprendessimo" una sua canzone. Ian McKaye mi ha risposto che non aveva alcun problema, bastava gli mandassi alcune copie del disco per il loro archivio. Mi sono sentito estasiato quando ho visto l'email di Ian nella mia casella di posta elettronica.  
10. Sensha Chitsu Hyouhakusha (“Manda” Wash Car)
L’ispirazione arriva da Kazuki Tomokawa. Un flipper virtuale scoppietta nelle retrovie. La prima volta che ho umiliato me stesso davanti ad un microfono! Lasciamo perdere i dettagli.
11. Pocket Atlantis Masturbo (Die Schulstubensintflut)  
Questa è la mia favorita. Assomiglia a “The Flood of Ixtlan, part 1”. Un’ode ai cataclismi della civiltà della distruzione.           
12. Please Be With Me (La Сhambre de Jasmen)
Qui c’entra qualcosa Eric Clapton; c'è un macabro intermezzo plunderfonico, il tutto registrato in un manicomio.
13. Третий Рерих (The Third Rerich)
Gli ultimo tre brani costituiscono una bizzarra trilogia UFO. Qui abbiamo Aleshenka che viene sezionata mentre tutti parlano di una spiritualità più elevata.
14. John The Millimeterone
Puro rock! Il momento “più” Won James Won di sempre.
15. 555 в четверти (E.T. Ego In Arcadia)  
Volevamo che il gran finale fosse davvero toccante e liberatorio. Possiede un’impronta molto triste ma non manca la speranza. Nella parte iniziale, si possono ascoltare sia i suoni reali degli alieni che scannerizzano i sobborghi di Mosca con laser e roba del genere, che i sample degli sproloqui ubriachi di un ragazzo che va fuori di testa durante una regata, prima di scomparire. Sono davvero in fissa con i casi insoluti di sparizione.

Ecco, i sample: nei vostri dischi ve ne sono moltissimi, provenienti dalla radio, dal cinema, dalla vita di tutti i giorni, etc. Qual è il loro significato?

Ce ne serviamo sin dal nostro primo disco e continueremo ad usarli. Anche se le sorgenti audio ci circondano, non è così semplice catturare i frammenti succulenti e tramutarli in qualcosa di comunicativo. Non siamo ancora stufi dei sample cinematografici, nonostante si tratti del tipo più abusato. Puoi ottenere sempre qualcosa di intrigante dalla cultura di massa, ma, nello stesso tempo, non tutti saranno capaci di individuare la fonte, cosicché il sample si tramuterà in un’"immagine" del tutto separata. Amiamo le chiacchiere dei talk-show: diventano sempre più apocalittiche. La tv dei nostri giorni dovrebbe essere sempre accesa per beccare le ultime profezie.

Come nascono i vostri brani?
Di solito, partiamo da un’immagine, un concetto. Poi, è un po’ come: "Ora facciamo una canzone che parta da Sade, poi muti in un labirinto harsh-noise in stile Wumpscut, poi buttiamo lì uno stupido riff blues che assomigli al verso di una papera; ecco dunque, il grugnito di uno sciamano e, infine, una coda che assomigli a qualcosa a metà strada tra Coldplay e Swans”. Ma può anche succedere che un passaggio casuale o un effetto sonoro eccentrico accendano il processo compositivo. Componiamo molto velocemente e gettiamo nella mischia ogni idea. Solo in seguito Dan, che è il nostro sound producer, inizia a perfezionare le registrazioni, fino a che il tutto cambi totalmente forma.

Mi sembra che “Tol’s Toy”, il vostro esordio,  mostri chiaramente questo modo di procedere... Si tratta, infatti, di un disco incredibilmente vario, caotico, in cui ogni idea viene lanciata, senza molte remore, in una sorta di frullatore sonoro…
Mah, questo è valido un po’ per tutti i nostri dischi. Le session iniziali di “Theorist Attack” ci hanno impegnato per quattro giorni, ma il risultato finale, a livello sonoro, è molto differente. Tuttavia, solitamente lasciamo le tracce vocali così come sono. Ciò è anche dovuto al fatto che mi reco allo studio di San Pietroburgo una volta ogni tanto, così da non avere molto tempo per gli overdub. C’è molta ruvidezza e imperfezione nel canto, il che lo rende molto più “vivo”. Non interveniamo sulla voce in fase di produzione così come, invece, facciamo con gli altri strumenti.

Sempre soffermandoci su “Tol’s Toy”, quali sono state le fonti sonore per gli assemblaggi "concreti" che pervadono instancabilmente l'opera?
Ci sono davvero molti assemblaggi. Avevo l’abitudine di camminare per le strade, per i sottopassaggi, di visitare posti pubblici ed uffici, registrandone il ronzio. I suoni che ci circondano sono sempre bellissimi e “accessibili”. Quando il suono è sfocato e grezzo risulta essere molto poetico. Non ci sono due betoniere che suonano allo stesso modo. Gli uccelli cantano “motivi” differenti. Gli ubriachi e i vecchi pazzi hanno un timbro unico. Le ragazze ridono in un modo splendido. E, anche se distruggi letteralmente un vinile, produrrà ancora dei suoni. I vinili sono la manifestazione della vita eterna. La mia più grande ode per l’estetica concreta è rappresentata dal disco “Evidence Of Letta” (ultimo disco, in ordine di tempo, del suo progetto personale WOMBA; ndr). Sono stato un pazzo a non filmare il processo di registrazione. Dovevi vedere: è stata pura alchimia!

Con che processi avete unito e rielaborato quegli assemblaggi "concreti"? Quanto è contato il tipo di processo, nella composizione finale?
Siamo profondamente affascinati dalla tecnologia. Tutto si muove. Suonare solo con un portatile è noioso, ma lo abbiamo fatto. Ci siamo cimentati con il suono acustico, con il feedback nudo e crudo, un po’ con tutto, insomma. Possediamo molti pedali, sintetizzatori, qualche campionatore, ma, in questo campo, non si può competere, con i veri fanatici. In Russia ci sono, nell’underground, molti tizi che si costruiscono i propri aggeggi per gli effetti e spendono un sacco di energie per lo spirito del DIY. Per dire, poi, molti giocattoli cinesi li usiamo come strumenti musicali. Per quanto mi riguarda, posso dire che il Korg Kaoss Pad non mi ha mai deluso. Certo, non è così cool usare suoni pre-fabbricati, ma si tratta di una grande macchina per processare, dal vivo, la voce. Inoltre, posso consigliare caldamente i prodotti della 4mspedals. Ad ogni modo, tutte le battaglie che contrappongono il digitale all’analogico sono davvero senza senso – noi ci serviamo di entrambi e siamo felici. La musica è più sicura del sesso.

Tornando a “Theorist Attack”, l'ho definito “un demoniaco “montaggio delle attrazioni”, con ovvio riferimento al maestro Sergej M. Ejzenštejn. Cosa pensi di questa definizione?

Mi piace. Ejzenštejn è piuttosto isterico è anche lui si trovava a suo agio con teschi e scheletri. Poi, stando ai suoi diari, la pornografia era il suo hobby segreto. E, diamine – quel taglio di capelli! Devo dire, però, che l'influenza maggiore ci è giunta dallo stile di montaggio di Russ Meyer e Alain Resnais. La progressione di fotogrammi rigorosamente organizzati.

Come nascono i tuoi testi? Hai un metodo particolare?

Be’, ho scritto molti testi seguendo un metodo convenzionale e lo faccio ancora, anche se sta iniziando ad annoiarmi. WJW rappresenta un grande sfogo per distruggere i confini tra verso e coro. I sample cinematografici, i frammenti di conversazioni “trovate”, i discorsi incomprensibili della gente in strada, il gergo inventato – tutto viene aggiunto al nostro linguaggio. Al momento, il mio scopo è quello di rendere, per quanto possibile, la lingua russa imprevedibile e fluida. I migliori testi vengono fuori in modo spontaneo, e, tra l’altro, ci piace improvvisare un sacco. Spero che nel prossimo disco ci saranno ancora più linguaggi, inclusi quelli degli animali. Almeno il 40% dei nostri testi non può essere tradotto, ma questo non li rende, comunque, privi di significato. La cultura moderna è frammentata, e più la frantumi, migliore diventa…

Il testo di “История Мира (The World History)” sembra un vero e proprio flusso di coscienza Joyce-iano. Tra l’altro, ci sono riferimenti a De Chirico, Carrà, Lautreamont, Kandinsky, Rauschenberg, Wells, Eliot, etc..
“История Мира (The World History)” è davvero un flusso di coscienza. La prospettiva è quella di un ragazzo  seduto accanto alla sua ragazza in una Ferrari nera. E’ strafatto di Lsd e la ragazza si trasforma nella Morte. In realtà, si tratta di un’altra variazione su “Toby Dammit” (di Federico Fellini, ndr).

Perché avete deciso di affidare l’intro di “Theorist Attack” a queste parole: "Now you are a man. Bury your first toy and your mother’s picture"? C’è, per caso, qualche messaggio subliminale che volevate far passare?

Sì! La vita dopo la separazione. La vita dopo la perdita. L’uscita dal bozzolo. 

Ritieni che, nell’era del downloading selvaggio, l’essenza della musica finirà per mutare completamente? E, tra parentesi, cosa pensi del fenomeno del peer-to-peer?
Penso sia inutile discutere dei pro e dei contro del fenomeno del downloading, perché il file-sharing non sarà mai bloccato. Da artista, so che, comunque, non metterei da parte una cifra considerevole anche se la mia band venisse scritturata da una major. Senza una grande distribuzione, il file-sharing può essere un bel modo per promuovere la propria musica. Spero, comunque, che la gente non smetta di comprare dischi. Ecco perché la R.A.I.G. tende a rendere ogni sua produzione qualcosa di unico, sia a livello di artwork che di confezione. Coloro i quali comprano i dischi sono quelle persone che non possono fare a meno di toccare qualcosa con le loro mani. Puoi mettermi nel conto, anche se, onestamente, compro meno dischi rispetto al passato. Ad ogni modo, la R.A.I.G. ha una sezione di free-download, dove anche i WJW hanno messo a disposizione un paio di Ep. E’ come una specie di superstrada diretta verso i vostri hard-disk, fratelli e sorelle!

A proposito dei vostri Ep (“Dante's Divine Comedy” e “The Flood Of Ixtlan”) devo dire che non mi piacciono granché, soprattutto il primo…
Alcuni dicono che “Dante’s” è noioso, altri che “Ixtlan” è melodrammatico: ognuno ha la sua opinione, questo è tutto. “Dante's Divine Comedy” è un pezzo ambientale, registrato per una video-installazione basata su fotografie realizzate per un’edizione esclusiva di questo capolavoro immortale. Probabilmente, suona meglio se accompagnato dalle immagini, ma non credo possediamo i diritti per pubblicarlo in versione Dvd. In ogni caso, per noi è stata una sfida realizzare qualcosa di così avvolgente e minimale. Conosco una ragazza che usa questo Ep per la meditazione. Durante i suoi viaggi spirituali vede delle rovine colorate e dei castelli abbandonati.
“The Flood Of Ixtlan” rappresentò, invece, il tentativo di confrontarci con un lungo brano. Per noi, è davvero difficile prendere le cose seriamente. Ma volevamo comunque fare un pezzo epico di oltre trenta minuti, con varie sezioni… insomma, una lunga suite nel solco della tradizione di Pink Floyd, Yes, etc.. Fu registrato nel 2005, ma lo abbiamo ripescato solo nel 2008. Rappresenta un altro indizio della nostra ossessione escatologica circa i disastri globali, il tutto combinato con un erotismo distorto. Come tutto quello che abbiamo fatto, ha provocato reazioni contrastanti. Penso potremmo pubblicare un terzo Ep contenente outtakes e materiale dal vivo e dare vita, quindi, a una vera e propria trilogia. Poi, inizieremo con un’altra.

Poi c’è il live “The Drisneyland Chronicles Vol.I”…
E’ stato il primo tentativo di “catturare” dal vivo i WJW. Alcune parti suonano bene, ma, complessivamente, la resa dei brani non è così buona. Tuttavia, ha un grande artwork. Non ne abbiamo mai abbastanza dei teschi!

In “Theorist Attack” ci sono molti riferimenti alla cultura italiana (Fellini, Pasolini, De Chirico, Carrà, etc.). Amate molto l’Italia? Ci siete mai stati? C’è qualche band o qualche musicista italiano che vi piace particolarmente?
Non sono mai stato in Italia, anche se spero di rifarmi, prima o poi. Ma la mia ragazza è piuttosto ossessionata dal vostro paese, così come alcuni dei miei amici. Senza dubbio, sono influenzato dall’arte italiana. Dato che mio padre è un pittore, sin dall’infanzia ho avuto a che fare con raccolte riguardanti i primi futuristi, la pittura metafisica e l’Arte Povera.
Il cinema è un mondo a parte: sono un grande ammiratore di Fellini e nella musica dei WJW ci sono un sacco di riferimenti ai suoi film. Per esempio, il brano “Edward In His Glasses” di “Tol’s Toy” menziona Sandra Milo. Ci piacciono, poi, moltissimo i classici del giallo, dove puoi trovare la più grande semplicità unita a intrecci psichedelici! Un’altra grande influenza è Alessandro Baricco, che considero uno dei migliori scrittori dei nostri tempi. “City” e Castelli di rabbia” sono tra quei libri su cui ritorniamo di continuo.
Parlando di musica, non siamo esperti di quella italiana, ma alcuni musicisti ci intrigano. Luigi Russolo – la figura titanica! Gli ilari noiser Splinter Vs. Stalin e Toby Dammit (ancora!). Naturalmente, Bad Sector, gli Zu e i Black Engine. Ma anche Kirlian Camera, Manuel Zurria, Ephel Duath, A.I.T.!, Ensoph.
In effetti, questa è una domanda che dovresti rivolgere al nostro amico Zonder Zond. So che possiede una vasta collezione di noise/dark-folk/electro-acoustic/electronic italiano. Dice che la vostra scena è davvero florida. Senza dimenticare, poi, il signor Celentano. Senza di lui, non avrei mai capito come comportarmi da gentiluomo con una donna! Tra l’altro, voi avete la lingua più sensuale, sia a livello fonetico che visivo

Parlami del tuo “progetto intimo”: Womba.

Mi diletto con pedali per gli effetti e suoni trovati sin dalla metà degli anni Novanta. Ho registrato un bel po’ di cd-r. Ho definito questo lavoro di collage “Home-Fi”. Poi, la R.A.I.G. pubblicò il disco che registrai nel 2001, “The 27th Baku Commissar” e, due anni dopo, fu la volta di “Evidence Of Letta”, basato su loop di vinili e scratch. Ho anche preparato una compilation di vecchio materiale, “Montagna Futuro”, ma non so, al momento, quando sarà pubblicata.

Mi sembra che, a livello di spirito de-costruttivo e di amore per il caos, “Evidence Of Letta” (così come anche molte delle brevi tracce di “The 27th Baku Comissar”) sia piuttosto simile a “Tol’s Toy”, non trovi? Che tipo di tecnica hai usato per registrare il disco?
L’ispirazione per il progetto WOMBA mi è stata data dalla nascita della mia bambina: ho registrato la sua voce sin da quando era piccolissima. Sai, poi, che ho una vera passione per i vinili: li colleziono, vado a scovarli nei mercatini, li salvo dalla pioggia e dalla neve – e non mi frega un cazzo della musica che contengono! Così, incominciai a sperimentare con i vinili. Li rompevo, ci riversavo sopra ogni tipo di additivo chimico, li pulivo... un po’ di tutto, insomma. Nessuno ama “Evidence Of Letta”, ma è talmente pieno di amore e di immaginazione che un giorno diventerà un classico. Ed anche un culto.
Quanto all’ispirazione, prova a dare un’occhiata su questo sito: http://cookshop.wordpress.com/. E’ l’attico delle meraviglie!

Il tuo modo di procedere mi ricorda molto “Broken Musik” di Milan Knizak, lo conosci?
No. Ma magari puoi passarmi qualcosa.

Recentemente, sono nati, invece, i Goon Gun. Anticipato dall'Ep "Ghosts of Marx", è in uscità, proprio in questi giorni, l'album "Gone Dawn"...

Si tratta di un progetto dance: semplici canzoni di tortura mentale, con un retroterra più oscuro. Solitudine, vanità, anime oppresse: questi sono i temi dei Goon Gun. Danzare è sexy! Siamo grandi appassionati di Justice, MSRTKRFT e MGMT, ma il più grande album dance di sempre è il primo ("Dubnobasswithmyheadman", 1993; ndr) degli Underworld.

Mentre MUX è il progetto a due di Edward Telpuk e Danila…
La loro musica è più sbilanciata sul versante industrial/dark-ambient. I due suonano ancora e continueranno a farlo, ma non so se hanno pronto del materiale nuovo. Abbiamo suonato roba dei MUX durante uno dei nostri ultimi concerti e un paio delle loro tracce si trova su “The Drisneyland Chronicles Vol.I”… Inoltre, i due, insieme con Iohann “Mandwill” Ludewig, sono anche tra i membri dei Pravda (compagine dedita a sonorità post-hardcore/screamo; ndr).

E i Konzy Sveta?
In realtà, si tratta di un altro moniker dietro cui si celavano i WJW. Un piccolo trucco per farci notare da quei promoter che si erano stufati di noi. Sembra che a loro piacciano i nuovi progetti. Così, ecco un manipolo di miei amici, con cui suonare noise-rock improvvisato ed elettronica distorta.

A proposito: avevi detto di lavorare in televisione. Cosa fai di preciso?
Si, lavoro in Tv ormai da 6-7 anni. Sono uno sceneggiatore, un redattore e faccio anche un po’ di doppiaggio. Ho anche incominciato a lavorare come VJ per la MTV russa, che è la cosa meno alla moda che un ragazzo che sguazza nell’underground può fare, ma è sufficientemente divertente. Sono sempre felice di riversare delle assurdità nell’ambito della routine televisiva.

Nell’era delle webzine, ritieni che la critica musicale abbia, in qualche modo, mutato pelle?

Definitivamente. L’unico scopo delle riviste cartacee è quello di una lettura al bagno. Pagare per delle opinioni di qualcuno è ridicolo. E’ più interessante, per dire, farsi un giro su Rate Your Music e leggere le varie recensioni, scritte da persone vere, piuttosto che leggere qualcosa scritto da giornalisti hipster, spesso auto-indulgenti.

Però, magari, ci sono i cosiddetti hipster anche nel mondo delle webzine, no?

Hipster è una parola hipster, ok? Il termine più accurato è “snob”. Non mi frega niente di gente come quella. I gusti non fanno una persona.

Ah, be’: su questo sono perfettamente d’accordo. A proposito di Rate Your Music, Ho visto che hai un account. Cosa pensi di quest’ultima mania?  
Si tratta sicuramente di un gran bel posto per comunicare e scambiarsi informazioni. Per dire, grazie a quel sito molte persone hanno potuto ascoltare i WJW. Ci sono, comunque, un sacco di altri blog intriganti dedicati a ogni tipo di genere. Per quanto riguarda la scrittura musicale, io sono per le cose “sperimentali”, per le recensioni sui generis. Hai presente quelli che dicono che le parole non possono diventare il surrogato del suono? Bene, allora perché non rendere le recensioni delle vere e proprie opere d’arte, valide in se stesse? Possiamo distruggere i limiti e stremare la nostra immaginazione con sfide impossibili!

Anche su queste tue ultime considerazioni, mi trovi dalla tua parte. Ma veniamo un po’ ai vostri concerti…
Quando pubblicammo “Tol’s Toy”, non pensavamo di suonare dal vivo ma, in seguito, arrivarono delle proposte e cominciammo con una line-up di tre elementi, che, qualche volta, raggiungeva le sette unità. Ci siamo divertiti un mondo, suonando soprattutto a Mosca e facendo cose davvero schizoidi e senza regole. Raramente suoniamo brani tratti dai nostri dischi, ma non è detto che, prima o poi, non si inizi a farlo. Nel nostro ultimo concerto, abbiamo suonato con i Volcano!, la band americana (il loro batterista è fantastico!). Venivamo da un lungo periodo di riposo e ritengo che ci troviamo ancora in una fase di rodaggio.

So che avete un nuovo disco in cantiere...
Tutta la nostra musica trae origine dai nostri discorsi. Prendiamo del vino rosso, ci sediamo e parliamo per ore come delle scimmie della classe media; costruiamo nuovi concetti, poi li invertiamo e, infine, ce ne dimentichiamo del tutto. Così, nel momento in cui incominciamo a registrare qualcosa di nuovo, tutto muta considerevolmente e finiamo per ritrovarci in una terra di nessuno. L’unica cosa su cui siamo d’accordo è che il nostro terzo album in studio non tratterà di sesso e di scienza. Ne abbiamo le tasche piene. Probabilmente, canteremo di droghe. Sì, potrebbe essere innovativo – droghe e macchine veloci piene di contanti!

Che mi dici dell’attuale scena musicale russa? Il rock del tuo paese è davvero sconosciuto. Vuoi raccomandarci qualche disco?
La Russia è famosa per avere una delle più merdose scene mainstream al mondo (nessuno è interessato alla poesia spiritualmente elevata e al romanticismo “serio”, anche se, ovviamente, ci sono alcuni artisti che sono unici e sono ben conosciuti all’estero), ma le cose vanno un po’ meglio nel settore indipendente. Ogni anno, ci sono sempre più band, più generi e più competenze tecniche. L’ambiente è, comunque, ancora piuttosto duro e fare arte per il gusto dell’arte è doloroso come sempre. Per quanto riguarda i nostri gusti, nominerei I Am Above On The Left, Kruzr Ken, uSSSy, Wogulow Taroutz Vermo, Motherfathers, Lebenswelt e Bosch’s With You (proprio mentre era in corso quest'intervista, Tikhon mi comunica della morte - avvenuta per problemi di cuore - di Dima T. Pilot, che di quest'ultima band era il chitarrista e fondatore...; ndr) . Credo non sia una coincidenza che tutti siano, più o meno, legati alla R.A.I.G. Mi piacciono, poi, anche i lavori dei Gultskra Artikler, Monopolka e di alcune compagini post-hardcore, di cui, però, al momento mi sfuggono i nomi… Sarebbero da recuperare poi, anche Звуки Му , HOM, Fedorov / Volkov, Гражданская Оборона, Гражданская Оборона, Стук Бамбука В XI Часов, Собаки Табака… E, non per farmi della pubblicità, ti consiglio anche i dischi della band in cui ho suonato per anni: Jazzlobster. E’ una band di puro rock, senza pretese “artistiche”.

Citami i tuoi 5 libri, dischi e film preferiti…

Libri:
Alexei Tolstoy "Aelita", 1923
Boris Vian "Heartsnatcher", 1953
Jan Weiss "The House of Thousand Floors", 1929  
Thomas Pynchon "Gravity's Rainbow", 1973
Julio Cortazar "Hopscotch", 1963

Dischi:
Fugazi "Red Medicine", 1995
Disco Inferno "D.I. Go Pop", 1994
FSOL "Dead Cities", 1996
Pink Floyd "A Nice Pair", 1973
Coil "Moon's Milk (In Four Phases)", 2002

Film:
Dušan Makavejev "Sweet Movie", 1974
Federico Fellini "Giulietta degli spiriti", 1965
Takashi Miike "Ichi The Killer", 2001
Peter Greenaway "The Pillow Book", 1996
Russ Meyer "Up!", 1976

Avete interessi politici? Come valutate l’attuale situazione politica russa?

I WJW si muovono nell’ambito dell’immigrazione interna, la profonda, surrealistica dimensione della protesta creativa. Non abbiamo interessi politici. Il governo russo è pura, fottuta mafia in guerra con il popolo. Non hanno ideologia, solo un illimitato desiderio per la ricchezza e il potere. Sembro un Tom Morello (chitarrista dei Rage Against The Machine, ndr) russo? In ogni caso, non credo nei ribelli sociali. Tutti amiamo lo sporco denaro.

Come vedete il futuro del mondo?

Stiamo aspettando gli alieni: arriveranno presto. Come sappiamo, grazie al glorioso calendario Maya, l’anno 2012 segnerà la tanto attesa trasformazione e redenzione dell’umanità. Qualcuno dice che un enorme asteroide distruggerà il pianeta, ma noi stiamo pensando, piuttosto, alla totale deframmentazione della coscienza pubblica. I Salvatori dello Spazio ci renderanno finalmente felici, innocui, beatamente asessuati come i Teletubbies. Mi piacerebbe assistere alla fine della cattiva, peccaminosa esistenza in qualche posto appropriato – magari sul fondo del mare.

Cosa farai stasera?
Bella domanda! Stasera, comprerò nuovi pantaloni, scarpe da ginnastica, un nuovo mouse e poi andrò al parco, dove i miei compatrioti celebreranno le vacanze di Maggio. Ci sono, infatti, i primi veri raggi di sole dopo un lungo e cupo inverno. Niente più neve, è davvero incredibile! Poi, disegnerò delle ragazze e, infine, prima di andare a dormire, pregherò sotto l’enorme ritratto di Bono.

Per concludere, aggiungi ciò che vuoi a questa intervista. Hai campo libero!
Diavolo, voglio ringraziarti per le interessanti domande e per aver trascorso del tempo in questa conversazione virtuale. Spero avremo la possibilità, un giorno, di sorseggiare del buon vino italiano e mangiare pasta nera, discutendo di Marinetti e di Gianni Rodari, mentre i polipi salutano gli albatri e le motociclette (con a bordo bollenti e sciagurate signorine) accelerano tutt’intorno! Consentimi, poi, di ricordare l’importanza di Danila e della sua “visione del suono”. Voglio dire: è il suo lavoro di produzione e di missaggio che rende il nostro materiale così vibrante! Credo sia più interessante di Steve Albini, più robusto di Brian Eno e non spara ai coguari come Phil Spector

(08/05/2009)

Discografia
Tol's Toy (2004)

7

Theorist Attack (2006)

8

The Hollow Grail (2007)

7

 Dante's Divine Comedy (Ep, 2007)

5,5

 The Flood Of Ixtlan (Ep, 2008)

6

 Corpus Unhearmeticum (2010) 6,5
 Homeostat (Ep, 2011) 6
 Genshtab Desbot (Ep, 2012)5
 Voinja Vezumija (2013)6
 Red Wedming (2014)6
 Spit Holes (4 Eyes of UDO) (2015, Ep)5
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Won James Won su OndaRock
Recensioni

WON JAMES WON

Spit Holes (4 Eyes of UDO)

(2015 - autoprodotto)
Nuovo dispaccio dal quartier generale del duo russo, tra esperimenti e beat electro

WON JAMES WON

The Drisneyland Chronicles Vol.II: Evil

(2015 - autoprodotto)
Secondo live per il collettivo russo, nel solco di una sperimentazione rock a 360°

WON JAMES WON

Red Wedming

(2014 - R.a.i.g.)
L'inafferrabile duo russo ritorna con un concept sulla psico-violenza

WON JAMES WON

Voinja Vezumija

(2013 - R.A.I.G.)
Una "dramaturgic magna-opus" per il ritorno della formazione russa

WON JAMES WON

Genshtab Desbot

(2012 - autoprodotto)
Ancora un Ep per il duo russo, tra sperimentazione informale e collage-music

WON JAMES WON

Homeostat

(2011 - Accessory Takes)
La compagine russa torna con un Ep di cinque brani, aspettando il prossimo disco

WON JAMES WON

Corpus Unhearmeticum

(2010 - R. A. I. G.)
Nuovi pandemoni post-moderni per i terroristi sonici russi

WON JAMES WON

Les 120 Minuetes de Sadomasonodoraemono cuporamenosodom

(2009 - R. A. I. G.)
Raccolta di outtake e registrazioni dal vivo per il folle collettivo russo

WON JAMES WON

Theorist Attack

(2006 - R. A. I. G.)
Il demoniaco "montaggio delle attrazioni" nel capolavoro della band russa, targato 2006 ..

WON JAMES WON

Theorist Attack

(2006 - R. A. I. G.)

Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.