Wallis Bird

Wallis Bird

2012 (Rubyworks) | songwriter, acoustic rock, alt-folk

"You don't know shit, ain't it better, not to know it". Con un taglio auto-analitico si apre il sipario sul terzo album di Wallis Bird, cantautrice irlandese che con quest'omonimo si mette letteralmente a nudo, nei suoi pensieri, nelle sue convinzioni, nelle sue angosce. E non è certo un caso che per la prima volta appaia sulla copertina il suo volto, una fotografia in seppia a ritrarla con fare meditabondo, gli occhi chiusi pronti per un'altra riflessione. Storia già sentita? Almeno un milione di volte nell'ultimo decennio, vista la pletora di gentili fanciulle che ci hanno deliziato con il loro canto melodioso e con lo strumento di elezione, a impostare le coordinate della loro via prediletta alla musica. A dispetto di questo, e dell'inserirsi in un filone cantautorale, attualmente fertilissimo nella sua piovosa patria (basti pensare a nomi come Carol Anne McGowan, Lisa Hannigan, Laura Sheeran) la Nostra non ha niente a che spartire con nessuna delle sue colleghe, e per dei motivi ben precisi.

L'aver sottolineato, una volta esplicitamente, l'altra tra le righe, la provenienza della cantautrice non vuol essere una ripetizione fine a se stessa; e questo, perché il tessuto del disco sprizza irishness da tutti i pori. E non è soltanto una questione di pronuncia: nel sangue di Wallis circola la preziosa eredità del folk delle origini, come pure la sua rinascita in salsa punk, capeggiata da dei mostri sacri quali i Pogues. La percepisci, la respiri a pieni polmoni, questa fierezza tipicamente irlandese. Che si tratti del brio al fulmicotone nella melodia sincopata di "Encore" (singolo di lancio azzeccatissimo tra l'altro), della solenne coralità di "In Dictum", degli interventi di flauto sparsi un po' ovunque nel disco, l'effetto è quello di trovarsi catapultati di punto in bianco tra le verdi colline dell'isola, a rimettere a nuovo i fasti di un cerimoniale musicale che pare eterno.

Si commetterebbe però un errore a ritenere che nelle trame del lavoro si possa individuare soltanto una commossa riverenza nei confronti del ragguardevole patrimonio folk del suo paese. A prescindere dall'adozione di tonalità quasi integralmente acustiche, il peculiare linguaggio coniato da Wallis si addentra con la massima naturalezza anche nel pop-rock più sanguigno e viscerale, quello per intendersi, che ha fatto la fortuna di tante signore della canzone d'autore (da Alanis Morissette a Tori Amos, passando per la più recente KT Tunstall). Ampio si fa quindi il ventaglio delle soluzioni, tante quanti i lati dell'anima che si decide di esplorare negli undici racconti.
Senza impacci, e con una buona dose di maturità in più rispetto ai timidi esordi, la cantautrice, con la stessa schiettezza lancia messaggi in odor di femminismo ("You hunt food, and I make the babies, yeah I am so tired of that line"), declama, in un atto liberatorio, di non avere più interesse vero i misteri della morte ("But I'm still here, I'm still here"), diventa improvvisamente dolcissima interprete dell'amore (incantevole nella sua semplicità "Feathered Pocket").

Il concetto di "improvviso" occupa uno spazio importante nell'economia dell'album: principale indiziata per le inaspettate pieghe che prendono le canzoni è senz'alcuna ombra di dubbio la voce della Bird, ben più di un semplice veicolo per i testi, nella maggior parte dei casi vero e proprio valore aggiunto alle mutevoli dinamiche degli arrangiamenti. Ama alla follia la nuova consapevolezza di sé che ha conseguito, e ci tiene a ribadirlo in tutti i suoi aspetti (quanto in tutte le sue contraddizioni). Nel ciclo di pochissimi secondi, la ascoltiamo ruggire come una leonessa e attaccare immediatamente dopo con un registro più regolare, altrove recitare i suoi versi con fare più lirico e in altre circostanze ancora distrarsi con quadretti più primaverili e pimpanti, da cui sgorga, straripante, un autentico talento pop (si prenda come esempio la freschezza di "Heartbeating City").

Insomma, ve n'è veramente per tutti i gusti, senza che il disco risulti per questo motivo sfrangiato e privo di un filo conduttore. D'altronde, è pur sempre dell'essenza più intima di Wallis Bird che si parla, e per quanto lei tenti di confondere le idee sottoponendo all'ascoltatore volta volta diversi frammenti della sua identità, l'incredibile forza del personaggio conferisce una formidabile unitarietà al progetto. Amatela come se non ci fosse un domani.

(11/06/2012)

  • Tracklist
  1. Dress My Skin And Become What I'm Supposed To
  2. I Am So Tired Of That Line
  3. Encore
  4. Take Me Home
  5. In Dictum
  6. Ghosts Of Memories
  7. Heartbeating City
  8. Who's Listening Now
  9. But I'm Still Here, I'm Still Here
  10. Feathered Pocket
  11. Polarised
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