Redshape

Square

2012 (Running Back) | techno

Ritrovo la strada di casa dopo un milione di chilometri e l'acciaieria qui vicino non lascia molto spazio ad altro se non le proprie ombre, i propri colori alogeni e un odore di metallo caldo, una polvere che invade il quartiere con costanza ogni volta che il vento gira in questa direzione. La notte non è faccenda per niente, tirar fuori un paio di parole che sono una mareggiata, piove.
Redshape si muove solitario nel proprio viaggio andando a cercare qualcosa di organico e vivo, defilandosi dalle guerre del giro Sandwell, percorrendo un minimalismo isolazionista più vicino al recente Surgeon che sa piegarsi e scendere in mostruose profondità.

Non è incubo e non è morte, è notte in ogni forma e in forte sostanza, si descrive un mondo analogico tagliato con la necessaria discrezionalità, un mondo che echeggia di Orbital e Black Dog, di Monolake e di Drexciya, si stendono fondali celesti in cui la luce è quelle degli archi, dei bleep, in cui il battito del cuore sincronizza l'universo attorno e il suono pulisce l'aria, regala spazio.

Consapevolezza, innanzitutto. L’età che avanza e la voglia matta di perfezionarsi ad ogni sospiro paiono aver preso il sopravvento. Dietro la maschera si nasconde il volto di un uomo che punta a defilarsi nell’ombra. L’andazzo è mutevole ma conciso una volta intrapresa la direzione. Ci sono i gabbiani e il tastierone da luna piena (“Atlantic”), le pause amorfe (“Orange Clouds”) e il palleggio in cassa house “(Starsoup”), la martellata sbilenca (“Paper”) e la contemplazione del momento (“Landing”).

“Square” è un disco nerissimo. Diretto nei suoni e introverso nel modo in cui rifila le proprie alienazioni. Redshape è manipolatore cauto e laconico, talvolta asciutto. La sua musica suggerisce silenzio, permea in cavità nascoste. E quando prova a risalire in superficie agganciandosi a rime e sezioni meno opache, il risultato è comunque disorientante, mutevole e fottutamente androide (“Until We Burn”).

In questa sua seconda, magnifica opera, Sebastian Kramer è sceso ancora più a fondo. E da lì ha forgiato la sua techno. Nessuna paura. Nessun ostacolo. Solo tanto buio e quello strano calore che avvolge, stende e ammalia.

(01/10/2012)

  • Tracklist
  1. The Channel
  2. It’s In Rain
  3. Atlantic
  4. Orange Clouds
  5. Moods & Mice
  6. Starsoup
  7. Paper
  8. Landing
  9. Enter The Volt
  10. Until We Burn
  11. Departing
  12. The Playground (Square Version)
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