Così come era successo con “Homeostat” alla fine dell’anno scorso, gli ultimi giorni di questo 2012 vedono la pubblicazione di un nuovo Ep da parte dei Won James Won.
Presentato come un “aural produkt”, “ГЕНШТАБ ДЕСБОТ” (“Genshtab Desbot”) non tradisce lo spirito più sperimentale e incompromissorio della coppia Smirnov-Kubovsky, anche se i risultati, va detto, non sono all’altezza del loro passato.
Pur rivivendo, infatti, in queste quattro composizioni, lo spirito dissacrante dell’inafferrabile “Tol’s Toy”, è chiaro che i due musicisti russi continuano a trascinarsi dietro una certa stanchezza in fase di composizione, evidente soprattutto nei collage dadaisti di “Azbuka Mozorra” e “Sobitie”, spesso e volentieri inconcludenti. Più riconoscibili e digeribili, il volo dronico di “Vizantip” e il mix di elettronica informale e harsh-noise di “Kozhaniy Zond” aggiungono davvero poco a una discografia che, altrove, ha saputo regalare momenti davvero indimenticabili.
27/12/2012
Il demoniaco "montaggio delle attrazioni" nel capolavoro della band russa, targato 2006
Raccolta di outtake e registrazioni dal vivo per il folle collettivo russo
Nuovi pandemoni post-moderni per i terroristi sonici russi
La compagine russa torna con un Ep di cinque brani, aspettando il prossimo disco
Una "dramaturgic magna-opus" per il ritorno della formazione russa
L'inafferrabile duo russo ritorna con un concept sulla psico-violenza
Nuovo dispaccio dal quartier generale del duo russo, tra esperimenti e beat electro
Secondo live per il collettivo russo, nel solco di una sperimentazione rock a 360°
Un ritorno decisamente sottotono per il progetto di Tikhon Kubov e Danila "Muscular" Smirnov
La popstar tedesca trova finalmente la quadra grazie a un tuffo profondo nell'universo sonoro hyperpop
Songwriting robusto e dream-pop che guarda molto da vicino ai grandi del genere nell'esordio della band londinese
L'album dei ricordi dell'ex War On Drugs non sfugge ai cliché
Coerenza e immutata credibilità per un ritorno atteso quindici anni
Dalle notazioni di Sylvain Chauveau prende le mosse un itinerario elegiaco di suono e silenzio
Una musica evocativa che non ha niente da dire - e dunque lo dice, così che rifiutando d'esserlo sia poesia come serve a noi
Arrivati al sesto disco, i danesi virano verso inedite inclinazioni alt-country e psychobilly
Meno frontale, molto collettivo: un lavoro di transizione ricco di intuizioni e contraddizioni