Frida Hyv÷nen

To The Soul

2012 (RMV Grammofon) | songwriter, chamber-pop

Scandinavian blonde's back. Con lei, quell'impressionante bagaglio di emozioni ed esperienze che hanno reso Frida Hyvönen, malgrado (o forse grazie a?) le sparute pubblicazioni, una tra le esponenti-cardine del nuovo corso del cantautorato svedese. Come il genietto in salsa pop Jens Lekman, così la biondissima musicista di Robertsfors sa prendersi il suo tempo e sfruttare i lunghi stacchi discografici a proprio vantaggio, raccogliendo continui stimoli e lasciando che da essi attecchisca, incontaminato, il germe dell'ispirazione. Un'ispirazione che, come da titolo, punta dritta all'anima, lì, a quei ventun grammi che sono il vero motore del nostro essere umani, del nostro non restare impassibili alla potenza della bellezza.

E di bellezza ne si trova a profusione, nel terzo lavoro sulla lunga distanza della fascinosa artista nordica, una bellezza che ti prende, ti sfiora appena col suo manto ovattato e ti lascia inebetito, a cercare di scorgere una fisionomia in quella carezza di velluto, in quell'istante che sembra aver svelato il segreto dell'eternità. Risulta infatti complicato non pensare a quanto una simile musica riesca a essere a suo modo eterna, nel senso di fuori da ogni possibile catalogazione temporale, beatamente lontana da ogni attinenza con la più stringente attualità. Resta intatta la traboccante passione per i musical di Broadway e per le sofisticate romanticherie delle torch-song anni 50, nel solco dei quali Frida ha trovato la dimensione congeniale alla sua espressione artistica.
È però una passione che non si traduce fortunatamente mai in un'arida "operazione nostalgia", ed è questo che continua a garantire alla Nostra un livello qualitativo elevato, malgrado il ricorso a uno spettro di soluzioni non amplissimo.

Incurante di tutto questo, il pianoforte macina note su note delineando un pugno di canzoni magnetiche, sia che suoni in solitaria, sia che ad esso segua un corpo sonoro più articolato e sostanzioso. Nell'avvicendarsi di spensierate marcette e commoventi lenti, spesso corredati da sontuose orchestrazioni d'archi, la cantautrice riesce a mantenere intatto il filo del discorso, avallando una lodevole fluidità d'ascolto nonostante i notevoli stacchi narrativi. Perché "To The Soul" è essenzialmente un lungo susseguirsi di storie: la Hyvönen ha già dischiuso la propria anima al mondo, ha posto in un angolino ogni timore nei confronti della morte e adesso può (e vuole) reinventarsi come scaltra favolista, giocando con la formidabile espressività del suo mezzo soprano.

È un continuo passaggio tra oscurità e frangenti di luce, l'ennesima dimostrazione che un aut-aut tra bianco e nero è soltanto pura ingenuità: la comprova arriva fresca fresca dall'inappuntabile singolo di lancio "Terribly Dark", in cui sintetizzatori di esplicita matrice eighties si stagliano prepotenti assieme al memorabile ritornello in maggiore, che illustra scenari tutt'altro che edificanti. L'esatto opposto si verifica invece con la successiva "The Wild Bali Nights", in cui la felice occorrenza di un viaggio sull'isola indonesiana viene rivissuta con un tono che definire colmo di malinconia suona eufemistico. Ritorna un'altra volta il nome di Lekman, ma è impossibile non richiamare alla mente il suo sopraffino gusto per l'ironia, che si ripresenta frizzante anche nelle trame di questo lavoro. Da abile performer quale è, la Nostra ricorre a parametri compositivi ampiamente consolidati e ne altera totalmente le caratteristiche, rendendoli veicolo per inaspettate commistioni tematiche.

Profuma di epos la lunga "Farmor", melodrammatica romanza basata su una storia, altrimenti simile a tante altre, di una povera contadina che abbandona la fattoria di famiglia per cercare il proprio riscatto in città. Quello che a tutti gli effetti è invece un surreale, quanto un po' macabro, passaggio generazionale di mani (da intendersi alla lettera!) riesce in "Hands" a proporsi al contrario come la cosa più sublime, avvincente, finanche naturale di questo mondo, illustrata da superbi vocalizzi che ne potenziano il pathos. Non mancano poi ambientazioni più quotidiane e spiritose (perlopiù affidate ai tre brani sotto i tre minuti di durata), come toccanti ballate emozionali (sarebbe un delitto non fare una menzione speciale al travolgente climax di "Saying Goodbye"), tuttavia non si avverte mai un calo di tensione che sia uno, con la Hyvönen oramai esperta nel trovare anche nella più mediocre ordinarietà lembi di pura poesia. E per la vostra anima, credetemi, non c'è niente di meglio.



(29/05/2012)

  • Tracklist
  1. Gas Station
  2. Terribly Dark
  3. The Wild Bali Nights
  4. California
  5. Saying Goodbye
  6. Farmor
  7. Picking Apples
  8. Hands
  9. Enchanted
  10. Postcard
  11. In Every Crowd
  12. Gold
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