Citizens!

Here We Are

2012 (Kitsuné Music) | alt-pop

Quelli nati con la camicia. Londra, anni 2000, crescerci dentro, respirare un'aria artisticamente sempre frizzante, anche in un'epoca non proprio adeguata al divertimento, decidere di fare della musica pop, avere un discreto talento melodico e anche il dono della sintesi (essenziale per sognare a colori), imbattersi in un tipo di cui hai il poster in camera e le note in cuffia e sorprenderti se il tizio in questione ti richiama per proporti un accordo di collaborazione.

Tom Burke è l'ultimo della serie ad aver vinto la lotteria: da promesso cantante alla ricerca di un sotterfugio per differenziarsi dalla concorrenza, ha incrociato il Kapranos che da quasi un decennio sorride al mondo da dietro il microfono dei Franz Ferdinand ed è rimasto a bocca aperta per gli inaspettati complimenti. Peraltro meritati. I suoi Citizens! non sono solo dei fortunelli, o peggio dei raccomandati. La sanno invece lunghissima, si vede che hanno trascorso buona parte dell'adolescenza a sfogliare riviste di settore, scambiarsi dischi e opinioni, frequentare qualche festa di quelle giuste. Approdati a loro volta sul podio della next big thing settimanale, si dimostrano per niente refrattari a scoprire le loro carte: cittadini perfetti di un mondo composto di replicanti, ennesimi rilettori e rilegatori di una tradizione sempre più avara di novità, protagonisti almeno di un'estate stellata e spensierata.

Gli ingredienti sono tutti bilanciati: undici brani, brevi, scattanti, maliziosi, tutti o quasi portatori di ritornelli resistibili eppure coinvolgenti, poggianti su una base decisamente electro che non disdegna il tradizionale strumentario popular, con la ciliegina rappresentata da un'ugola cattura-distratti, effeminata con parsimonia, fascinosa, fintamente lasciva, molto giovane, con quel tocco infantile che ti proietta in men che non si dica sulle pagine dei diari segreti.
"Here We Are" è insomma capace di soddisfare un sacco di gusti, nel suo appropriarsi, con la sfacciataggine del numero uno, di una serie di maschere prestigiose per poi rielaborarne abilmente i contorni, senza esagerare in voli pindarici. L'aria è volentieri votata alle danze, sovente sintetiche, ma anche poliedriche come nell'ossessiva opening track "True Romance" - dotata però di un recitato esitante, quasi sospeso, che invita alla scoperta di un mistero che alla fine non si palesa - oppure quadrate, robotiche come nell'elementare ma sinuosa, contagiosa "Reptile".

E poi il classico spettro wave contornato di sequencer di "Caroline", i Ferdinand rallentati di "Love You More" e quelli più didascalici di "(I'm In Love With Your) Girlfriend" (e ho pure fregato il suo numero direttamente dal tuo telefono!), i synth sibilanti di "Know Yourself" che pare un omaggio all'Anno del Gatto, il basso punk-funk di "Monster" che conduce a un ritornello degno di Agnetha & Frida, ed è una sorpresa perché non te l'aspetti. Stupore che potrebbe intensificarsi al cospetto di "I Wouldn't Want To", semi-ballata irrisolta con clavinet molto FM-radio anni 70, prima di esplodere in un ritornello quasi fragoroso di stampo bowiano. Nati con la camicia. E il raso potrebbe essere dietro l'angolo.

(13/06/2012)



  • Tracklist
  1. True Romance
  2. Reptile
  3. Caroline
  4. Love You More
  5. Let's Go All The Way
  6. (I'm In Love With Your) Girlfriend
  7. Nobody's Fool
  8. Monster
  9. She Said
  10. I Wouldn't Want To
  11. Know Yourself
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