Sade

Sade

Queen of Cool

di Francesco Serini, Stefano Fiori

Con la raffinata mistura di rhythm'n'blues, jazz e pop plasmata dal suo gruppo, l' anglo-nigeriana Sade, ponendo persino le basi per il moderno trip-hop, si è guadagnata per sempre il titolo che le assegnò il Time negli anni Ottanta: Queen Of Cool
L'artista africana più conosciuta al mondo in ambito pop è probabilmente Helen Folasade Adu, alias Sade. Nata a Ibadan, Nigeria, da madre inglese a padre nigeriano, dopo la loro separazione si spostò con la madre in Gran Bretagna, Essex, a quattro anni. Nonostante l'educazione formale prettamente inglese, le sue origini africane non vennero annullate completamente. Per questo motivo, crebbe ascoltando esclusivamente la musica black-soul e soprattutto quegli artisti in cui la fede religiosa e una dimensione tragica erano fondamentali, da Curtis Mayfield a Marvin Gaye, soprattutto Nina Simone, che divennero un ipotetico legame con quella Terra arcaica ma suggestiva la cui lentezza ieratica scandiva la vita di tutti i suoi abitanti.

Nonostante la grande passione per il soul, il diventare una cantante non rientrava però nei progetti di Sade che infatti non prese mai lezioni di canto o di musica durante la sua adolescenza. Fu durante gli anni del college, quando studiò come stilista alla St. Martin's School of Art di Londra (alternando anche un breve carriera da modella), che iniziò a prendere in considerazione una carriera nel music-business dopo aver rotto il ghiaccio esibendosi per il solito gruppo di amici. Sembra un dato irrilevante ma la moda, le origini africane e l'interesse per la black-soul music costituiranno poi gli ingredienti-base del suo stile e dell'immaginario evocato dalla sua musica.

Agli inizi degli Ottanta Sade inizia la sua carriera formando un gruppo di latin-funk, gli Ariva, poi diventati Pride, dimostrandosi raffinata interprete e autrice di r'n'b. A questo periodo infatti risale la prima incisione di "Smooth Operator", che in paio di anni si trasformerà in uno dei suoi singoli più famosi. I Pride sono però un gruppo ancora distante dal tipo di sound che ha in mente, li abbandona quindi portandosi dietro i musicisti migliori e più indirizzati verso il r'n'b: il bassista Paul S. Denman, il chitarrista e sassofonista Stuart Matthewman e il tastierista Andrew Hale.
Forma così il progetto Sade e nel 1984 pubblica l'album di debutto Diamond Life. Il suo r'n'b si differenzia nettamente da quello di tutti gli altri artisti black del periodo, in cui le ritmiche erano più plastiche, prevalentemente frutto di drum-machine e la componente sensuale ed erotica fortissima;  persino il "religioso" Marvin Gaye nell'ultima parte della sua carriera divenne il più rappresentativo degli artisti soul la cui musica creava languide atmosfere erotiche. Sade, invece, incanta con melodie più sofisticate, con brani dove si respira sì il soul della Motown ma anche il pop più tradizionale e bianco, in cui jazz e un groove pacato e suadente diventavano la base su cui adagiare accattivanti ritmi di samba, come in "Smooth Operator" e "When Am I Going To Make A Living", o delicate canzoni d'amore quali "Your Love Is King", scelta come singolo di punta e destinato a diventare uno tra i maggiori successi pop degli anni 80.
Su tutto domina la voce profonda e ammaliante di Sade Adu che, forte di altri brani di successo come la più ballabile "Hang On To Your Love" e la cover di "Why Can't We Live Together" di Timmy Thomas, vedrà fruttare al suo debutto ottimi risultati di vendite e critiche più che positive.

sade3Dopo la vittoria del Grammy nel 1985 come "Best new artist" il Time la porterà in copertina con il titolo di "Queen of Cool", termine anche musicale per indicare tutto ciò che è "calmo" e "rilassante" e la sua fama diventerà così grande che il pubblico finirà per percepire i Sade non più come gruppo (che pure rimarrà negli anni immutato e fedelissimo) ma come un progetto solista. Nonostante non fosse un'artista pop in senso stretto, genere in cui l'iconografia è fondamentale, Sade diventerà trend-setter di una sorta di revival musicale e non, tutto giocato sulle atmosfere "old-style" anni 40, verrà persino chiamata a recitare una parte nel film di Julian Temple del 1986 "Absolute Beginners" (con David Bowie e Patsy Kensit) ma soprattutto diverrà l'artista di punta (e unica a conquistare in modo duraturo anche  il mercato americano) di quel movimento soul tutto inglese che annoverava tra le sue fila Everything But The Girl, Matt Bianco e Style Council (denominato appunto cool-jazz-pop) e che, passando per Simply Red e Lisa Stansfield, sfocerà nell'acid jazz all'alba del decennio successivo.

Alla fine del 1985 esce il secondo lavoro Promise: l'atmosfera si fa ancora più elegante e raffinata (eccezion fatta, forse, per "Fear", melodramma in salsa spagnoleggiante alquanto kitsch), il tasso jazzy più elevato, ma se da un lato la morbidezza dei nuovi brani esalta come non mai le capacità interpretative di Sade ("Is It A Crime" e "Jezebel" sono tra le migliori prove di tutta la sua carriera) dall'altro copre gran parte dell'album con una lieve patina soporifera che renderà l'ascolto meno leggero rispetto al debutto; se la prestazione dei tre musicisti resta alta, alcune canzoni sono ormai talmente soft da risultare sfuggenti, quasi impalpabili.
Nonostante questo, il pubblico continuerà a tributare alla band un successo mondiale e pezzi come "Never As Good As The First Time" (quasi un duetto con Leroy Osbourne, da lì in poi corista ufficiale della band) e "The Sweetest Taboo", entrambi tra gli episodi più ritmati del disco, faranno lievitare le vendite dell'intero Lp che, pur non raggiungendo in totale quelle del disco precedente, cementeranno la fama di Sade e la porteranno al primo posto nella top ten americana degli album. E proprio il primo estratto dall'album, quella "The Sweetest Taboo" dalle atmosfere caraibiche, contenderà a "Smooth Operator" il titolo di suo maggior successo su suolo statunitense, detenendo per anni il record di passaggi radiofonici nelle radio pop e venendo omaggiato persino da Prince vent'anni dopo, quando lo citerà nel suo (non altrettanto memorabile) singolo benefico per le vittime dell'uragano Katrina "S.S.T." (acronimo appunto per "Sade's Sweetest Taboo").

Anche dal vivo la band di Sade miete un successo dietro l'altro, la loro proposta si conferma suggestiva e curatissima e sia nel mini-tour dopo Diamond Life che nel world tour successivo a Promise Sade incanterà il suo pubblico. Arriveranno però anche le prime critiche, non saranno in pochi infatti a sostenere che dal vivo l'anello debole della catena sia proprio lei, la vocalist, troppo fredda e poco padrona del palco, non altrettanto coinvolgente quanto la musica suonata dai tre colleghi e su disco.
Al world-tour seguirà nel 1988 la pubblicazione di Stronger Than Pride che ribadirà nuovamente  la classe del gruppo e il loro successo discografico. Alcuni critici però cominceranno a mostrare segni di insofferenza per una formula musicale che spesso verrà descritta come manieristica e ormai prevedibile. In realtà nell'album sono comunque presenti dei nuovi elementi e un'attitudine diversa rispetto al lavoro precedente, viene infatti quasi a mancare la componente jazz presente sin dal debutto, il tutto suona più snello e accattivante, meno pretenzioso. Le ritmiche si fanno di tanto in tanto  più moderne e aggressive (si ascoltino "Turn My Back On You" o "Give It Up"), decisamente in linea con la contemporanea proposta r'n'b e soprattutto per la prima volta l'atmosfera generale diventa più calda e sensuale come ben dimostrano i singoli "Nothing Can Come Between Us", l'avvolgente ed esotica "Love Is Stronger Than Pride" o il suo nuovo grande hit, la ancora più solare "Paradise".

Alla fine degli Ottanta, a Sade e al suo gruppo si deve attribuire il grande merito di aver reso popolare nel mondo, superando barriere culturali e razziali, un r'n'b "adulto" formato da jazz d'annata e altre sonorità d'altri tempi, che molti loro colleghi sembravano addirittura non aver mai ascoltato, e riuscendo comunque a suonare attuali e credibili, mai parodistici.

Passeranno quattro anni prima che la formazione di Sade si ripresenti sul mercato discografico e quando a fine '92 verrà pubblicato Love Deluxe in molti resteranno sorpresi dalla loro evoluzione. Anziché cavalcare, com'era forse prevedibile, l'onda dell'acid-jazz o riproporre la solita formula, Sade ritorna con un album che non rinnega la pacatezza dei suoi anni Ottanta, ma ne accentua i toni drammatici, riducendo gli arrangiamenti all'osso (la toccante "Pearls", quasi a cappella su un tappeto di riverberi e archi), puntando tutto su atmosfere rarefatte come nella strumentale "Mermaid" e sottolineando i brani con sinuosi e più ritmici intarsi elettronici che anziché contrastare con la delicatezza del suo canto lo rendono ipnotico e suggestivo come non mai (i singoli "No Ordinary Love" e "Cherish The Day" i momenti più rappresentativi del nuovo sound).
Un lavoro elegiaco, per come è costruito e presentato, il migliore dai tempi del debutto e sicuramente quello più maturo e sensuale, al cui ascolto si ha l'impressione che per la prima volta la sua musica abbia guardato in avanti anziché al passato, consapevole ormai dei propri mezzi. Sono in molti a sostenere che oltre alla sua bellezza e all'enorme successo ottenuto (grazie ad altri singoli memorabili come "Feel No Pain" e la più classica "Kiss Of Life")  il motivo di maggiore interesse nel disco sia quello di aver gettato, con un paio di anni di anticipo, i semi  di quello che sarà uno dei fenomeni più importanti degli anni Novanta: il trip-hop.

sade2Dopo il trionfale tour in supporto di Love Deluxe, immortalato anche su video, Sade si prende una delle più lunghe pause nella storia del pop multi-milionario, seconda in lunghezza solo a quelle di Peter Gabriel e Kate Bush curiosamente entrati in stand-by proprio nello stesso periodo. Passeranno infatti ben otto anni prima che un loro nuovo album venga pubblicato, anni in cui Sade si ritirerà completamente dalle scene per metter su famiglia mentre Matthewman, Denman e Hale continueranno a fare musica col nome di Sweetbox, portando all'estremo la loro miscela funk fino a fonderla col dub e collaborando con nomi del calibro di Talvin Singh e l'allora astro nascente del nu-soul Maxwell.
L'attesa per Sade verrà invece parzialmente interrotta solo a fine '94 quando verrà pubblicato The Best Of Sade, raccolta comprendente quasi tutti i suoi singoli ("Feel No Pain" è inspiegabilmente omessa a favore di un brano minore, sempre tratto da Love Deluxe, l'acustica ballata "Like A Tattoo") ma nessun inedito. La raccolta è comunque motivo di interesse per la presenza delle single-version di "Smooth Operator" e "Never As Good As The First Time", ben più incisive delle rispettive versioni su album e del brano "Please Send Me Someone To Love", cover di Percy Mayfield realizzata l'anno precedente per la colonna sonora di Philadelphia.

Quando nel novembre del 2000 Lovers Rock vede finalmente la luce in pochi scommetterebbero sulla capacità di Sade di rinverdire i fasti del passato, nel mondo del pop otto anni sono abbastanza per farsi dimenticare dal grande pubblico. E invece singoli come la cullante "By Your Side" e l'agrodolce "King Of Sorrow" incantano fin da subito e conquistano il pubblico che (soprattutto negli Stati Uniti) accoglierà calorosamente l'album al punto che le vendite risulteranno anche maggiori di quelle di Love Deluxe.
La nuova fatica si distacca stilisticamente dal lavoro precedente, riprende i suoni più acustici e i colori caldi di Stronger Than Pride ma li rende meno levigati e di maniera, più sanguigni; i beat, moderni e profondi, strizzano infatti l'occhio all'r'n'b in voga (Erikah Badu e, appunto, Maxwell) ma senza suonare ruffiani. Ancora una volta Sade sembra trovarsi perfettamente a suo agio nella nuova veste, capace di spaziare, con la solita eleganza, da numeri prettamente nu-soul come la title track o "Somebody Already Broke My Heart" fino a brani più aspri come "Slave" e "Immigrant", che per la prima volta introducono nella sua musica le radici africane e sapori tribali. E se brani, comunque più personali nelle tematiche che in passato, come "All About Our Love" (sulla gravidanza) suonano come instant-classics, nel complesso il lavoro risulta meno immediato del solito, ma ugualmente affascinante.
Anche il seguente "Lovers Tour" sarà l'ennesimo successo, per la prima volta tutta la critica si ritroverà unanime nel riconoscere a Sade un'inaspettata maturazione nell'affrontare il palcoscenico e a suggello di questa seconda giovinezza verrà pubblicato nel 2002 il loro primo album dal vivo ufficiale, Lovers Live.

Ma Sade è ormai una popstar sempre più anomala, devota più alla sua famiglia che al culto della fama, così, nonostante il successo non accenni a diminuire, si ritira nuovamente a vita privata e per altri otto anni non si avranno praticamente più notizie su di lei.
Sarà Soldier Of Love il titolo dell'album scelto dai Sade per il loro ennesimo come-back, e, a dieci anni dal precedente lavoro in studio, ripartiranno più o meno da dove avevano lasciato, addirittura semplificando e ammorbidendo quanto già proposto in Lovers Rock, come se di anni ne fossero passati soltanto due. In Soldier Of Love si ritrovano infatti simili umori, gli stessi suoni caldi e corposi, le stesse nuances etniche, sebbene  ulteriormente esaltati dalla voce di Sade, diventata decisamente più espressiva e profonda, a tratti quasi cupa; persino a livello melodico diverse canzoni potrebbero essere coetanee delle precedenti. L'effetto sorpresa è affidato solo al primo estratto di lancio, la marziale title track, che, seppur ammaliante, è il loro singolo meno orecchiabile e immediato di sempre: la sua miscela a base di beat conformi all'attuale scena urban-pop e di reminiscenze elettroniche dei loro primi anni 90, condita con un'insolita atmosfera vagamente western, rappresenta infatti ben poco il resto del disco, che invece punta quasi tutto su accorate ballate, con la chitarra acustica a farla da padrone, come se nelle intenzioni ci fosse quella di riscrivere non una ma tante nuove "By Your Side".
Si tratta probabilmente del disco più romantico e cantautorale di Sade, quello in cui come non mai si ha davvero l'impressione di ascoltare un suo album solista e non quello di una band (stavolta tenuta a freno), ma quando arriva all'orecchio la classe immutata con cui Sade accarezza impeccabili lenti da manuale come "The Moon And The Stars" e "Long Hard Road" (accompagnata da un bel crescendo di archi) o un'elegantissima torch-song, "In Another Time", come non se ne sentivano da tempo, rimane poco spazio per la delusione.

L'album si rivela l'ennesimo successo commerciale per la band e la sua schiva leader che decidono quindi di imbarcarsi in un nuovo tour mondiale, a poco più di un anno dalla sua pubblicazione. Contemporaneamente viene anche realizzata una nuova raccolta, The Ultimate Collection, stavolta doppia e contenente anche un paio di remix (ad opera di Neptunes e Jay-Z) e ben tre inediti, nessuno dei quali però realmente memorabile: un'acustica cover di "Still In Love With You" dei Thin Lizzy, una "Love Is Found" che non avrebbe stonato vicino alla title track del disco precedente e la ballata pianistica "I Would Never Have Guessed".
Una volta terminato il fortunato giro di concerti, viene pubblicato, nella primavera del 2012, anche uno nuovo album/video dal vivo Bring Me Home Live 2011 come ideale conclusione dell'ennesimo, acclamato ritorno sulle scene.

Se alcuni dei suoi lavori sono stati levigati e manierati fino all'eccesso, resta alla cantante anglo-nigeriana e al suo gruppo il merito di aver segnato il soul inglese degli anni Ottanta, e di aver introdotto nella pop music inglese ritmiche su cui gruppi come Incognito e Brand New Heavies costruiranno la carriera e spunti musicali demodé "riesumati" poi, in chiave dimessa e oscura, dal trip-hop bristoliano di Portishead, Tricky e Massive Attack.

Sade

Queen of Cool

di Francesco Serini, Stefano Fiori

Con la raffinata mistura di rhythm'n'blues, jazz e pop plasmata dal suo gruppo, l' anglo-nigeriana Sade, ponendo persino le basi per il moderno trip-hop, si è guadagnata per sempre il titolo che le assegnò il Time negli anni Ottanta: Queen Of Cool
Sade
Discografia
Diamond Life (Epic, 1984)

7,5

 Promise (Epic, 1985)

6

 Stronger Than Pride (Epic, 1988)

6,5

Love Deluxe (Epic, 1992)

7,5

 The Best Of Sade (antologia, Epic, 1994)

7,5

 Lovers Rock (Epic, 2000)

7

 Lovers Live (live, Epic, 2002)

 

 Soldier Of Love (Sony, 2010)

6

 The Ultimate Collection (antologia, Epic, 2011)

7

 Bring Me Home Live 2011 (live, Epic, 2012) 
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