Tartar Lamb

Polyimage Of Known Exits

2011 (autoprodotto) | chamber music, ambient-jazz, avantgarde

Alzi la mano chi si ricorda dell'ottimo "Sixty Metonymies", esordio di questo progetto varato dall'instancabile Toby Driver e dalla violinista Mia Matsumiya. Spero siate in tanti, perché si tratta di un disco che merita. Comunque sia, siamo all'episodio numero due, "Polyimage Of Known Exits", opera cui Toby ha lavorato quasi esclusivamente in solitaria, riservando a Mia (che nelle note di copertina appare come "guest musician") giusto qualche comparsata nell'ultima traccia.

Per certi versi simile alle ultime cose dei Kayo Dot, questo lavoro (rilasciato grazie alla generosità dei fan del musicista americano, che hanno dato vita ad una vera e propria colletta "telematica"!) presenta un sound leggermente più corposo, con composizioni che appaiono, rispetto al disco precedente, più centrate, anche se non riescono a duplicarne la magia e il fascino evocativo. Il sipario si apre sulle note di un primo movimento che, alle nevrosi "ghiacciate" di alcune esperienze "cameristiche" della scena progressiva europea (Art Zoyd, Univers Zéro etc.) contrappone malinconici vaneggiamenti di fiati jazz. Stabilito, dunque, il mood fondamentale dell'opera, si passa al secondo movimento, pregno di un intimismo desertico, rotto da qualche strappo contenuto e da manipolazioni fiatistiche (gli amici Terran Olson, Daniel Means e Jeremiah Cymerman) che si spingono, in certi momenti, fino alle ispide tentazioni del free-jazz.

La tavolozza dei colori è sicuramente più vasta, eppure queste composizioni (a tratti fin troppo lambiccate) non riescono quasi mai a raggiungere vette evocative davvero ragguardevoli. Nemmeno nei momenti in cui, a prendere il sopravvento, è la ricerca di un taglio più atmosferico, come accade nel movimento numero tre, comunque ben architettato per preparare il terreno all'ultimo pannello (il migliore), dove domina un'impronta più classicheggiante e dove i suoni sembrano disperdersi dentro un pulviscolo umbratile, sfiorando le partiture più evanescenti dei Bohren & Der Club of Gore.

(16/11/2011)

  • Tracklist
  1. 1st Movement
  2. 2nd Movement
  3. 3rd Movement
  4. 4th Movement

 

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