Mariee Sioux

Gift For The End

2012 (Almost) | psych-folk

La si dava oramai per dispersa, Mariee Sioux; è ormai passato un lustro da quando sommessamente si affacciava nel mondo della musica, fiancheggiata dalla fedele acustica e il flauto a ritrarre paesaggi di ammaliante e intimo stupore, smarrita tra le catene montuose e i boschi dei suoi avi. Da allora però d'acqua sotto i ponti ne è passata molta, e nonostante i rapporti d'amicizia con tanti volti conosciuti del circuito folk (prima tra tutte la californiana Alela Diane), il suo nome pareva indirizzato a rimanere legato indissolubilmente a quel magico momento. Quest'anno nuovi cenni di vita tornano a risvegliare l'interesse nei suoi confronti: la campagna che l'ha vista coinvolgere i suoi fan in una raccolta fondi per il recupero dei master di "Faces In The Rocks", il conseguente annuncio di un secondo capitolo e la collaborazione in un Ep con Sua Maestà Will Oldham hanno contribuito a ridestare dal torpore le attenzioni verso il suo personaggio schivo, una perfetta Linda Perhacs calata nel nuovo Millennio.

Dall'inquieta leggerezza della poetessa di "Parallelograms" la Nostra verosimilmente ha appreso molto, e non ne fa di certo mistero in questo "Gift For The End", che si snoda in otto canzoni compassate, dal sapore antico, interpretate con una grazia ieratica, contenuta, come se la voce si volesse ergere a tramite con gli spiriti degli avi. Senza dubbio l'astensione dal più consistente spettro sonoro dell'esordio, a favore di un'essenzialità acustica spinta (le uniche eccezioni rappresentate dal gioco di flauti in "Tule", in coda all'album, e dal fragile echeggiare del sintetizzatore in "White Fanged Foreverness), accresce la sensazione di assistere ad un rituale privato, a un intimo dialogo con i recessi più profondi della propria anima.

Intimo, sì, forse anche troppo. Al di fuori del più vivace picking di "Icarus Eye", le restanti tracce, nella loro psichedelia narcolettica, seguono un po' tutte lo stesso canovaccio, recitando mantra appena abbozzati nella struttura che si dipanano con lenta, flemmatica gradazione. Si potrebbe discutere all'infinito su quanto un lavoro di tal fatta preferisca puntare sull'atmosfera complessiva, sul senso di assoluto rapimento che vorrebbe trasmettere. Peccato tuttavia che l'insistito ricorrere ai soliti due-tre espedienti in fase di scrittura finisca col rendere i brani soltanto un'educata, quanto anodina, collezione di "psych-folk for dummies", incapace dei sussulti di tante sue colleghe (Fursaxa, Ichiko Aoba, Phaedra, per menzionarne alcune). Come succede ai prestigiatori alle prime armi, il trucco dietro a questi incantesimi fa presto a svelarsi.



Homeopathic

(25/05/2012)

  • Tracklist
  1. Homeopathic
  2. Ghosts In My Heart
  3. Old Magic
  4. Icarus Eye
  5. Swimming Through Stone
  6. White Fanged Foreverness
  7. Twin Song
  8. Tule
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